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giovedì 24 maggio 2012

Urbanistica: norma illegittima per distanza fra palazzi



La Consulta: non si può ridurre la distanza di 10 metri tra edifici. Ricorsi in vista 

BOLZANO La distanza tra due edifici non è materia sui cui possa legiferare la Provincia: la competenza è statale e vale il decreto del 1968 che prevede 10 metri di distanza tra i palazzi. La Corte costituzionale ha emesso una sentenza che potrebbe rappresentare una rivoluzione. Con conseguenze imprevedibili. Ieri si sono incontrati gli avvocati dell’Ufficio legale della Provincia coi tecnici dell’urbanistica per fare il punto. La sentenza in sè si concentra su un aspetto minore, l’isolamento termico. Secondo la Consulta è illegittima la norma della legge urbanistica provinciale del 2011 che prevede una deroga «nella misura massima di 20 centimetri» rispetto «a quanto previsto dal codice civile» alle distanze tra edifici nel caso di cappotti per l’isolamento termico o di verande per l’uso di energia solare. Per la Consulta invece anche in questi casi bisogna rispettare la norma dei 10 metri. Ma, appunto, anche in questi casi. La Consulta afferma infatti che le distanze minime tra edifici riguardano il diritto privato e quindi sono in se stesse questioni di competenza statale.In altre parole: tutta la disciplina sulle distanze targata Provincia è illegittima. Teoricamente gli effetti potrebbero essere devastanti: qualsiasi cittadino che negli ultimi 20 anni (il periodo per cui è possibile presentare ricorso) si sia visto costruire accanto casa un edificio a meno di 10 metri potrebbe fare ricorso al Tar o al giudice ordinario. Quest’ultimo, in caso di ricorso fondato, potrebbe anche decidere per la demolizione - e il proprietario chiedere i danni al proprio Comune. In realtà le cose probabilmente non andranno così. Intanto perché a muoversi dovrebbe essere il singolo cittadino, che dovrebbe sobbarcarsi un’odissea legale. Poi perché il decreto nazionale dei 10 metri non vale ovunque: ne sono esentate le zone A (come il centro di Bolzano o Gries), C (le zone di espansione come Firmian o Casanova) e zone con specifici piani d’attuazione che abbiano variato il Puc (è il caso, controverso, del Museion). Ma ovunque ci sia stata una concessione edilizia in deroga, un vicino potrebbe fare ricorso. La prossima legge urbanistica dovrà recepire queste indicazioni. In questa fase di interregno le amministrazioni comunali saranno invitate a cautelarsi rilasciando concessioni edilizie solo col rispetto dei 10 metri di distanza. (m.r.)
Alto Adige 24-5-12

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