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lunedì 31 dicembre 2012

La violenza si scatena contro le donne

In un anno due vittime per omicidio, e una terza ridotta in fin di vita. I palloncini rossi per dire no 

BOLZANO Il 2012 è stato un anno terribile in Alto Adige sul fronte della violenza alla donne: due donne assassinate, una ridotta in fin di vita, e decine di denunce per botte e maltrattamenti tra le mura domestiche. La sera del 19 giugno, Erna Pirpamer, 66 anni, parrucchiera in pensione, viene accoltellata a morte sotto casa a Merano. L’assassino è il suo ex convivente, Aouichaoui Boubaker, 32 anni, tunisino. Punita, perchè non voleva vederlo più. Pochi giorni dopo centinaia di donne scenderanno in piazza a Merano e Bolzano, liberando in cielo decine di palloncini rossi in memoria delle vittime del femminicidio. Ma la mattanza non è finita. Il 9 settembre, una domenica all’alba, viene uccisa in via Macello ai Piani con 15 coltellate Svetla Fileva, una giovane bulgara di 30 anni che si prostituiva da tempo ai Piani. L’assassino è un meranese di 19 anni, Kevin Montolli. Una furia bestiale, la cui molla resta ancora oscura. Una furia come quella che la notte tra il 26 e il 27 novembre arma la mano di Paul Johann Oberkofler, che a Lutago prende a martellate in testa la moglie Brigitta Steger, 42 anni, riducendola in fin di vita. Lei voleva divorziare dopo una serie di infinite violenze. Brigitta lotta ancora in un letto d’ospedale. Di fronte a tanto sangue, la giustizia tenta di fare il suo corso. Il 9 novembre Stefan Kiem viene condannato a 7 anni per aver massacrato a martellate la suocera, Rosa Reiterer, 75 anni. Ma la corte gli riconosce la semi-infermità.
Alto Adige 31-12-12

Addio grande donna Ci lascia in eredità impegno e coraggio

La scienziata se n’è andata serenamente a 103 anni Poche ore prima della morte era al lavoro nel suo studio

Rita Levi Montalcini è morta ieri nella sua casa di Roma. Aveva 103 anni. Ha lavorato ai suoi studi fino alle 21 di sabato sera, nella piccola camera dove passava gran parte del suo tempo. Ieri poco prima di pranzo aveva avvertito i suoi collaboratori di non sentirsi troppo bene, i domestici si sono allontanati per qualche minuto per recarsi in farmacia, ma al loro ritorno il premio Nobel era già morta. Oggi la camera ardente al Senato, dalle 13,30 alle 21.00. al Senato. Parteciperanno il Presidente della Repubblica G Le esequie avranno luogo il 2 gennaio a Torino in forma privata.
di VITTORIO EMILIANI Con Rita Levi Montalcini scompare a 103 anni una delle più importanti e innovative figure di scienziato del nostro tempo, uno dei pochi premi Nobel italiani, una delle rare donne giunte da noi ai vertici della ricerca. Lo scrittore Primo Levi, torinese come lei, la definì, felicemente, «una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa». Sempre appropriata nel vestire, nell'atteggiarsi, nel parlare. Quando era senatrice a vita, dall'estrema destra, fra insulti e derisioni, le giunse l'offerta di un paio di stampelle. «In pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche» e «del tutto indifferente agli ignobili attacchi», avrebbe espletato, assicurò, le funzioni di voto fino in fondo: non le serviva alcuna stampella. Concluse sferzante: «A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria». Rita Levi Montalcini era figlia di Adamo Levi ingegnere elettrotecnico e matematico e della pittrice Adele Montalcini, con una sorella gemella, Paola, pure pittrice e un fratello maggiore, Gino, anch'egli pittore e scultore. Famiglia molto stimata in quella Torino dove la borghesia ebraica, colta e impegnata, aveva un ruolo importante dopo la "parificazione" voluta da Carlo Alberto. Con una forte moralità che si sposava alla «mancanza di animosità e ad una naturale tendenza ad interpretare fatti e persone dal lato più favorevole». Con un laicismo di fondo che rendeva le sorelle Levi prive di paraocchi, tenaci nel perseguire studi e ricerche. Quando l'amata governante viene colpita dal cancro, la ventenne Rita decide, nonostante l'avversa opinione del padre, di iscriversi a Medicina a Torino. Avrà quale maestro un altro Levi, Giuseppe, padre della scrittrice Natalia Ginzburg, istologo, e come compagni Salvador Luria e Renato Dulbecco futuri Nobel, che il professor Levi istrada alla ricerca col metodo, insolito per l'Italia, della coltura in vitro. Dopo la laurea, si specializza in neurologia e psichiatria. Di fatto quando cade sugli italiani ebrei la mazzata delle infami leggi razziali. Comincia una vera odissea. Espatria in Belgio per proseguirvi le ricerche neurologiche. Ma nel '40 il Paese è invaso dai nazisti. Rientra clandestinamente a Torino allestendo un laboratorio prima in casa e poi, dopo i pesanti bombardamenti, nella campagna astigiana. Lavora già alla problematica dei centri nervosi che rimarrà per lei dominante. L'intera famiglia, dopo il '43, fugge a Firenze, di nascondiglio in nascondiglio, in case di amici, fino alla Liberazione. Con enorme sforzo fisico e psichico la ricercatrice cede il passo al medico: si occupa di tutto, anche «portantina e infermiera». Nel dopoguerra il salto decisivo di qualità alla Washington University di Saint Louis nella ricerca sui neuroni, sugli agenti della crescita nervosa. Ricerca che, assieme al biochimico Stanley Cohen, suo allievo, la porterà nel 1986 al Nobel. Rita Levi Montalcini destina una parte consistente del premio alla costruzione di una nuova Sinagoga a Roma, pur continuando a dichiararsi laica, atea. Ecco un altro carattere distintivo di questo personaggio straordinario: cittadina del mondo, libera da ipoteche di tipo teologico o ideologico. Con una eccezionale attitudine al fare, all'organizzare, ovunque vada: al CNR, alla presidenza dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Non c'è campagna umanitaria che non la veda presente e attiva, nonostante la grave maculopatia che le toglie purtroppo la vista. Eppure non ha mai cessato, si può dire, di testimoniare presso i giovani la necessità di non farsi «ipnotizzare» dalla tv, di praticare, assieme allo studio, sport e giochi capaci di stimolare la capacità creativa. Fino all'ultimo li ha esortati così: «Pensate al futuro che vi aspetta, non temete le difficoltà, io ne ho passate molte e le ho attraversate senza paura».
Alto Adige 31-12-12

mercoledì 19 dicembre 2012

Assicurazioni, basta sconti alle donne

TARIFFE UNISEX»STOP AI “PREMI” DIFFERENZIATI 

di Davide Pasquali
BOLZANO Per rispettare una sentenza della Corte di giustizia europea, da venerdì le compagnie assicurative non potranno più applicare premi differenziati per genere, ossia diversi fra maschi e femmine. Tradotto: le assicurazioni dovranno offrire tariffe unisex, uguali per uomini e donne. Anche in Alto Adige la novità comporterà svantaggi per le donne, in particolare riguardo alle polizze Rc auto, dove al momento pagavano meno dei colleghi maschi. Le più penalizzate in assoluto saranno le donne giovani, under 26. Ma rincari sono in arrivo anche per il ramo vita, le polizze infortuni e malattia eccetera. Non esistono dati globali, le filiali bolzanine delle compagnie assicuratrici sono alquanto restie a fornire tabelle ufficiali, anche perché si è in attesa degli attuari per il 2013, ma con ogni probabilità si andrà verso un riallineamento al rialzo. Ossia, tendenzialmente, non si applicheranno pure agli uomini gli sconti attualmente validi per le donne, quanto piuttosto si alzeranno i premi a queste ultime. E se il Ctcu parla di possibili rincari medi del 25%, qualche bolzanino si è visto proporre aumenti del 46%, da un giorno all’altro. Tutto nasce da una direttiva del Consiglio europeo del 2004, che sancisce il principio di parità di trattamento fra donne e uomini nell’accesso ai beni e ai servizi; all’epoca la norma aveva comunque ammesso una serie di eccezioni, in particolare nel settore assicurativo, dove la discriminazione tariffaria tra i sessi era ammessa, purché basata su osservazioni statistiche documentate, e con esplicito divieto alle imprese di assicurazione operanti nel ramo malattia di applicare differenze di premio in relazione ai costi della gravidanza e della maternità. Da un ricorso sollevato da Test Achat, una agguerrita associazione di consumatori belga, è scaturita nel marzo 2011 una sentenza della Corte di giustizia europea, il Test Achat Ruling, il quale stabilisce che nell’accesso ai beni e servizi dei cittadini europei deve sussistere una sostanziale parità di trattamento fra uomini e donne, senza eccezioni di nessun tipo, neanche per i prodotti assicurativi. Dunque, adesso le compagnie dovranno applicare (per i nuovi contratti) delle tariffe indifferenziate per sesso. A prima vista, per le donne sembrerebbe una ulteriore conquista. In realtà, nel mondo assicurativo le tariffe praticate si basano su criteri statistici, ed è un fatto oggettivo che la variabile sesso sia una fattore di selezione e valutazione preventiva dei rischi da parte dell’assicuratore. Le donne infatti, altoatesine comprese, vivono più a lungo degli uomini, hanno una condotta di guida che provoca meno sinistri e subiscono meno infortuni sul lavoro o nella vita privata. Da queste constatazioni, fino ad oggi era derivato un vantaggio per le donne, che di fatto si traduceva in un premio assicurativo da pagare più basso di quello degli uomini di pari età, con sconti che secondo studi di settore potevano arrivare fino al 30% per la Rc auto e addirittura fino al 50% per una copertura in caso di morte. Le tipologie di contratti ora interessate dai rialzi riguardano il ramo vita, le polizze infortuni e malattia, i contratti di Rc auto. Questi ultimi oggi rappresentano la polpa del cosiddetto portafoglio differenziato per sesso. Tradotto, sarà proprio nel ramo auto che si avvertiranno con maggiore pesantezza gli effetti economici della parificazione. Per ora saranno le donne ad avere la peggio, specie le giovani, neopatentate, che ora verranno parificate ai colleghi maschi, la cui condotta di guida è considerata in media assai più spregiudicata.

