«Nel 75% dei casi la causa è il partner o l'ex partner, ma anche il padre. Dobbiamo alzare la voce»
di Valeria Frangipane
BOLZANO Si fa un gran parlare di donne emancipate
e ci si dimentica troppo spesso di tutte quelle che - anche in Alto
Adige - vengono picchiate e maltrattate dai mariti, dagli ex compagni,
dagli amici e dai padri. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in
tutta la provincia nell’ultimo anno 653 donne (389 altoatesine, 197
provenienti da paesi Ue ed extra Ue e 57 non identificate) hanno trovato
la forza di chiedere aiuto ai centri antiviolenza per informazioni
legali, consulenza specializzata e sostegno. Di queste 411 l’hanno fatto
per la prima volta. Ricordiamo anche che negli ultimi mesi 102 donne e
101 bambini sono stati costretti ad abbandonare la casa nella quale
vivevano per evitare violenza fisica e psichica e sono stati accolti
nelle 41 unità abitative gestite dal servizio Casa delle donne.
L’assessore. L'assessore alla famiglia Richard Theiner in occasione
della Giornata contro la violenza al femminile, che ricorre domani ha
presentato l’opuscolo “Anche tu puoi fare qualcosa” all’interno del
quale sono indicati i numeri verdi gratuiti di tutte le case delle donne
(attivi 365 giorni all'anno, 24 ore su 24) e gli indirizzi di contatto
per chi cerca sostegno ed informazioni (l'opuscolo sarà ora distribuito
presso i servizi delle Case delle Donne e può essere scaricato anche
dalla rubrica pubblicazioni al sito
www.provincia.bz.it/politiche-sociali). «Il problema è reale - precisa
Theiner - e non degno di una società civile è necessario, pertanto
prendere posizione e non distogliere lo sguardo». L’assessore ricorda
anche come nel 75% dei casi che il maltrattatore è il partner o l'ex
partner, ma anche il padre. La violenza non fa soffrire solamente le
donne colpite, ma provoca anche costi alti per la società e per le casse
pubbliche: costi per la polizia, la giustizia, per le strutture
sanitari, servizi sociali, per consulenze ecc. Le 5 case protette. Le
donne maltrattate devono sapere che non sono sole. A Bolzano possono
rivolgersi alla Casa delle donne ed al Centro antiviolenza di Via del
Ronco 21 (numero verde 800 276 433) attivo 24 ore su 24.0 - 24 h
(frau.gea@virgilio.it www.casadelledonnebz.it) ed agli alloggi protetti.
Per chiedere informazioni rivolgersi al numero verde 800 892 828 dal
lunedì al venerdì dalle 8 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17. sa-do: 0 -
24 h (info@hdgw.it www.hdgw.it). A Bressanone la Casa delle donne ed il
Centro antiviolenza si trovano in Via Stazione 27, in questo caso il
numero di telefono è 800 601 330 disponibile h24
(frauenhaus.brixen@bzgeis.org www.bzgeisacktal.it) Brunico ha invece
alloggi protetti e Centro antiviolenza in Via Paul von Sternbach 6 (tel.
800 310 303) (gw.bruneck@frauenhelfenfrauen.it
www.frauenhelfenfrauen.it/bruneck). Merano ha sia Casa delle donne che
Centro antiviolenza in Corso Libertà 184/A ( tel. 800 014 008)
(info@donnecontrolaviolenza.org www.donnecontrolaviolenza.org). La
marcia antiviolenza. Sono circa 400 le iscrizioni online alla corsa e
alla camminata di domani contro la violenza, organizzata dal Comune di
Bolzano. Sarà possibile iscriversi anche al mattino, prima della
partenza presso il Museion, prevista alle ore 10. La corsa, organizzata
in collaborazione con la Uisp ed e il Museion, si svolge su un percorso
di 5,2 km ed è rivolta agli sportivi, mentre è aperta a tutti la
camminata su un percorso di 2,6 km. Sul piazzale antistante il Museion,
saranno allestiti stand e un palco per le premiazioni e per alcune
perfomances artistiche. L’iscrizione costa 5 euro per gli adulti e 3
euro per i bambini under 14 comprensivo anche di un gadget (poncio
antipioggia). Un euro per ogni iscrizione raccolta sarà destinato al
fondo per la ricostruzione della casa per le donne de L’Aquila. Lo
striscione della Cgil. Uno striscione con la scritta “La violenza è una
sconfitta per tutti”, da oggi, sarà esposto sui muri di tutte le sedi
provinciali della Cgil. «Di fronte alla violenza di genere – ha spiegato
Doriana Pavanello - non si può abbassare la testa». Un fenomeno,
questo, che «per essere una realtà territorialmente limitata come la
nostra questi numeri devono costituire un allarme e un sollecito –
commenta Lorenzo Sola, segretario generale della Cgi - a mettere in
campo azioni preventive. C’è bisogno di impegno maggiore e di azioni su
molteplici piani sociale-culturale-mediatico-politico e istituzionale».
Alto Adige 24-11-12
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