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domenica 13 maggio 2012

UN BELL’ESAME DI CONVIVENZA E DI MATURITA’



di ALBERTO FAUSTINI
Lo scetticismo - che qui non manca mai - ha lasciato spazio all’entusiasmo. Ci siamo fatti dolcemente contaminare (quasi) tutti. Sono state, per chi le ha vissute e organizzate, per chi ha voluto esserci, e anche per chi, come noi, ha voluto raccontarle con uno sforzo notevole eppure entusiasmante, giornate indimenticabili. Un lungo sabato del villaggio, ricco di attese, d'aspettative, d’emozioni, di ricordi, di pagine ritrovate. Non c’è un angolo di Bolzano che non si sia fatto prendere per mano da questi ragazzi. Perché, diciamocelo: gli alpini sono tutti ragazzi, a cominciare da quelli che hanno il volto coperto da lunghe barbe. Rigorosamente bianche: come la neve che hanno domato in anni lontani, come le pagine delle storie che hanno vissuto e che tramandano di adunata in adunata, come i volti affranti e preoccupati delle tante persone che hanno incontrato, aiutato, ristorato. Bolzano e l’Alto Adige hanno già superato la prova di maturità. Manca l'ultimo miglio: la grande sfilata di oggi. Ma le parole che si sono lette e sentite, le bandiere che hanno fileggiato (quasi) in ogni angolo del capoluogo, hanno già scritto un capitolo della storia di una comunità che ha saputo fare di quest'invasione un’unica, grande e irripetibile festa. Non si poteva chiedere di più - come ho già avuto modo di scrivere - alla politica, alla città, ai bolzanini e ai tanti alpini che non scorderanno facilmente un luogo come questo, giornate come queste, persone come queste. Qui, per ragioni storiche a tutti evidenti, la prova era, se possibile, più difficile. E per questo la grande testimonianza di convivenza e di rispetto vale ancora di più. Malgrado ricordi che sono spesso di carta vetrata e al di là delle tante fatiche rimaste come rughe nella memoria, ogni alpino ha scelto di tornare dove c’era la sua caserma, dove c’erano gli amici che aveva incontrato negli anni della formazione, negli anni della naia, negli anni di un’esperienza che si riempie di nuovi contenuti ogni volta che la si rievoca. Si sono trovati di fronte ad una realtà profondamente diversa, gli alpini che sono venuti qui tanti anni fa: questa volta sono stati accolti da una terra capace di costruire sulle radici della diffidenza forti rami di condivisione, di comprensione. Un cammino che non è finito. Ma che sembra finalmente in discesa. E’ una pagina importante, quella che s’è scritta nelle ultime ore, al di là di ogni retorica, oltre ogni polemica. Anche in tempo di crisi, anche in una stagione difficile come poche, c’è un’Italia bella e invisibile che ama la sua patria, un’Italia che sa ancora credere nel prossimo e nel futuro e che sa sorridere: anche delle sue cicatrici, anche delle sue cadute. Non è dunque solo un’adunata, quella sulla quale oggi calerà il sipario: è una sorta di testimone che passa di generazione in generazione, in una città orgogliosa della sua diversità ma felice di farsi travolgere da un’unica cascata di allegria tricolore. a.faustini@altoadige.it twitter : @albertofaustini
Alto Adige 13-5-12

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