Rc auto, «stop al tacito rinnovo»  
Bianchi (Generali): occhio alla scadenza, non valgono più i 15 giorni 

BOLZANO La vera novità, per gli assicuratori bolzanini, è però un’altra: dal primo gennaio 2013, ossia fra poco più di dieci giorni, non varrà più il tacito rinnovo dell’assicurazione Rc auto. Lo precisa Christian Bianchi, delle assicurazioni Generali. «Fino al 31 dicembre vale ancora, ma dal primo gennaio 2013 non ci sarà più il tacito rinnovo. Ovverosia non ci saranno più i 15 giorni di tempo per rinnovare il contratto Rc auto con la propria compagnia». Una copertura che permetteva di circolare comunque, senza incorrere in problemi, per due settimane dopo la data di scadenza. «Da inizio 2013, la polizza scade alle ore 24 dell’ultimo giorno. Da quel momento in poi non si è più coperti». Lo ha deciso il governo Monti, il 18 ottobre scorso, per adeguarsi alle norme europee. «In caso di sinistro successivo alla scadenza, l’assicurazione non paga e in caso di controllo stradale si rischia il fermo o il sequestro del mezzo». Alcune compagnie, come Generali, Toro e Ina Assitalia, copriranno a loro spese il tacito rinnovo, ma solo per un periodo di interregno, per far digerire la novità, poco nota alla clientela. Pare siano in panne anche i vigili urbani, che chiamano gli assicuratori per chiedere lumi.(da.pa)
 Alto Adige 19-12-12

sabato 8 dicembre 2012

“Donne d’arte” al Trevi, oggi e domani aperto

BOLZANO Nel cerchio dell’arte è l’ambiente multimediale che dal 12 novembre al Centro Culturale Trevi offre a tutti gli studenti e a tutti i cittadini la possibilità di compiere inconsuete esplorazioni della storia dell’arte. Storie dell’arte a ritroso in una video immersione a tutto tondo è infatti il sottotitolo dell’iniziativa offerta dalla Provincia di Bolzano tramite la collaborazione dei dipartimenti Cultura e Scuola in lingua italiana. L’allestimento, che fino a febbraio 2013 è dedicato al tema della figura femminile nella storia dell’arte con il titolo Donne d’arte, è stato ideato al fine di sfruttare la natura ibrida delle nuove tecnologie proponendo rinnovamenti periodici dei contenuti. Il percorso si articola in tre momenti, ognuno dei quali costituisce una tessera definita all’interno di un progetto connotato da equilibrio e attenzione ai dettagli. L’immersione ha inizio nel cerchio, uno schermo circolare dove si assiste a una proiezione a 360 gradi che, avvolgendo completamente il visitatore e innescando un piacevole effetto di disorientamento, permette di osservare un centinaio di opere d’arte, accostate per assonanza estetica e tematica. La proiezione, come la maggior parte dei contenuti, è stata declinata in due versioni, per bambini e ragazzi fino ai 15 anni e per le persone di età superiore. A seguire, una sezione rivolta all’approfondimento interattivo con tavoli multi-touch, e parete interattiva. A conclusione, il piacere di conoscere due autentiche “donne d’arte”, le sculture Santa Barbara di Andrea Brustolon e Laura di Pawel Althamer, in prestito dal Museo Diocesano di Bressanone e da Museion di Bolzano. Peculiare a quest’ultima fase è la possibilità di esplorare gli originali in realtà aumentata su iPad. A corredo della visita, libera e accessibile negli orari pomeridiani del Centro Trevi e al mattino per le classi di studenti prenotando al 0471 411448, una programmazione che comprende le aperture straordinarie di oggi e domani dalle 10 alle 18.
Alto Adige 8-12-12

lunedì 3 dicembre 2012

Le volontarie Lilt raccolgono fondi per i mini-alloggi per le pazienti

di Luca Loperfido

BOLZANO «Da vent’anni siamo riuscite a creare il gruppo delle donne dal fiocco rosa, che non solo ha aiutato chi come noi in passato ha dovuto affrontare questa difficoltà, ma ha dato forza e coraggio soprattutto a noi». Aida Zanoni, una delle coordinatrici della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) di Bolzano, conosce il dolore e le problematiche delle ragazze più o meno giovani che le stanno intorno, perché li ha vissuti sulla sua pelle. Con lei molte altre volontarie ogni giorno aiutano, sostengono e parlano con chi è in un momento di difficoltà cercando di capire ed aiutare. Dal 1992 ad oggi nella sede di Bolzano, il gruppo di sostegno delle donne dal fiocco rosa con grande entusiasmo e forza di volontà riesce «a ridonare la gioia di vivere» e «la forza di superare il cancro». Le volontarie della LILT assistono quotidianamente e gratuitamente, a casa e al San Maurizio nel reparto di Oncologia, i malati di tumore; organizzano ogni giovedì pomeriggio presso la sede di piazza Loew-Cadonna (0471-402000) incontri e danno supporto psicologico. «Grazie al sostegno e l’amore del gruppo - racconta Adriana, una delle volontarie da oltre 16 anni - sono riuscita a superare il tabù della malattia, a condividere ed ascoltare esperienze di altre donne che sono o sono state nella mia situazione» «Con la complicità del volere e del sostenerci a vicenda dal 1992 - racconta Esterina, membra del gruppo da oltre 20 anni ed ex coordinatrice - siamo riuscite a farci conoscere e piano piano il passa parola ci ha permesso di costituire questo gruppo di donne, che ogni giovedì parla con grande coscienza, affetto e familiarità delle problematiche, che una donna con il cancro al seno deve affrontare ogni giorno». La lega è attiva su più fronti e grazie al sostegno delle volontarie è in grado di proporre molteplici attività, che vanno dalla gita di 15 giorni al mare all’incontro pomeridiano. Il gruppo cerca di autosostenersi e di autofinanziarsi con piccoli lavori di artigianato, che vengono venduti ogni anno in occasione del mercatino di natale (stand in piazza del Grano) vendono i propri lavori. I fondi ricavati vengono utilizzati per acquistare minialloggi da offrire gratuitamente ai malati che non abitano a Bolzano e che devono affrontare periodi di cura all’ospedale di Bolzano in Ematologia e in Oncologia.
Alto Adige 3-12-12

giovedì 29 novembre 2012

OGNI 3 GIORNI UNA DONNA VIENE UCCISA

Nei dodici anni di attività l’associazione Gea, che gestisce il Centro d’ascolto antiviolenza e la Casa delle donne di Bolzano, ha dato consulenza ad oltre 1700 donne. 

Quasi tutte erano vittime di violenza domestica, all’interno della propria casa per mano delle persone con cui convivevano, marito o ex marito, fidanzato, padre, fratello. Questo dato è importante perché sfata l’idea diffusa che il posto più pericoloso per le donne sia la strada. Accettare questa realtà è difficilissimo, perché va a minare le certezze delle relazioni umane più significative, i legami più sicuri, con le persone che dovrebbero godere della nostra più totale fiducia. La violenza domestica si esprime in maltrattamenti fisici, psicologici, sessuali, economici, spessissimo i figli e le figlie assistono inermi. Le donne che la subiscono sviluppano un forte senso di paura, di perdita del proprio valore, senso di colpa, di vergogna. Temono di non essere credute, anzi spesso sono certe di non esserlo, perché loro stesse faticano a credere di vivere questa terribile realtà. Si sentono rinchiuse in una gabbia senza via d’uscita, la disperazione ha il sopravvento. Il lavoro dei Centri antiviolenza è fondamentale per rompere questa spirale, per permettere alle donne di riacquisire fiducia in se stesse. La violenza domestica non può essere vista solo come un problema della singola donna, è una piaga che interroga la nostra società e la nostra cultura. Le cifre parlano da sole, a livello mondiale la violenza sulle donne è considerata la prima causa di morte, più del cancro o di altra malattia, per le donne tra i 16-44 anni, in Europa una donna su 5 vive con partner violento (unione europea 2000) e secondo l’organizzazione mondiale della sanità 1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente, 1 donna su 4 ha subito violenza durante la gravidanza. Quest’anno in Italia 115 donne sono state uccise ossia una donna ogni 3 giorni, ogni 60 ore. Sono cifre spaventose, che la collettività tende a rimuovere. La stampa e i media contribuiscono a rompere il silenzio sulla violenza contro le donne e i minori, ma i casi di cronaca vengono spesso presentati come momenti di follia, isolati ed eccezionali. La realtà con cui si confrontano quotidianamente i centri antiviolenza purtroppo è un’altra. La violenza è la punta di un iceberg, disvela un mondo che non è abitato da strani uomini pazzi, ma da uomini comuni prigionieri di una cultura che ancora concepisce il rapporto tra uomo e donna essenzialmente come un rapporto di potere, un potere che non si vuol perdere e non si sa mettere in discussione. Gabriella Kustatscher Presidente associazione Gea centro di ascolto antiviolenza e casa delle donne
Alto Adige 29-11-12

