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venerdì 23 novembre 2012

Olivia Guaraldo racconta il “desiderio” Visto dalle donne


Stasera alle 20.30 si parla di passioni private e civili Ospite d’eccezione una delle più importanti filosofe italiane 

La protagonista del secondo appuntamento della rassegna, è esponente di spicco del “pensiero della differenza di genere”

BOLZANO A Bolzano, presso il Centro Trevi di via Cappuccini, alle 20.30 si accenderanno le luci sul secondo appuntamento del “Cafè philosophique”. Il pubblico incontrerà la professoressa Olivia Guaraldo dell'Università di Verona, giovane e brillante docente presso l'ateneo veneto ma già figura di spicco del panorama del pensiero contemporaneo in Italia e non solo. Al centro dell'incontro vi sarà, nel contesto del ciclo tematico “Passioni: civili, private”, l'argomento certo sempre caldo del “desiderio”. Le domande dell'interlocutore, in questa occasione lo stesso curatore dell'iniziativa, Andrea Felis, verteranno infatti ad indagare su quella che è forse, più che una passione o un sentimento, l'autentica molla , la spinta dinamica, che guida l'essere umano a cercare qualcosa che appare esterno alla propria ristretta contingenza, ed a oltrepassare i propri limiti. Il pensiero filosofico rappresentato ai massimi livelli dalla docente veronese è infatti quello che più si è mosso in un corpo a corpo con tale problema e tema chiave del pensiero occidentale, e cioè la corrente del “pensiero della differenza”. Olivia Guaraldo infatti è l'esponente di spicco della seconda generazione di quel gruppo di filosofe che, alla fine degli anni Settanta con Adriana Cavarero, Luisa Muraro, Chiara Zamboni e Gloria Zanardo – oltre ad altre giovani intellettuali – diedero vita poi nel 1984 alla comunità filosofica “Diotima”, caso pressochè unico nella realtà filosofica italiana in tutta la sua storia, e per questo ancora oggi motivo di malcelata insofferenza in diversi ambienti accademici maschili, di un gruppo intellettuale femminile proteso ad interrogarsi sul tema cruciale del “pensare la differenza sessuale” dentro la cornice di una tradizione teorica tutta articolata attorno alla negazione della differenza, o all' apologia di un “indifferenziato” dai caratteri però storicamente maschili. La comunità filosofica infatti non ha solo messo in crisi un modello culturale, accademico e professionale legato ad una tradizione consolidata che ha teso ad escludere, o quantomeno a porre in condizione subalterna o decorativa, le donne in un universo concettuale ritenuto prerogativa maschile da 2000 anni di storia socio-culturale; ma ha posto le basi per un attacco diretto al cuore di un sistema di sapere, mettendo in discussione l'asse portante dell'intero edificio, e cioè il presunto universalismo asessuato di concetti della tradizione metafisica quali soggetto, essere, esistenza. In modo simmetrico rispetto ad altre esperienze internazionali – soprattutto degli Stati Uniti ma anche della vicina Germania – il collettivo Diotima ha avuto il merito di portare l'attenzione soprattutto, e non solo, verso l'ambito del pensiero politico: appare chiaro infatti che se la declinazione priva di genere di un principio astratto quale “essere” non comporta all'apparenza alcuna conseguenza sul terreno del rapporto fra gli individui (al maschile anche “individuo”!), la traduzione del concetto di “soggetto”, quando declinato dentro quella bipartizione di genere che in tutti i momenti della vita individuale e collettiva risulta invece così coinvolgente e determinante, assume ben altre caratteristiche. Parlare di “diritti” soggettivi, se sessuati, ha un effetto destabilizzante nei confronti di tutta una lunga tradizione sia culturale, ma anche politica e sociale, dell'occidente. Partendo da qui, e dai lavori pionieristici di Luce Irigaray, e pur affrontando le difficoltà di un lavoro di ricerca innovativo e radicale che ha conosciuto anche una crisi interna con la rottura del gruppo originario, i lavori successivi al 1987 di Cavarero, Muraro, Zamboni e Zanardo hanno costituito una pietra miliare sia per il pensiero femminista post-'68, che in generale per un percorso di ricerca teorica e filosofica – ma più spesso post-filosofica - ricco di sviluppi e in piena attività. Si tratta di un femminismo culturale e politico ben lontano dagli stereotipi cui molta opinione pubblica vetero- o neo-conservatrice ama rappresentare il composito universo del pensiero della differenza: la caricaturale immagine presa prestito più dalla vulgata che dalla realtà anche dei movimenti di liberazione della donna degli anni '60 o '70 non calza affatto alla generazione delle fondatrici ma anche delle più giovani ed attive ricercatrici. Con ruoli intellettuali influenti e robusti – la stessa Guaraldo ha recentemente preso posizione con altre ed altri sulla deriva italiana, con il profetico libro collettivo “Filosofia di Berlusconi” dell'inizio 2011- l'agguerrita compagine femminile della filosofia italiana contemporanea – da citare per tutte anche la italo-francese Michela Marzano, molto nota anche per le apparizioni televisive – è oggi quasi più presente dei colleghi maschi, quanto meno quelli giovani. Ma è una tendenza internazionale: ai tempi di Hannah Arendt, autrice per nulla femminista che però per la sua radicalità è un punto di partenza obbligato per una filosofia politica attenta alle conseguenze della messa in crisi dei postulati della tradizione, si gridò quasi al miracolo nel 1958 quando si vide che “The Human Condition” era stato scritto da una donna. Tranne poi scoprire che fra Simone Weil, la omonima de Bevoire, Maria Zambrano, Edith Stein, oltre alla grande pensatrice ebreo-tedesca naturalizzata americana, il pensiero critico-filosofico del Novecento era ricchissimo di donne. Oggi, il maggior filosofo morale vivente negli Stati Uniti si chiama Martha Nussbaum, ed ha poco più di 60 anni; ma segue a ruota Bonnie Honig, cinquantenne influente teorica della politica. Donne, giovani e meno giovani, e determinate.
Alto Adige 23-11-12

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