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domenica 29 gennaio 2012
Firme contro le sale da gioco
In una serata pubblica il sindaco e i vertici del Ctcu hanno ribadito la loro contrarietà all’apertura
BRUNO CANALI
BRONZOLO. Con una petizione popolare avviata l’altra sera durante un’assemblea pubblica, Bronzolo e Centro tutela consumatori (Ctcu) dicono basta al proliferare di sale gioco dove tanta gente si rovina con slot machine, video lottery e videopoker. L’intenzione è quella di riuscire a fare massa critica, come hanno spiegato sia il sindaco Benedetto Zito che Maurizio Albrigo del Ctcu.
Il loro obiettivo, dichiarato nel corso della conferenza pubblica “anti sale gioco”, è costringere coloro che hanno responsabilità decisionali a valutare quella che oramai sta diventando una vera e propria emergenza sociale. A spiegare in quale drammatico abisso vanno a finire i giocatori patologici, è stata la psicologa Seresin, che ha parlato di dipendenza dal gioco del tutto simile a quella da droga o alcol. «Da noi arrivano persone che hanno perso tutto per il demone del gioco: soldi, famiglia, affetti. Si parla genericamente di “vizio del gioco” ma in realtà è una vera malattia, riconosciuta a livello medico. Le macchinette danno alle persone l’illusione di una gratificazione immediata, in realtà le stanno spingendo sempre più in un girone infernale che le stritolerà».
L’allarme, a Bronzolo, è scattato con la richiesta, da parte di un privato, di ristrutturazione dei locali di sua proprietà in via Nazionale, spazi a destinazione commerciale ma con richiesta del privato, accolta a suo tempo dal Comune nel 2009, di cambiarla in “destinazione libera”. Così i lavori sono iniziati e contemporaneamente ha iniziato a circolare anche l’ipotesi che proprio lì arriverà una sala gioco. E’ ben vero che è accanto alla scuola materna italiana e quindi in contrasto con ciò che prevede la legge provinciale che prescrive la istanza minima di 300 metri da scuole e centri giovanili, però si teme l’escamotage della “sala dedicata”, che potrebbe consentire di aggirare l’ostacolo e aprire. Il consiglio comunale si è anche affrettato ad approvare, all’unanimità, un decalogo a tutela di coloro che giocano con soldi, ma il sindaco Zito ha sempre sottolineato che, purtroppo, la competenza su questo genere di attività è dello Stato e che spetta alla Provincia il rilascio delle concessioni per eventuali sale gioco, ovviamente se i locali sono idonei per ospitarle.
«Occorre attivarsi - hanno affermato tutti i presenti all’assemblea dell’altra sera in municipio - per mettere in moto un movimento d’opinione che induca i nostri politici provinciali, e anche quelli statali, a rivedere tutto il settore e porre dei freni. Non fa differenza tra sale gioco e videopoker nei bar, perché in ogni caso si tratta di attività diseducative e dannose».
Il sindaco di Bronzolo ha annunciato di avere anche contattato l’avvocato Roffi, di Bologna, per capire quali e quanti strumenti legali vi siano per cercare di contrastare l’eventuale sbarco in paese della sala gioco. «Alla Provincia - ha aggiunto - chiediamo che, perlomeno, quando arrivano richieste di aperture delle sale gioco, si contattino i comuni interessati per un giudizio. Il Comune non ha strumenti per impedirlo e quando viene richiesta una concessione edilizia, se la documentazione è a posto non ci si può opporre più di tanto. Guardiamo anche con attenzione a ciò che ha fatto ad esempio il Comune di Bressanone, che ha promosso un ricorso al Tar per chiedere la sospensiva di una sala giochi».
Maurizio Albrigo ha confermato che la situazione sta degenerando, anche a livello provinciale, con sempre più gente che gioca soldi fino a rovinarsi del tutto. «Dobbiamo fare rete tutti insieme - ha detto - e pressioni sul Commissariato del Governo, sulla Questura e sulla Finanza, affinché attivino controlli rigidi su sale gioco e macchinette varie, per scoraggiarne almeno la proliferazione».
Alto Adige 29-1-12
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