mercoledì 28 novembre 2012

SULLE DONNE UNA VIOLENZA SENZA FINE

di Giuseppe Raspadori

Mentre a Bolzano una donna è morente all'ospedale colpita a martellate dal marito, un'altra a Trento esce dal silenzio della subalternità e racconta ai carabinieri anni di convivenza e di maltrattamenti. Tutto questo quando sono trascorse ventiquattr'ore appena dalla giornata di domenica 25 novembre “contro la violenza sulle donne”, col dato mostruoso di 130 donne uccise all'anno, una ogni tre giorni.
Una punta di un iceberg invero, visto che il maggior numero di interventi delle forze dell’ordine (più di tre al giorno solo a Trento) avvengono per sedare i litigi negli interni famigliari, per lo più, ovviamente, a scapito delle donne. Attorno a questi dati è stata celebrata la giornata “contro” di cui dicevo che ha messo in evidenza, sinteticamente, tre indicazioni/parole d’ordine: l’importanza che le donne abbiano a denunciare subito le prevaricazioni (e non dopo cinque, dieci, vent’anni); la necessità che forze dell’ordine, magistratura, legislatori pongano più attenzione e competenza nel recepire e trattare le denunce delle donne; gli investimenti che lo Stato e gli enti locali devono disporre per favorire centri anti-violenza, alloggi protetti, avvocati, sussidi, lavori, miniappartamenti, ecc. per le donne che hanno il coraggio di denunciare i propri despoti. Ok, apparentemente tutte cose di buon senso, nulla da dire. Io però, qualche perplessità ce l'ho. Innanzitutto nei confronti delle tante nostre giornate “contro”. Contro il fumo, la guerra, l’omofobia, il razzismo, ed anche contro la violenza sulle donne. Non mi convincono in genere. Noi siamo uno strano paese, che funziona male, pieno di difetti, molto più di ieri e meno di domani, che però sa descrivere sempre molto bene le proprie magagne. Ci sono perfetti narratori di qualsiasi crisi, non solo economica, e che, con l’esercizio semplice della descrizione, ottengono largo consenso, applausi e voti. Poi, per il cambiamento, si fa presto: manifestiamo in piazza ! In piazza, in piazza, a protestare, perché così siamo di sinistra, “se non ora quando”, siamo tanti, siamo forti, siamo vecchi combattenti. Anzi, meglio ancora, secondo il costume della chiesa di dedicare ogni giorno a un santo, noi che siamo laici ogni giorno lo dedichiamo al rituale di un “contro qualcosa” per esorcizzare così qualsiasi malanno. Come se dipendesse sempre da qualcun altro. Sono critico su questo, e, nonostante tutto quel che è successo in queste ultime ventiquattr'ore anche su come viene trattato il tema della “violenza sulle donne”. Se allarghiamo lo sguardo sullo stato delle relazioni uomo-donna, vediamo e dobbiamo aggiungere la grande guerra in corso delle separazioni e dei divorzi che, come abbiamo scritto altre volte, mobilita stuoli di avvocati, giudici, assistenti sociali, psicologi, psichiatri, educatori, tribunali dei minori, ingrossando ed enfatizzando al massimo le fila ed il clima di conflitto, ampliando le aggressività e i rancori, i desideri di vendetta, i ricatti più subdoli, le difficoltà economiche a volte disperanti. Ebbene io credo che a monte di tutto ciò, femminicidi compresi, ci sia una società che stenta moltissimo a trovare le coordinate delle relazioni sentimentali in un'epoca in cui l'evoluzione e l'affermazione della propria individualità si coniuga con la libertà e con la necessità di rivedere le mappe valoriali dei rapporti di coppia. Quello che avviene è che c'è un arretrato culturale gigantesco, una difficoltà ad abbandonare vecchi schemi di idealizzazione della vita a due, obsolete pretese di “la piasa, la tasa, la staga a casa”, di “capifamiglia” del bel tempo che fu, della necessità di profonda considerazione della parità di ruoli e, ancora, di liberarsi della tragica semantica del “fallimento di una vita” ogni volta che termina una relazione amorosa. Insomma, c'è oggi una incomunicabilità assai maggiore di quella dei tempi di Pirandello o di Antonioni, e serve a poco fare giornate “contro”, assai di più servirebbe riflettere sui cambiamenti e promuovere giornate di incontro, di confronto, di dibattiti. Per non continuare a vivere nel presente con la testa nel passato. E consegnare i propri sogni all'ira quando scopri che il presente è assai diverso dal passato.
Giuseppe Raspadori
Alto Adige 28-11-12

lunedì 26 novembre 2012

La corsa dei 1.300 «No alla violenza»

Grande partecipazione alla prima marcia per difendere le donne Esauriti i pettorali, anche tanti uomini alla partenza al Museion 

di Susanna Petrone
BOLZANO In Italia ogni sessanta ore muore una donna. Muore per mano di un marito, un ex fidanzato, un compagno, un padre, un fratello. Muore davanti agli occhi dei figli, su un pavimento freddo, per strada, mentre va a lavoro. E non succede “solo” altrove. Succede anche in Alto Adige. Per non parlare delle donne che giorno dopo giorno vivono sulla propria pelle la violenza fisica, psicologica, economica. Quelle donne che vengono umiliate da uomini che dicono di amarle. Ma dove c’è violenza non può esserci amore. Dove ci sono maltrattamenti, non c’è affetto. Per questo motivo la Rete-antiviolenza, nata tre anni fa a Bolzano, e il Comune ieri hanno deciso di lanciare un segnale forte e chiaro: «Basta con il femminicidio». Hanno dato vita alla prima corsa cittadina, proprio nella giornata mondiale contro la violenza alle donne. Ma nessuno poteva immaginare che avrebbe avuto un successo così grande. Oltre1.300 bolzanini, infatti, si sono presentati per prendere parte alla manifestazione. C’è chi ha dovuto correre senza pettorina, visto che i numeri sono andati esauriti. Alle 9, davanti al Museion erano già in centinaia. E tanti bolzanini a fare il tifo lungo il percorso di 5 chilometri. Alle 10.18, infine, la partenza. Tutti di corsa verso le passeggiate del Talvera, per raggiungere il centro e poi tornare al Museion. I partecipanti. Molti gli sportivi che hanno gareggiato per garantirsi un posto sul podio, dedicato all’ispettore Mario Morgavi, morto a maggio in un incidente stradale. Morgavi faceva parte della Rete-antiviolenza, si occupava dei crimini contro le donne. La stragrande maggioranza degli iscritti, però, erano cittadini normalissimi: famiglie intere, “armate” di passeggini e cani al seguito, nonni con i nipotini, amiche del cuore, compagni di classe, club di tifoserie calcistiche. E poi c’erano anche loro: oltre duecento poliziotti. Hanno partecipato per onorare l’amico scomparso. Per non parlare dei bambini, entusiasti di correre, di partecipare, di far parte di una manifestazione così colorata e gioiosa. Ed è stato un successo proprio grazie a tutti loro, grandi e piccini. Le motivazioni. «Abbiamo deciso di partecipare, perché non è possibile che nel 2012 ci siano ancora donne che muoiono solo perché hanno deciso di chiudere una storia», raccontano le tre amiche Marina, Erika e Francesca. Intanto, all’interno del Museion, centinaia di persone sono ancora in coda per iscriversi. Ci sono anche i due magistrati Igor Secco e Donatella Marchesini. Soprattutto quest’ultima non poteva e non voleva mancare, visto che si occupa quasi esclusivamente di casi di maltrattamenti e pedofilia. «Non sono una che corre - spiega una donna con un cucciolo Rottweiler -. Ma è un evento importante e quindi, con mia figlia, abbiamo deciso di prenderne parte». Tante le donne con passeggino che non hanno voluto mancare alla manifestazione: «Non vinceremo - dice ridendo una giovane mamma -, ma possiamo dire di esserci stati. La violenza è un problema serio e va affrontato». Gli organizzatori. Entusiasti gli assessori comunali Patrizia Trincanato e Mauro Randi. «È bellissimo vedere tutte queste famiglie riunite qua oggi per dire no alla violenza alle donne», spiegano. Tra gli organizzatori ci sono le associazioni Gea, Haus der geschützten Wohnungen, Donne Nissà, le forze dell’ordine, i servizi sociali, il pronto soccorso, gli alpini dei Piani, il Goer, l’intendenza scolastica italiana, gli Scout sezione Cngei, la Uisp. Numerose le associazioni che hanno preso parte. Tra queste, la «Poli Ale», che sostiene la donazione del midollo osseo.
Alto Adige 26-11-12

domenica 25 novembre 2012

INSIEME PER DIFENDERE LE DONNE

di Christopher Prentice*
Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Per il Regno Unito è una ricorrenza ancora più importante del solito. 
Il governo britannico ha infatti deciso di porsi in prima linea nella lotta alla violenza sessuale nelle zone di guerra, un’atrocità dei tempi moderni che colpisce milioni di persone, soprattutto donne e bambini, e che sarà al centro dei nostri impegni per il mandato di presidenza del G8 nel 2013. La violenza su donne e bambini assume forme diverse ed è ampiamente diffusa in tutto il mondo, compresi i Paesi occidentali, in cui continua a rappresentare una problematica seria. È proprio nei Paesi dell’Unione europea, infatti, che il 40-50% delle donne è costretto a subire avance sessuali e contatti fisici indesiderati, nonché altre forme di molestie sessuali sul luogo di lavoro. A livello mondiale, i dati disponibili parlano di una vera e propria pandemia: circa il 70% delle donne subisce violenze sessuali almeno una volta nella vita. Queste sono perpetuate, nella maggior parte dei casi, dai mariti, dai compagni o da persone di loro conoscenza. Diverse rilevazioni effettuate a livello internazionale mostrano che la metà delle donne assassinate è vittima del marito o del compagno. La Banca Mondiale rivela che nella popolazione femminile d’età compresa fra i 15 ed i 44 anni i casi di violenza provocano complessivamente un numero di decessi e disabilità maggiore rispetto a tumori, malaria, incidenti stradali e guerre messi assieme. Ciò che appare ancora più grave, ma meno evidente, è che le violenze sessuali hanno effetti devastanti sulla vita di una persona a lungo termine e riescono a dividere intere comunità, arrestandone spesso la crescita. Considerata in passato una conseguenza inevitabile delle guerre e dei conflitti, qualcosa che accade quando legge e ordine vengono spazzati via, la violenza sessuale ha finora occupato un ruolo marginale negli accordi di pace o è stata considerata come una problematica di dimensioni troppo vaste per essere risolta. È ora che questa prospettiva cambi. Sappiamo che lo stupro e la violenza sessuale vengono deliberatamente e sistematicamente usati in guerra esattamente come le armi tradizionali. Lo scopo è quello di terrorizzare i civili, umiliare, ferire e distruggere interi gruppi etnici, religiosi o politici, in maniera sommaria, silente e devastante. Accettare che lo stupro sia parte del ciclo della guerra significa consegnare centinaia di migliaia di persone a un destino terrificante. Il Regno Unito è deciso a condannare il ricorso allo stupro come arma di guerra e ritiene che sia arrivato il momento per scuotere l’opinione pubblica internazionale ed unire gli sforzi di tutti i Paesi, compresa l’Italia. Il mio governo si sta impegnando, in particolare, sull’attribuzione delle responsabilità e sul sistema di giustizia, in modo che aumenti il numero dei casi perseguiti legalmente. Si tratta di un campo in cui vi è stata fino ad oggi un’evidente mancanza di volontà politica, per cui riteniamo che Paesi come Italia e Regno Unito possano fare la differenza agendo insieme per sconfiggere la cultura dell’impunità. Un dato su tutti per capire le proporzioni del fenomeno: solo 30 persone sono state condannate fino ad oggi per gli oltre 50.000 stupri commessi durante il conflitto in Bosnia negli anni '90. Proprio in questi giorni è nelle sale cinematografiche italiane un film ambientato tra Roma e Sarajevo negli anni dell’assedio alla città che, attraverso la storia delle due protagoniste, aiuta a cogliere il legame tra la brutalità della violenza subita ed il bisogno di garantire rispetto, diritti e autodeterminazione alle donne, in ogni circostanza. Riteniamo questa una sfida di fronte alla quale la nostra generazione ha la responsabilità di non sottrarsi, a partire dalla ferma opposizione al ricorso allo stupro e alla violenza sessuale come arma di guerra. In qualità di presidente del G8 per il 2013, il Regno Unito farà il possibile per condurre alcuni dei Paesi più potenti della Terra, tra cui l’Italia, ad assumersi nuovi impegni, anche nell’ambito di altre importanti organizzazioni internazionali, come l’Unione europea e la NATO. Più ampia sarà la consapevolezza e la partecipazione, maggiori saranno le possibilità di vincere questa sfida. 
Alto Adige 25-11-12

