Quasi tutte erano vittime di violenza domestica, all’interno della propria casa per mano delle persone con cui convivevano, marito o ex marito, fidanzato, padre, fratello. Questo dato è importante perché sfata l’idea diffusa che il posto più pericoloso per le donne sia la strada. Accettare questa realtà è difficilissimo, perché va a minare le certezze delle relazioni umane più significative, i legami più sicuri, con le persone che dovrebbero godere della nostra più totale fiducia. La violenza domestica si esprime in maltrattamenti fisici, psicologici, sessuali, economici, spessissimo i figli e le figlie assistono inermi. Le donne che la subiscono sviluppano un forte senso di paura, di perdita del proprio valore, senso di colpa, di vergogna. Temono di non essere credute, anzi spesso sono certe di non esserlo, perché loro stesse faticano a credere di vivere questa terribile realtà. Si sentono rinchiuse in una gabbia senza via d’uscita, la disperazione ha il sopravvento. Il lavoro dei Centri antiviolenza è fondamentale per rompere questa spirale, per permettere alle donne di riacquisire fiducia in se stesse. La violenza domestica non può essere vista solo come un problema della singola donna, è una piaga che interroga la nostra società e la nostra cultura. Le cifre parlano da sole, a livello mondiale la violenza sulle donne è considerata la prima causa di morte, più del cancro o di altra malattia, per le donne tra i 16-44 anni, in Europa una donna su 5 vive con partner violento (unione europea 2000) e secondo l’organizzazione mondiale della sanità 1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente, 1 donna su 4 ha subito violenza durante la gravidanza. Quest’anno in Italia 115 donne sono state uccise ossia una donna ogni 3 giorni, ogni 60 ore. Sono cifre spaventose, che la collettività tende a rimuovere. La stampa e i media contribuiscono a rompere il silenzio sulla violenza contro le donne e i minori, ma i casi di cronaca vengono spesso presentati come momenti di follia, isolati ed eccezionali. La realtà con cui si confrontano quotidianamente i centri antiviolenza purtroppo è un’altra. La violenza è la punta di un iceberg, disvela un mondo che non è abitato da strani uomini pazzi, ma da uomini comuni prigionieri di una cultura che ancora concepisce il rapporto tra uomo e donna essenzialmente come un rapporto di potere, un potere che non si vuol perdere e non si sa mettere in discussione. Gabriella Kustatscher Presidente associazione Gea centro di ascolto antiviolenza e casa delle donne
Alto Adige 29-11-12
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