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domenica 25 novembre 2012

INSIEME PER DIFENDERE LE DONNE

di Christopher Prentice*
Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Per il Regno Unito è una ricorrenza ancora più importante del solito. 
Il governo britannico ha infatti deciso di porsi in prima linea nella lotta alla violenza sessuale nelle zone di guerra, un’atrocità dei tempi moderni che colpisce milioni di persone, soprattutto donne e bambini, e che sarà al centro dei nostri impegni per il mandato di presidenza del G8 nel 2013. La violenza su donne e bambini assume forme diverse ed è ampiamente diffusa in tutto il mondo, compresi i Paesi occidentali, in cui continua a rappresentare una problematica seria. È proprio nei Paesi dell’Unione europea, infatti, che il 40-50% delle donne è costretto a subire avance sessuali e contatti fisici indesiderati, nonché altre forme di molestie sessuali sul luogo di lavoro. A livello mondiale, i dati disponibili parlano di una vera e propria pandemia: circa il 70% delle donne subisce violenze sessuali almeno una volta nella vita. Queste sono perpetuate, nella maggior parte dei casi, dai mariti, dai compagni o da persone di loro conoscenza. Diverse rilevazioni effettuate a livello internazionale mostrano che la metà delle donne assassinate è vittima del marito o del compagno. La Banca Mondiale rivela che nella popolazione femminile d’età compresa fra i 15 ed i 44 anni i casi di violenza provocano complessivamente un numero di decessi e disabilità maggiore rispetto a tumori, malaria, incidenti stradali e guerre messi assieme. Ciò che appare ancora più grave, ma meno evidente, è che le violenze sessuali hanno effetti devastanti sulla vita di una persona a lungo termine e riescono a dividere intere comunità, arrestandone spesso la crescita. Considerata in passato una conseguenza inevitabile delle guerre e dei conflitti, qualcosa che accade quando legge e ordine vengono spazzati via, la violenza sessuale ha finora occupato un ruolo marginale negli accordi di pace o è stata considerata come una problematica di dimensioni troppo vaste per essere risolta. È ora che questa prospettiva cambi. Sappiamo che lo stupro e la violenza sessuale vengono deliberatamente e sistematicamente usati in guerra esattamente come le armi tradizionali. Lo scopo è quello di terrorizzare i civili, umiliare, ferire e distruggere interi gruppi etnici, religiosi o politici, in maniera sommaria, silente e devastante. Accettare che lo stupro sia parte del ciclo della guerra significa consegnare centinaia di migliaia di persone a un destino terrificante. Il Regno Unito è deciso a condannare il ricorso allo stupro come arma di guerra e ritiene che sia arrivato il momento per scuotere l’opinione pubblica internazionale ed unire gli sforzi di tutti i Paesi, compresa l’Italia. Il mio governo si sta impegnando, in particolare, sull’attribuzione delle responsabilità e sul sistema di giustizia, in modo che aumenti il numero dei casi perseguiti legalmente. Si tratta di un campo in cui vi è stata fino ad oggi un’evidente mancanza di volontà politica, per cui riteniamo che Paesi come Italia e Regno Unito possano fare la differenza agendo insieme per sconfiggere la cultura dell’impunità. Un dato su tutti per capire le proporzioni del fenomeno: solo 30 persone sono state condannate fino ad oggi per gli oltre 50.000 stupri commessi durante il conflitto in Bosnia negli anni '90. Proprio in questi giorni è nelle sale cinematografiche italiane un film ambientato tra Roma e Sarajevo negli anni dell’assedio alla città che, attraverso la storia delle due protagoniste, aiuta a cogliere il legame tra la brutalità della violenza subita ed il bisogno di garantire rispetto, diritti e autodeterminazione alle donne, in ogni circostanza. Riteniamo questa una sfida di fronte alla quale la nostra generazione ha la responsabilità di non sottrarsi, a partire dalla ferma opposizione al ricorso allo stupro e alla violenza sessuale come arma di guerra. In qualità di presidente del G8 per il 2013, il Regno Unito farà il possibile per condurre alcuni dei Paesi più potenti della Terra, tra cui l’Italia, ad assumersi nuovi impegni, anche nell’ambito di altre importanti organizzazioni internazionali, come l’Unione europea e la NATO. Più ampia sarà la consapevolezza e la partecipazione, maggiori saranno le possibilità di vincere questa sfida. 
Alto Adige 25-11-12

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