sabato 24 novembre 2012

Violenza, 653 donne chiedono aiuto

«Nel 75% dei casi la causa è il partner o l'ex partner, ma anche il padre. Dobbiamo alzare la voce» 

di Valeria Frangipane
 BOLZANO Si fa un gran parlare di donne emancipate e ci si dimentica troppo spesso di tutte quelle che - anche in Alto Adige - vengono picchiate e maltrattate dai mariti, dagli ex compagni, dagli amici e dai padri. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in tutta la provincia nell’ultimo anno 653 donne (389 altoatesine, 197 provenienti da paesi Ue ed extra Ue e 57 non identificate) hanno trovato la forza di chiedere aiuto ai centri antiviolenza per informazioni legali, consulenza specializzata e sostegno. Di queste 411 l’hanno fatto per la prima volta. Ricordiamo anche che negli ultimi mesi 102 donne e 101 bambini sono stati costretti ad abbandonare la casa nella quale vivevano per evitare violenza fisica e psichica e sono stati accolti nelle 41 unità abitative gestite dal servizio Casa delle donne. L’assessore. L'assessore alla famiglia Richard Theiner in occasione della Giornata contro la violenza al femminile, che ricorre domani ha presentato l’opuscolo “Anche tu puoi fare qualcosa” all’interno del quale sono indicati i numeri verdi gratuiti di tutte le case delle donne (attivi 365 giorni all'anno, 24 ore su 24) e gli indirizzi di contatto per chi cerca sostegno ed informazioni (l'opuscolo sarà ora distribuito presso i servizi delle Case delle Donne e può essere scaricato anche dalla rubrica pubblicazioni al sito www.provincia.bz.it/politiche-sociali). «Il problema è reale - precisa Theiner - e non degno di una società civile è necessario, pertanto prendere posizione e non distogliere lo sguardo». L’assessore ricorda anche come nel 75% dei casi che il maltrattatore è il partner o l'ex partner, ma anche il padre. La violenza non fa soffrire solamente le donne colpite, ma provoca anche costi alti per la società e per le casse pubbliche: costi per la polizia, la giustizia, per le strutture sanitari, servizi sociali, per consulenze ecc. Le 5 case protette. Le donne maltrattate devono sapere che non sono sole. A Bolzano possono rivolgersi alla Casa delle donne ed al Centro antiviolenza di Via del Ronco 21 (numero verde 800 276 433) attivo 24 ore su 24.0 - 24 h (frau.gea@virgilio.it www.casadelledonnebz.it) ed agli alloggi protetti. Per chiedere informazioni rivolgersi al numero verde 800 892 828 dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17. sa-do: 0 - 24 h (info@hdgw.it www.hdgw.it). A Bressanone la Casa delle donne ed il Centro antiviolenza si trovano in Via Stazione 27, in questo caso il numero di telefono è 800 601 330 disponibile h24 (frauenhaus.brixen@bzgeis.org www.bzgeisacktal.it) Brunico ha invece alloggi protetti e Centro antiviolenza in Via Paul von Sternbach 6 (tel. 800 310 303) (gw.bruneck@frauenhelfenfrauen.it www.frauenhelfenfrauen.it/bruneck). Merano ha sia Casa delle donne che Centro antiviolenza in Corso Libertà 184/A ( tel. 800 014 008) (info@donnecontrolaviolenza.org www.donnecontrolaviolenza.org). La marcia antiviolenza. Sono circa 400 le iscrizioni online alla corsa e alla camminata di domani contro la violenza, organizzata dal Comune di Bolzano. Sarà possibile iscriversi anche al mattino, prima della partenza presso il Museion, prevista alle ore 10. La corsa, organizzata in collaborazione con la Uisp ed e il Museion, si svolge su un percorso di 5,2 km ed è rivolta agli sportivi, mentre è aperta a tutti la camminata su un percorso di 2,6 km. Sul piazzale antistante il Museion, saranno allestiti stand e un palco per le premiazioni e per alcune perfomances artistiche. L’iscrizione costa 5 euro per gli adulti e 3 euro per i bambini under 14 comprensivo anche di un gadget (poncio antipioggia). Un euro per ogni iscrizione raccolta sarà destinato al fondo per la ricostruzione della casa per le donne de L’Aquila. Lo striscione della Cgil. Uno striscione con la scritta “La violenza è una sconfitta per tutti”, da oggi, sarà esposto sui muri di tutte le sedi provinciali della Cgil. «Di fronte alla violenza di genere – ha spiegato Doriana Pavanello - non si può abbassare la testa». Un fenomeno, questo, che «per essere una realtà territorialmente limitata come la nostra questi numeri devono costituire un allarme e un sollecito – commenta Lorenzo Sola, segretario generale della Cgi - a mettere in campo azioni preventive. C’è bisogno di impegno maggiore e di azioni su molteplici piani sociale-culturale-mediatico-politico e istituzionale». 
Alto Adige 24-11-12

venerdì 23 novembre 2012

Pari opportunità: palloncini bianchi contro la violenza sulle donne


Il 25 novembre ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne


Con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, invitando governi, organizzazioni internazionali e ONG ad organizzare attività ed eventi per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal.
Il Comitato pari opportunità e l'assessorato alle politiche sociali del Comune di Laives seguendo questa direttiva organizzano una manifestazione per sensibilizzare i propri amministratori/rici, concittadini/e ed in generale l'opinione pubblica sul delicato tema della violenza di genere, purtroppo sempre di grande attualità.
Il 22 novembre dalle ore 8 il Comitato per le Pari Opportunità sarà presente presso la piazzetta del Comune per incontrare le cittadine ed i cittadini e per distribuire materiale informativo contro la violenza di genere.
Alle ore 11 è poi previsto il lancio di cento palloncini bianchi per ricordare le donne vittime di violenza in Italia dall'inizio dell'anno (101 a fine ottobre).
Tante sono le donne che vengono uccise anche nel nostro paese, spesso dai loro compagni, statisticamente parlando in Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa: nel 2011 le vittime sono state 137, l'anno precedente 156.
Il termine usato, anche dall'ONU, per descrivere questa triste realtà è femminicidio. Un neologismo che indica ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna in quanto appartenente al genere femminile. Individua una "responsabilità sociale", la cui causa è la cultura patriarcale improntata sul possesso.
Il Comitato per le Pari Opportunità di Laives, promuovendo questa manifestazione, vuole ribadire che i diritti delle donne sono diritti umani a tutti gli effetti e che qualunque violazione di questi diritti è pertanto una violazione dei diritti umani.
Importante è per noi è la costante azione di sensibilizzazione e d'informazione sul territorio perchè gli interventi, oltre che di tipo pratico, devono essere prima di tutto culturali.
Ricordiamo infine che la maggior parte della violenza sulla donna avviene all'interno delle relazioni familiari e sotto forma di varie tipologie, tristemente classificate come violenza psicologica, economica, fisica, sessuale, assistita e stalking.
Ricordiamo anche che:
Il Comitato per le Pari Opportunità del Comune di Laives, previsto dall'art. 6 dello Statuto comunale, istituito con delibera consilare nr. 63 del 28.09.2010 è composto da dieci persone di entrambi i generi:
Assessora: dr.ssa Claudia Guarda
Presidentessa: dr.ssa Luisella Raveane
Vice-presidentessa: Sieglinde Niederstätter Fauster
Membri: Sylvia Clementi, Loris Frazza, Claudia Furlani, Monica Guerra, Elda Paolazzi, Debora Pasquazzo e Marco Pfeifer.
Scopo del comitato è quello di promuovere la effettiva realizzazione del principio delle pari opportunità tra uomo e donna nel campo del lavoro, dell'istruzione, della cultura, della formazione professionale, dei servizi sociali, sanitari ed assistenziali.
-collabora con altre realtà associative ed enti che operano in ambiti simili;
-promuove la presenza di entrambi i generi negli organi collegiali del Comune e degli enti da esso dipendenti e garantisce le pari opportunità nell'attività e nell'organizzazione comunale;
-prosegue il lavoro di sensibilizzazione ed organizzazione del precedente comitato.
Fra le varie iniziative realizzate quest'anno ricordiamo:
- 13 aprile: una conferenza dal titolo: separazione-divorzio: mediazione a sostegno della bigenitorialità, relatore: Elio Cirimbelli
Questa volta il Comitato ha affrontato la dolorosa questione della separazione e del divorzio. Tali situazioni sono spesso eventi traumatici e dolorosi ancor più se in presenza di figli.
-Per la prima volta l'Equal Pay Day si è tenuto anche a Laives, ovvero la giornata dedicata all'uguaglianza di stipendi fra uno e donna, statisticamente purtroppo anche in Alto Adige le donne guadagnano il 17% in meno rispetto agli uomini.
- La conferenza, organizzata in collaborazione con l'ufficio donna della Provincia Autonoma di Bolzano dal titolo "La relazione di coppia: se stiamo insieme ci sarà un perché!" condotta da Barbara Monti.

Presidentessa Comitato per le Pari Opportunità del Comune di Laives
Dr.ssa Luisella Raveane

Olivia Guaraldo racconta il “desiderio” Visto dalle donne


Stasera alle 20.30 si parla di passioni private e civili Ospite d’eccezione una delle più importanti filosofe italiane 

La protagonista del secondo appuntamento della rassegna, è esponente di spicco del “pensiero della differenza di genere”

BOLZANO A Bolzano, presso il Centro Trevi di via Cappuccini, alle 20.30 si accenderanno le luci sul secondo appuntamento del “Cafè philosophique”. Il pubblico incontrerà la professoressa Olivia Guaraldo dell'Università di Verona, giovane e brillante docente presso l'ateneo veneto ma già figura di spicco del panorama del pensiero contemporaneo in Italia e non solo. Al centro dell'incontro vi sarà, nel contesto del ciclo tematico “Passioni: civili, private”, l'argomento certo sempre caldo del “desiderio”. Le domande dell'interlocutore, in questa occasione lo stesso curatore dell'iniziativa, Andrea Felis, verteranno infatti ad indagare su quella che è forse, più che una passione o un sentimento, l'autentica molla , la spinta dinamica, che guida l'essere umano a cercare qualcosa che appare esterno alla propria ristretta contingenza, ed a oltrepassare i propri limiti. Il pensiero filosofico rappresentato ai massimi livelli dalla docente veronese è infatti quello che più si è mosso in un corpo a corpo con tale problema e tema chiave del pensiero occidentale, e cioè la corrente del “pensiero della differenza”. Olivia Guaraldo infatti è l'esponente di spicco della seconda generazione di quel gruppo di filosofe che, alla fine degli anni Settanta con Adriana Cavarero, Luisa Muraro, Chiara Zamboni e Gloria Zanardo – oltre ad altre giovani intellettuali – diedero vita poi nel 1984 alla comunità filosofica “Diotima”, caso pressochè unico nella realtà filosofica italiana in tutta la sua storia, e per questo ancora oggi motivo di malcelata insofferenza in diversi ambienti accademici maschili, di un gruppo intellettuale femminile proteso ad interrogarsi sul tema cruciale del “pensare la differenza sessuale” dentro la cornice di una tradizione teorica tutta articolata attorno alla negazione della differenza, o all' apologia di un “indifferenziato” dai caratteri però storicamente maschili. La comunità filosofica infatti non ha solo messo in crisi un modello culturale, accademico e professionale legato ad una tradizione consolidata che ha teso ad escludere, o quantomeno a porre in condizione subalterna o decorativa, le donne in un universo concettuale ritenuto prerogativa maschile da 2000 anni di storia socio-culturale; ma ha posto le basi per un attacco diretto al cuore di un sistema di sapere, mettendo in discussione l'asse portante dell'intero edificio, e cioè il presunto universalismo asessuato di concetti della tradizione metafisica quali soggetto, essere, esistenza. In modo simmetrico rispetto ad altre esperienze internazionali – soprattutto degli Stati Uniti ma anche della vicina Germania – il collettivo Diotima ha avuto il merito di portare l'attenzione soprattutto, e non solo, verso l'ambito del pensiero politico: appare chiaro infatti che se la declinazione priva di genere di un principio astratto quale “essere” non comporta all'apparenza alcuna conseguenza sul terreno del rapporto fra gli individui (al maschile anche “individuo”!), la traduzione del concetto di “soggetto”, quando declinato dentro quella bipartizione di genere che in tutti i momenti della vita individuale e collettiva risulta invece così coinvolgente e determinante, assume ben altre caratteristiche. Parlare di “diritti” soggettivi, se sessuati, ha un effetto destabilizzante nei confronti di tutta una lunga tradizione sia culturale, ma anche politica e sociale, dell'occidente. Partendo da qui, e dai lavori pionieristici di Luce Irigaray, e pur affrontando le difficoltà di un lavoro di ricerca innovativo e radicale che ha conosciuto anche una crisi interna con la rottura del gruppo originario, i lavori successivi al 1987 di Cavarero, Muraro, Zamboni e Zanardo hanno costituito una pietra miliare sia per il pensiero femminista post-'68, che in generale per un percorso di ricerca teorica e filosofica – ma più spesso post-filosofica - ricco di sviluppi e in piena attività. Si tratta di un femminismo culturale e politico ben lontano dagli stereotipi cui molta opinione pubblica vetero- o neo-conservatrice ama rappresentare il composito universo del pensiero della differenza: la caricaturale immagine presa prestito più dalla vulgata che dalla realtà anche dei movimenti di liberazione della donna degli anni '60 o '70 non calza affatto alla generazione delle fondatrici ma anche delle più giovani ed attive ricercatrici. Con ruoli intellettuali influenti e robusti – la stessa Guaraldo ha recentemente preso posizione con altre ed altri sulla deriva italiana, con il profetico libro collettivo “Filosofia di Berlusconi” dell'inizio 2011- l'agguerrita compagine femminile della filosofia italiana contemporanea – da citare per tutte anche la italo-francese Michela Marzano, molto nota anche per le apparizioni televisive – è oggi quasi più presente dei colleghi maschi, quanto meno quelli giovani. Ma è una tendenza internazionale: ai tempi di Hannah Arendt, autrice per nulla femminista che però per la sua radicalità è un punto di partenza obbligato per una filosofia politica attenta alle conseguenze della messa in crisi dei postulati della tradizione, si gridò quasi al miracolo nel 1958 quando si vide che “The Human Condition” era stato scritto da una donna. Tranne poi scoprire che fra Simone Weil, la omonima de Bevoire, Maria Zambrano, Edith Stein, oltre alla grande pensatrice ebreo-tedesca naturalizzata americana, il pensiero critico-filosofico del Novecento era ricchissimo di donne. Oggi, il maggior filosofo morale vivente negli Stati Uniti si chiama Martha Nussbaum, ed ha poco più di 60 anni; ma segue a ruota Bonnie Honig, cinquantenne influente teorica della politica. Donne, giovani e meno giovani, e determinate.
Alto Adige 23-11-12

Diciamo basta alla dilagante violenza contro le donne

L’esercito delle vittime di soprusi, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, di femminicidi si ingrossa con ritmo costante In Italia, cifre da brivido

di Annarita Montemaggiore

Domenica si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La data venne stabilita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, con un invito rivolto ai Governi, alle Organizzazioni internazionali ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. In Italia, solo dal 2005 diversi Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata, per sottolineare ancor più l’urgenza del problema, per lo più sommerso. Negli ultimi anni, peggiorando la condizione di molte donne, anche Istituzioni e vari enti come Amnesty International richiamano l’attenzione su questa giornata, organizzando eventi culturali e politici in occasione del 25 novembre, per dire no alla violenza di genere. Scopi della campagna di sensibilizzazione ricorrente in tutti i Paesi sono: l’eliminazione di tutte le forme di violenza sulle donne attraverso il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale ed internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinchè adottino provvedimenti legislativi concreti per l’eliminazione di questa violenza. Di anno in anno, sempre di più , statistiche e dati alla mano si trasformano in un urlo di orrore e di dolore per molte donne. L’esercito delle vittime di soprusi, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, di femminicidi si ingrossa con ritmo costante. In Italia le cifre sono da brivido: una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni è stata colpita nella sua vita dall’aggressività di un uomo e nel 60% dei casi, alla violenza hanno assistito i figli; e ogni due giorni viene ammazzata una donna dal marito-compagno-fidanzato che nel nome “dell’amore” preferiscono sopprimere la donna che vuole rendersi autonoma, separarsi e decidere da sola del suo destino. Cogliamo l’occasione della ricorrenza di questa giornata contro la violenza, anche se dobbiamo essere sempre all’erta tutti i giorni, per denunciare un dramma che conosce negli ultimi anni una escalation tragica. Teniamo conto che molti casi restano ancora nascosti e che ci sono ancora molte donne che non hanno il coraggio di uscire dal tunnel e recarsi dalla polizia , anche se ciò è pericoloso per la loro incolumità. Il mondo della cultura da anni si mobilita, mette da parte gli steccati ideologici e si concentra su un tema difficile da affrontare, ma fondamentale da conoscere nei dettagli, per creare nuove coscienze, nuovi abiti culturali, nuove forme di comportamento maschile nei confronti delle donne. Anche le donne della FNP vogliono denunciare la gravità del problema della violenza sulle donne ed invitare tutte le donne a non avere paura, a contattare i centri anti-violenza e le Case per le donne, presenti anche sul nostro territorio. Invitano, inoltre, i cittadini a non voltarsi dall’altra parte, a far finta di niente, qualora fossero testimoni di soprusi e violenze sulle donne. coordinatrice prov. FNP 
Alto Adige 23-11-12

Imprese altoatesine, donne ai margini

Solo il 12,3 per cento dei manager è di sesso femminile. In generale più precarie e meno pagate dei colleghi maschi 

di Riccardo Valletti
BOLZANO Donne tenute al margine della carriera, più istruite e meno pagate e con contratti più precari dei loro colleghi maschi, senza altro motivo se non il fatto di essere donne. Questo è il dato che emerge dal primo rapporto sulle discriminazioni di genere in ambito lavorativo presentato ieri in un seminario a Bolzano. Il rapporto è il risultato del progetto finanziato da Provincia e Fondo Sociale Europeo “Gender pay gap: buone prassi e modelli di sperimentazione”, gestito dall’Associazione Rete donne-lavoro in collaborazione con l’assessorato al lavoro e pari opportunità della Provincia, la consigliera provinciale di parità Simone Wasserer e l’Istituto per la promozione dei lavoratori. Il progetto. Il rapporto è stato elaborato sulla base dei dati raccolti in tutte le imprese altoatesine con oltre 100 dipendenti; ogni due anni, infatti, le imprese sono tenute per legge a compilare una scheda destinata ad evidenziare le possibili discriminazioni di genere all’interno dell’organizzazione aziendale. Da quest’anno le imprese sono state messe in rete e il rapporto è stato compilato on line, e tutti i dati sono confluiti quasi in tempo reale nel sistema di elaborazione dato in gestione alla consigliera di parità Simone Wasserer, dal quale è stato possibile estrarre tutte le statistiche che evidenziano una sostanziale disparità di trattamento, sia tra campi occupazionali diversi, che all’interno della stessa organizzazione. I dati. Degli oltre 25 mila dipendenti impiegati nelle maggiori imprese altoatesine (sono 133 quelle con oltre 100 dipendenti) poco più di 8 mila sono donne, quindi circa uno su tre. Partendo da questa proporzione, le differenze aumentano in maniera verticale ad ogni passo in avanti lungo la scala gerarchica: dei ruoli semidirigenziali solo uno su sei è occupato da una donna, mentre salendo ai dirigenti, solo uno su dieci. Il dato mostra sproporzioni ancora maggiori analizzando lo spaccato dei diversi settori in cui le aziende operano: nell’alimentare, ad esempio, le donne impiegate sono circa il 40% del totale dei lavoratori, ma nessuna ha un ruolo dirigenziale, e solo un quadro su dieci è al femminile; va meglio nel metalmeccanico, dove almeno esistono donne dirigenti, anche se sempre in proporzioni nettamente incongrue (2,4% contro il 14,6 dei lavoratori totali). Nel settore bancario le cose migliorano nettamente, dove un dirigente su quattro è donna, ma sempre rispetto a un numero molto maggiore di addette, il 45% del totale. Guardando ai licenziamenti invece, dove presenti nell’ultimo biennio, quelli diretti a donne sono in netta maggioranza rispetto all’altro sesso, come nel metalmeccanico o nell’industria del legno, ma sono anche più le donne assunte rispetto agli uomini, nei settori che hanno avuto una crescita della pianta organica. Quest’ultimo dato è però positivo solo a metà, perché basta dare un’occhiata al fattore precarietà per rendersi conto che le nuove assunzioni sono legare a forme contrattuali atipiche e parasubordinate. Solo sette donne su dieci hanno un contratto indeterminato, mentre ce l’hanno praticamente circa la totalità degli uomini; sono invece 505 le donne a tempo determinato, e tutte assunte a part-time. Le trasformazioni di contratto rispettano la stessa traiettoria, i passaggi da tempo determinato a indeterminato per gli uomini sono il quadruplo di quelli delle donne, mentre il passaggio da tempo pieno a part-time nelle donne è il doppio che per gli uomini. E quando il contratto scade, una donna su due resta senza lavoro per mancato rinnovo. Le retribuzioni. Un uomo con la maturità guadagna come una donna laureata. E’ il dato disarmante che emerge dal “Gender pay gap”. Il 27% delle donne guadagna meno di mille euro al mese, cosa che accade solo per il 3% degli uomini. Il differenziale tra stipendi, essenzialmente copre in negativo un grado di istruzione: quindi un uomo con la scuola dell’obbligo guadagna come una donna con la maturità e avanti così fino in fondo alla lista. Il differenziale è stato riscontrato solo nel privato, mentre è praticamente azzerato negli uffici pubblici; se si considerano solo i contratti a tempo indeterminato la sostanza non cambia, quindi la discriminazione è a monte della forma contrattuale: una donna precaria guadagna meno di un uomo precario.
Alto Adige 23-11-12

giovedì 22 novembre 2012

«Punire il femminicidio con l’ergastolo»


ROMA Punire con l’ergastolo il femminicidio, cioè l’omicidio di una donna in quando donna. Considerare un’aggravante quando l’omicidio è preceduto da anni di maltrattamenti. Equiparare coniugi e conviventi per questi tipi di comportamenti. Introdurre un nuovo reato, quello di «matrimonio forzato» che riguarda soprattutto le donne straniere. Sono i punti di forza di una proposta di legge della deputata Giulia Bongiorno (Fli), seconda firmataria Mara Carfagna (Pdl), presentata ieri dalle promotrici. La proposta di legge, ha spiegato Giulia Bongiorno, è stata volutamente presentata alla vigilia della Giornata nazionale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre. «Alla radice di questo fenomeno - ha detto Bongiorno - c’è la discriminazione verso le donne, in Italia c’è un diffuso maschilismo ma il tema non è considerato una priorità. Il governo Monti non ha neanche ritenuto di dedicare alla questione femminile un ministro o un sottosegretario ad hoc, mentre sarebbe servito un segnale simbolico in questo senso».
Alto Adige 22-11-12

mercoledì 21 novembre 2012

Domani giornata contro la violenza verso le donne


LAIVES Il 25 novembre è la giornata mndiale contro al violenza sulle donne e la commissione per le pari opportunità del Comune di Laives, ha organizzato per domani (giovedì) un incontro pubblico davanti al municipio che inizierà alle 8. Verrà distribuito materiale informativo a tutta la cittadinanza e quindi, alle 11, ci sarà il lancio di cento palloncini bianchi, uno per ogni donna vittima di violenza in Italia dall'inizio dell'anno (101 a fine ottobre).

La corsa per dire no alla violenza contro le donne  

BOLZANO Con una corsa cittadina in programma domenica 25 novembre, Bolzano intende dire “NO” alla violenza contro le donne. Una manifestazione sportiva rivolta a tutti. Ecco dunque la 1a Corsa CITTADINA a partire dalle ore 10 con partenza ed arrivo in zona Museion. In collaborazione con la Uisp ed e il Museion, il Comune promuove questa corsa non competitiva cronometrata su un percorso di 5,2 km rivolta agli sportivi ed una camminata aperta a tutti su un percorso di 2,6 km. Il tracciato si snoderà lungo alcune vie del centro storico e sulle passeggiate del Talvera: via L. Da Vinci, piazza Erbe, via Portici, piazza Municipio, via Bottai, via Streiter, via Museo e le passeggiate del Talvera fino al Ponte S. Antonio (lato città vecchia per l'andata e lato città nuova per il ritorno). Sul piazzale antistante il Museion, saranno allestiti stand e un palco per le premiazioni e per alcune perfomances artistiche. Costo dell'iscrizione: 5 Euro per gli adulti e 3 Euro per i bambini under 14 comprensivo anche di un gadget (poncio antipioggia). Un Euro per ogni iscrizione raccolta, sarà destinato al fondo per la ricostruzione della casa per le donne de L'Aquila. Info e iscrizioni (crono) entro il 23 novembre all'UISP in via Dolomiti 14 (tel. 0471/300057 oppure on line sul sito www.uisp.it/bolzano/ Da segnalare in particolare, per quanto riguarda la prova cronometrata, che il primo premio delle categorie maschile e femminile sarà conferito in memoria dell'ispettore della Polizia di Stato Mario Morgavi, deceduto prematuramente quest'anno. Un professionista, un uomo particolarmente attivo e sensibile nella prevenzione e nel contrasto del reato di violenza sulle donne nonchè componente della Rete stessa. Da segnalare che lungo il percorso offriranno assistenza ragazzi e ragazze della Consulta degli Studenti di lingua italiana. Saranno coinvolti anche gli Scout. Anche il Museion ha dato la sua massima disponibilità per la buona riuscita dell'evento.
Alto Adige 21-11-12

martedì 20 novembre 2012

L’alpinismo al femminile raccontato da Ingrid Runggaldier


Serata in verticale all’Archivio Storico delle Donne L’arrampicatrice gardenese è autrice di “Donne in ascesa” 

«Questo è sempre stato un ambiente molto maschilista e se non eri un uomo neppure potevi ambire ad entrare in un club alpino»

di Daniela Mimmi
BOLZANO Le donne alpiniste sono e sono sempre state trasparenti. Hanno attraversato la storia come diafani fantasmi inconsistenti. Nessuno le ha fotografate nelle loro imprese, nessuno ha scritto di loro. Perchè l’alpinismo è da sempre un mondo maschilista, gli uomini hanno sempre scritto di uomini, e le donne hanno scritto degli uomini. E invece le donne alpiniste ci sono sempre state. Come le aviatrici. Anche loro trasparenti, mentre attraversavano i cieli, e a nessuno interessava niente. Erano donne che strappavano la voglia di avventura alla noiosa routine domestica, che salivano le cime per non sprofondare nel pavimento delle loro cucine, che sfidavano l’ignoto quando la società, come sfida, imponeva loro solo quella di fare figli. A queste donne (finalmente) ha reso giustizia Ingrid Runggaldier, autrice di “Frauen im Aufstieg- Donne in ascesa”, edito da Raetia. La scrittrice gardenese parlerà di queste donne “trasparenti”, oggi alle ore 18, presso l’Archivio Storico delle Donne di Bolzano, in Piazza Parrocchia 16 a Bolzano, insieme a Eva Cescutti. Nata a Bolzano nel 1963 e cresciuta a Ortisei in Val Gardena, Ingrid Runggaldier proviene da una famiglia di alpinisti: il padre, Franz è stato guida alpina e uno tra i fondatori delle famose guide alpine Catores e del Soccorso Alpino della Val Gardena. Lui ha insegnato alla piccola Ingrid ad amare la montagna portandola sulle cime più belle delle Dolomiti. La madre di Ingrid, alpinista anche lei, è stata la prima donna membro volontario effettivo del Soccorso Alpino in un’era cosiddetta pre-cellulare. «Era praticamente relegata sempre in casa ad aspettare le telefonate – ci dice la Runggaldier – Erano gli anni Sessanta-Settanta, e i cellulari non esistevano. Ma a mia madre non dispiaceva, sapeva che anche in quel modo poteva rendersi utile». Ingid Runggaldier lavora come traduttrice presso la Provincia di Bolzano e ha tradotto e pubblicato svariati testi dall’inglese in ladino. Ha realizzato vari programmi radiofonici e reportage televisivi, tra i quali “Daheim in Jerusalem” e “La montagna al femminile”, con il quale ha partecipato a vari Festival, compreso il Cervino International Film Festival ed è membro del Consiglio Direttivo del Filmfestival della Montagna di Trento. Le chiediamo come mai ha deciso di dare voce a queste donne mute, oltre che trasparenti: «Perchè nessuno ha mai parlato di loro ed era giusto che qualcuno lo facesse. L’ambiente dell’alpinismo è molto maschilista, non è un segreto. Le donne scalavano, hanno anche ottenuto dei buoni risultati, ma non potevano iscriversi neppure a un club di alpinismo. Le donne scalavano togliendo tempo alla casa e ai bambini, ma erano sempre dietro o vicino a un uomo (anche se erano davanti), comunque non scrivevano nè fotografavano e nessuno le fotografa o scriveva di loro». Come è strutturato questo libro? «Sono sette capitoli che seguono un ordine sia cronologico che tematico. È la realizzazione di un’idea nata dieci anni e inseguita con costanza in giro per il mondo. Per documentarmi sono andata in Austria, in Germania, in Svizzera, in Inghilterra e in altri paesi ancora, nei comuni, nei club alpini. Nel 2002 avevo realizzato un film sull’argomento, poi ho cercato un approfondimenti scrivendo questo libro». Il titolo è metaforico? «Decisamente. Il tema della salita è intesa non solo come conquista della montagna, ma anche come ricerca di un proprio ruolo nella vita. Questo non riguarda solo le alpiniste: basta pensare alle scienziate, alle aviatrici, alle donne impegnate in politica, a tutte quelle donne che volevano superare confini, salire in cima alle vette, in un mondo che glielo rendeva difficile e spesso impossibile. Le donne non potevano, non dovevano, non riuscivano a salire troppo in alto. Per loro era già un’impresa uscire dalle quattro mura di casa!». Tra tutte le storie che ha raccolto e documentato ce n’è una in particolare che l’ha colpita? «E’ una storia divertente, tragica e raccapricciante nello stesso tempo. Intorno al 1870, in Inghilterra, c’era un’alpinista molto brava e dotata, tale Meta Brevoort. Compì diverse imprese e scrisse molti articoli, ma sempre con il nome del nipote, perchè era impensabile che una donna scalasse le montagne e pure ci scrivesse sopra. Quando poteva si portava dietro il suo cane, Tschingle. Dopo tante conquiste chiese l’iscrizione al Club Alpino di Londra, che naturalmente le negarono perchè era riservato ai soli uomini. Ma accettarono l’iscrizione del suo cane. Immagino che fosse un cane maschio...».
Alto Adige 20-11-12

domenica 18 novembre 2012

Giornata internazionale contro la violenza alle donne



Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza alle donne sancita dall'Onu nel 1999. Anche la Commissione provinciale per le pari opportunità ed il Servizio Donna partecipano e sostengono con varie iniziative questa giornata.
Il programma è stato presentato da Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione pari opportunità  assieme all'Assessore provinciale Roberto Bizzo ed il direttore della Ripartizione Lavoro della Provincia Helmuth Sinn. Le iniziative individuate assieme al Servizio Donna della Provincia  vogliono richiamare l'attenzione sul fenomeno della violenza alle donne e combatterlo.

Le iniziative e pubblicazioni presentate sono:
-    La campagna del fiocco bianco
-    La campagna di sensibilizzazione col manifesto di Brigitte Niedermair
     contro la violenza alle donne
-    Consigli per la sicurezza per le ragazze
-    Cronaca sulla violenza 2012
-    Eres
» Maggiori informazioni

1° Corsa cittadina per dire no alla violenza alle donneIn occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne contraddistinta dal motto  “Io sono imbattibile”,  si svolgerà domenica 25 novembre la 1° corsa cittadina per dire no alla violenza alle donne. Si tratta di una gara non competitiva di 5.230 m con rilevazione dei tempi oppure di un percorso breve per tutti di 2.650 m. La partenza ore 10.00 sui prati del Talvera davanti al Museion.
Info ed iscrizioni entro il 23.11 presso UISP in via Dolomiti 14 a Bolzano, tel. 071 300057 oppure online www.uisp.it/bolzano/. Iscrizioni percorso breve: dalle ore 8.30 presso il Museion.  La quota di iscrizione (€ 5 per adulti; € 3 per bambini fino a 14 anni) comprende un gadget.
1€ di ogni quota sarà devoluto per sostenere la ricostruzione della Casa delle Donne de L’Aquila.

lunedì 12 novembre 2012

Appello "Donne e Media" - inviare una mail alla Presidente Rai e alla Commissione di Vigilanza in Senato, per rafforzarlo


SeNonOraQuando Bolzano senonoraquando.bolzano@gmail.com
 
Carissime/i,
siamo uscite dal convegno di Merano rafforzate nella consapevolezza che alle proteste debbano seguire le proposte. In allegato Vi trasmetto l'appello "Donne e Media" di Gabriella Cims, insieme all'invito ad inviare una mail ai seguenti indirizzi, sollecitando una risposta alle richieste contenute nell'appello. La risposta di Zavoli che vi abbiamo inoltrato nei giorni scorsi, è uno dei punti dell'appello, ma è importante proseguire nella sollecitazione dal basso.
  1. a.maria.tarantola@rai.it
  2. vigilanzarai@senato.it
  3. g.cims@senato.it
Gabriella Cims ha elaborato una riforma in 4 punti per migliorare la rappresentazione delle donne italiane in tutti i mezzi di comunicazione: nessuna censura ma regole chiare e molti impegni per una visione più plurale e meno "monotematica" delle donne che studiano, lavorano e si impegnano dando un grande contributo di crescita alla nostra società.
Firmatarie e dei firmatari dell’Appello: http://www.key4biz.it/News/2010/01/13/Contenuti/firmatarie_appello_tv_contratto_servizio_rai.html#firmatarie 

Il primo punto, dedicato alla Rai perchè è la Tv pubblica dei cittadini, è ormai una realtà: siamo riuscite a modificare -dopo 3 anni di fatica in Rete!- il Contratto di servizio pubblico, la carta fondamentale che Rai e Governo sottoscrivono in base alla legge, ogni tre anni, indicando i doveri della tv pubblica!
In allegato Vi invio (allegato2) il testo integrale dei 13 nuovi "articoli-impegni" che abbiamo scritto e fatto approvare nel nuovo Contratto di servizio pubblico, che sono in vigore da giugno 2011 e nessuno lo sa!!!

Queste sollecitazioni che stiamo ancora chiedendo a chi crede che sia necessario un cambiamento reale, fanno seguito alla lettera (in allegato1) che l'8 agosto una folta rappresentanza dell'Appello ha sottoscritto ed inviato l'8 agosto scorso alla presidente Rai, al direttore generale Rai, nonché ai ministri Fornero e Passera.


Solo la diffusione attraverso le nostre Reti potrà, ancora una volta, sortire i migliori risultati. Se credete che gli impegni proposti dall'Appello Donne e Media e sottoscritti da Rai, come riportati nell'allegato, non siano concretizzati nei programmi che vedete, segnalate il programma e sollecitate con una Vostra email la presidenza Rai a dare risposta concreta alle nostre richieste, citando le riforme in vigore dell'Appello Donne e Media, in vigore da giugno 2011.

Un cordiale saluto
Nadia Mazzardis Lucich
SNOQ - EIZ Alto Adige Südtirol
 
RAI – Sede-
Alla Cortese Attenzione
Presidente, Anna Maria Tarantola
Direttore Generale, Luigi Gubitosi
Per conoscenza
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero
Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera
Illustre Presidente,
Illustre Direttore,
Come a Voi noto, l’Appello Donne e Media ha promosso, a partire dal novembre 2009, un piano ben preciso di riforme per una rappresentazione non stereotipata delle donne nelle tv e nei mezzi di comunicazione in generale. L’iniziativa ha raccolto il sostegno di migliaia di persone, di un’ampia rappresentanza parlamentare, della pubblica amministrazione, dell’imprenditoria, dell’economia e della finanza, dell’università, della ricerca scientifica, della magistratura, dell’avvocatura, delle associazioni e dei movimenti impegnati nell’affermazione dei diritti delle donne. La Presidenza della Repubblica ne ha sostenuto pubblicamente gli obiettivi. Al Senato -odg G1 del 15/02/2011 - e alla Camera – interrogazione del 6/042011- le forze politiche si sono impegnate sugli obiettivi che abbiamo indicato.
http://www.key4biz.it/News/2010/01/13/Contenuti/firmatarie_appello_tv_contratto_servizio_rai.html
Quattro i cardini su cui si basa l’Appello: 1. la riforma della Rai, integrando gli impegni che l’azienda si assume con il Contratto di Servizio Pubblico; 2. l’adozione di un Codice Deontologico Donne e Media valido per tutti i mezzi di comunicazione, oltre che per Rai; 3. l’insediamento di un Comitato Donne e Media per il monitoraggio e controllo, in linea con gli altri paesi europei; 4. l’armonizzazione delle assai diverse norme vigenti nei paesi dell’Unione, per uno Standard Europeo Donne e Media.
Il primo cardine è oggi una realtà, dopo la profonda riforma conseguita grazie all’inserimento dei tredici nuovi articoli proposti dall’Appello Donne e Media nel Contratto di servizio pubblico radiotelevisivo. Tali articoli, pubblicati sulla G.U. del 27 giugno 2011, sono dunque impegni vincolanti per Rai ai sensi degli artt. 45 e 49 del Testo Unico della Radiotelevisione (decreto legislativo n. 177, 31/07/2005). E' la prima volta che, attraverso il Contratto, Rai si impegna esplicitamente ad una programmazione “rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna”, e ad avviare “un nuovo corso per una rappresentazione realistica e non stereotipata delle donne”, come oggi recitano l’articolo 2, commi 3 e 3p.
Su questo terreno, tuttavia, dopo l’impegno formale, a tutt’oggi non si riesce ad intravedere il seguito di una sostanziale “messa in opera” dei principi sanciti.
Sul secondo e terzo cardine, l’attuale governo sta mostrando una concreta attenzione alla necessità di adottare un Codice deontologico “Donne e Media” ed insediare un relativo Comitato per l’attuazione e controllo.
Dal consenso raccolto attraverso il web all’Agenda politica: l’Appello Donne e Media è la storia di un successo in rete. Ma ora si chiede al Governo, e al management Rai che già dispone delle nuove succitate regole in vigore, di dare attuazione concreta agli impegni siglati, dando una svolta coraggiosa ai contenuti offerti.
APPELLO DONNE E MEDIA
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Appello Donne e Media c/o Studio Legale Vaccari
Sede operativa: Via Piediluco 22 00199 - Roma Tel/Fax: 06/31056159
2
I soggetti che sostengono l’iniziativa di riforme promosse dall’Appello concordano nel chiederVi di valutare le proposte seguenti, quali contributo per la realizzazione degli impegni che l’azienda Rai ha voluto assumere, sottoscrivendo il contratto di servizio, e con ciò dando un segnale di grande apertura culturale:
 inserire nella programmazione su tutte le reti nuove trasmissioni e, in quelle già in palinsesto, promuovere uguale rappresentanza di genere nelle scelte delle presenze e pari opportunità di accesso delle donne negli spazi informativi o di intrattenimento, secondo un’ottica non stereotipata ma rappresentativa della pluralità dell’universo femminile; a tal proposito chiediamo di riconsiderare la serie di puntate sul “talento delle Donne” annunciate il 7 marzo scorso nella sala degli Arazzi di Viale Mazzini, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali;
 valutare l’opportunità di dedicare un’apposita “struttura”, dotata delle competenze necessarie, fucina per la realizzazione di prodotti di informazione e di intrattenimento all’uopo dedicate; non un gineceo ma un’agorà, in cui il “sommerso femminile” possa essere rappresentato nella sua complessità e nella sua interezza, nel confronto reale e non stereotipato con l’altro sesso;
 prevedere un percorso per la valorizzazione delle professionalità femminili ai vertici della governance dell’azienda ed una paritaria rappresentanza in sede di consiglio di amministrazione;
Infine, riteniamo urgente sensibilizzare la Vostra cortese attenzione sull’inserimento, nella programmazione autunnale, della 73sima edizione di Miss Italia. In una fase di crisi economica, di sfiducia nel futuro, di disorientamento delle giovani generazioni, siamo certi che sia una scelta da servizio pubblico televisivo riaprire l’anno scolastico, accademico e lavorativo con cinque serate dedicate al concorso di bellezza? Impegnare la rete ammiraglia, Rai1, con 3 anteprime in seconda serata e 2 trasmissioni nella fascia oraria più seguita e ambita per la raccolta pubblicitaria, il “prime time”, ci porta davvero ad avviare “un nuovo corso” per la rappresentazione mediatica del mondo femminile, impegno che Rai si è pur assunta suggellando i succitati articoli in vigore? Aiuta a superare gli stereotipi mostrare i corpi di tante giovani future donne, valutarli in centimetri, come se “i valori nei quali credono e come decidono di reagire di fronte alle difficoltà della vita”- si legge sul sito ufficiale di Miss Italia - dovessero concentrarsi solo in alcune zone del corpo, appositamente esposte? Se vi fosse una più ampia pluralità di modelli di riferimento femminili proposti, obiettivo dei tredici articoli in vigore, forse apparirebbe meno grottesco e stereotipato il modello offerto con il concorso di bellezza. I contribuenti, sempre più disaffezionati al canone, probabilmente si aspetterebbero dalla tivù pubblica un diverso impiego delle risorse professionali e finanziarie dell’azienda.
In attesa e fiduciosi in un positivo riscontro che ci consenta di raggiungere il comune obiettivo di un cambiamento culturale sul binomio “donne e media”, chiediamo all’uopo un incontro con una delegazione rappresentativa dell’Appello Donne e Media.
Giunga il nostro augurio di buon lavoro.
Roma, 8 agosto 2012
Gabriella Cims, Promotrice Appello Donne e Media
 
APPELLO DONNE E MEDIA
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Studio Legale Vaccari – Sede Appello Donne e Media
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Legenda: in “grossetto –corsivo, sottolineato”, il testo integrale dei nuovi articoli proposti dall’Appello Donne e Media ed oggi in vigore, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 27 giugno 2011.
Articolo 2 - Oggetto del contratto nazionale di servizio
3. La concessionaria è tenuta a realizzare un’offerta complessiva di qualità, rispettosa dell’identità, dei valori e degli ideali diffusi nel Paese, della sensibilità dei telespettatori e della tutela dei minori, rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna, caratterizzata da una ampia gamma di contenuti e da una efficienza produttiva, in grado di originare presso i cittadini una percezione positiva del servizio pubblico in relazione al costo sostenuto attraverso il canone di abbonamento nonché sotto il profilo dell’adeguatezza dei contenuti della programmazione rispetto alla specificità della missione che è chiamata a svolgere. Per raggiungere tali obiettivi la Rai, nel rispetto delle previsioni dell’articolo 45 del Testo Unico, è tenuta ad improntare la propria offerta, tra gli altri, ai seguenti principi e criteri generali: ...
3.b valorizzare la rappresentazione reale e non stereotipata della molteplicità di ruoli del mondo femminile, anche nelle fasce di maggior ascolto, promuovendo – tra l’altro - seminari interni al fine di evitare una distorta rappresentazione della figura femminile, con risorse interne ed esterne, anche in base a indicazioni provenienti dalle categorie professionali interessate;
3.p promuovere e valorizzare un nuovo corso nell’impiego della figura femminile, nel pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, anche al fine di contribuire alla rimozione degli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità;
7. La Rai opera un monitoraggio, con produzione di idonea reportistica annuale, che consenta di verificare il rispetto circa le pari opportunità nonché la corretta rappresentazione della dignità della persona nella programmazione complessiva, con particolare riferimento alla distorta rappresentazione della figura femminile e di promuoverne un'immagine reale e non stereotipata. I report devono essere trasmessi al Ministero, all’Autorità e alla Commissione Parlamentare.
Articolo 3
Qualità dell’offerta e valore pubblico
1. La Rai riconosce come fine strategico e tratto distintivo della missione del servizio pubblico la qualità dell’offerta ed é tenuta a :
d) improntare, nel rispetto della dignità della persona, i contenuti della propria programmazione a criteri di decoro, buon gusto, assenza di volgarità, anche di natura espressiva, assicurando –tra l’altro – una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo, e rispettando le limitazioni di orario previste a tutela dei minori dalla legislazione vigente. A tal fine la Rai è tenuta al rigoroso rispetto dei Codici di cui al comma 5 dell’articolo 2 nonché di altri analoghi Codici che dovessero essere emanati nel triennio di vigenza del presente contratto;
f) assicurare la realizzazione di trasmissioni dedicate ai temi dei bisogni della collettività, alle condizioni sanitarie e socio-assistenziali, alle iniziative delle associazioni della società civile, all’integrazione e al multiculturalismo, alle pari opportunità, alla cultura e al lavoro;
Articolo 4
Qualità dell’informazione
1. La Rai assicura la qualità dell’informazione quale imprescindibile presidio di pluralismo, completezza e obiettività, imparzialita’, indipendenza e apertura alle diverse forze politiche nel sistema radiotelevisivo, nonche’ la tutela delle pari opportunita’ tra uomini e donne, e garantisce un rigoroso rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti e degli operatori del servizio pubblico, i quali sono tenuti a coniugare il principio di libertà con quello di responsabilità nel rispetto della dignità della persona, contribuendo in tal modo a garantire la qualità dell’informazione della concessionaria.
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CAPO III – OFFERTA
Articolo 9 - L’offerta televisiva
2. Si intendono per generi predeterminati di servizio pubblico:
b) Programmi e rubriche di servizio: trasmissioni prevalentemente incentrate sui bisogni della collettività; trasmissioni a carattere sociale, anche incentrate su specifiche fasce deboli; programmi legati ai temi del lavoro, ai bisogni della collettività (quali le condizioni delle strutture sanitarie, assistenziali e previdenziali) all’ambiente e alla qualità della vita, alle iniziative delle associazioni della società civile; celebrazioni liturgiche; trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia, valorizzandone le opportunità, l’impegno ed i successi conseguiti nei diversi settori, in adempimento dei principi costituzionali;
Articolo 10
L’offerta radiofonica
…………..
d) Società: programmi, rubriche e talk show su temi sociali e di costume, anche rivolti al mondo dei giovani o realizzati in formati innovativi, capaci di rappresentare la vita comunitaria e del territorio, e di ampliare il dibattito sull’evoluzione civile del Paese, rubriche dedicate al tema delle pari opportunità e al ruolo che le donne svolgono nella società;
Articolo 12
La programmazione televisiva per i minori
… ……………
4. La Rai si impegna affinché la programmazione dedicata ai minori risponda ai seguenti criteri:
a) sia di buona qualità e di piacevole intrattenimento;
c) proponga valori positivi umani e civili, ed assicuri il rispetto della dignità della persona e promuova modelli di riferimento, femminili e maschili, egualitari e non stereotipati
5. Fermi restando i divieti di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 e successive modificazioni, nella fascia oraria compresa tra le ore 7 e le 22,30, dedicata a una visione familiare, vanno realizzati programmi riguardanti tutti i generi televisivi, che tengano conto delle esigenze e della sensibilità dell’infanzia e dell’adolescenza, evitando la messa in onda di programmi che, anche in relazione all’orario di trasmissione, possano nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori o programmi che possano indurre ad una forviante percezione dell’immagine femminile e della violenza sulle donne.
Articolo 13
L’offerta dedicata alle persone con disabilità e programmazione sociale
…..
6. La Rai si impegna a collaborare, con le istituzioni preposte, alla ideazione, realizzazione e diffusione di programmi specifici diretti al contrasto e alla prevenzione della pedofilia, della violenza sui minori e alla prevenzione delle tossicodipendenze e alla conoscenza delle conseguenze prodotte dall’uso delle sostanze stupefacenti e psicotrope nonché al costo sociale che tali fenomeni comportano per la collettività. La Rai si impegna altresì alla prevenzione e contrasto della violenza sulle donne, collaborando con le istituzioni preposte per la realizzazione e diffusione, sulle diverse piattaforme di trasmissione, di specifici programmi.
 

sabato 10 novembre 2012

ZAVOLI ALL'APPELLO DONNE E MEDIA


Gabriella Cims, promotrice dell'appello DONNE E MEDIA e apprezzata relatrice al convegno di Merano "Dallo sguardo sulle donne allo sguardo delle donne" ci invia questo interessante documento, che può davvero considerarsi un successo! Di seguito Vi inoltriamo anche il testo della Sua mail.
Un cordiale saluto
Nadia Mazzardis Lucich - SNOQ EIZ Alto Adige Südtirol

Gentili firmatarie e firmatari 

Con piacere Vi informo che il Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza dei servizi radiotelevisivi, On. Sergio Zavoli, ha inviato all'Appello Donne e Media una lettera  in cui si congratula per il primo importante frutto prodotto dalla nostra azione.

Infatti, uno dei 13 articoli che siamo riusciti a far inserire nel Contratto di Servizio Pubblico 2010-2012, l'articolo 2 - comma 7, impegna RAI a monitorare i propri programmi sotto il profilo di una rappresentazione plurale e non stereotipata dell'immagine femminile. Ebbene, la Tv pubblica, in adempimento di tale impegno, ha appena presentato i risultati emersi dall'analisi delle prime due tranches di rilevazione del monitoraggio.
 
Come lo stesso Zavoli dichiara, "è un primo importante traguardo rispetto agli obiettivi individuati e perseguiti dalle Associazioni dell'Appello, in ordine ai quali - afferma il presidente - ho avuto modo  di apprezzare attraverso i contatti intervenuti con la Commissione, l'impegno e la determinazione profusi".

Certa di interpretare il nostro comune sentire, quale promotrice dell'Appello, esprimo soddisfazione per tale risultato che accorcia le distanze con il ben più ampio targuardo finale. Quello di una rappresentazione mediatica realistica delle donne per ricostruire un immaginario collettivo del femminile più plurale e completo, rendendo merito all'innegabile contributo delle donne alla nostra società.

Colgo l'occasione per annunciare che il 10 dicembre, alle ore 10.00, presso il Parlamentino del Ministero dello Sviluppo Economico, stiamo promuovendo su questo tema un seminario di cui, a breve, invieremo ulteriori dettagli.

           Un sincero saluto
                                          Gabriella Cims   Promotrice Appello Donne e Media