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venerdì 3 agosto 2012

Violenza sulle donne l’Italia è in ritardo

di Roberta Corradini 
Lo squilibrio relazionale tra i sessi continua a generare situazioni di conflitto, con il mondo maschile che non accetta l’emancipazione femminile

Il 5 agosto è una data importante nel faticoso percorso normativo italiano di pari opportunità. Il Codice Rocco, il codice penale in vigore dal 1930, «legittimava» la violenza sulle donne, fidanzate, mogli, figlie, sorelle. Con la legge 442 del 5 agosto 1981 “Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore” sono state annullate le attenuanti nei delitti per difendere «l’onore proprio o della famiglia” ed è stato abrogato l’articolo che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale, qualora la vittima avesse acconsentito a sposare il suo stupratore. In Italia il percorso di pari opportunità è ancora ricco di ostacoli culturali e sociali e vi è la tendenza a leggere la violenza su due poli: la sua rappresentazione pubblica, cioè lo stupro, e la sua rappresentazione intima, la violenza domestica. La prima ora è stigmatizzata e condannata, la seconda meno, perché «tradizionalmente» ciò che accade all’interno della famiglia è considerato una questione privata (anche se vi è reato). La violenza più diffusa è quella che avviene all’interno delle mura domestiche: più del 70% degli autori sono uomini che le donne conoscono, di cui si fidano, che amano, con i quali hanno una relazione. La sua entità sottostimata manifesta la costanza del paradigma patriarcale. L’Italia è in ritardo nell’affrontare questo fenomeno: la Riforma del diritto di famiglia - con la quale fu abolita l'autorità maritale, cioè la liceità da parte del coniuge di far uso dello jus corrigendi è solo del 1975; il «delitto d’onore» - che dava attenuanti all’uomo per uxoricidio - e il «matrimonio riparatore» - che permetteva di cancellare la violenza sessuale – come detto, sono stati abrogati nel 1981; solo nel 1996 la violenza sessuale si «trasforma» da reato contro la morale e il buon costume in reato contro la persona e contro la libertà individuale. La violenza maschile sulle donne è la manifestazione dell’antica disuguaglianza di potere all’interno della relazione donna-uomo. Si parla di violenza di genere, cioè di una violenza collegata allo squilibrio relazionale tra i sessi e generata dal desiderio di controllo e di dominio da parte degli uomini sulle donne.Si deve guardare a questa violenza attraverso la lente dei diritti umani, perché alle donne sono negati i diritti fondamentali: alla vita, alla libertà, all’integrità fisica, alla dignità. La società occidentale, dopo due guerre mondiali, ha rivisto il concetto di dignità umana, affinché diventasse uno strumento di difesa per ogni persona, in ogni condizione, luogo e cultura. E' un principio che si trova nella Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e che è affermato – sottolineando la dimensione sociale della dignità – già nella Costituzione italiana. La violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne: è, al contrario, un problema di e della cittadinanza. Le donne continuano a essere vittime di violenza in maniera preoccupante: in Europa ogni giorno 7 donne sono uccise dai propri partner o ex partner. In Italia nel 2011 sono state uccise 120 donne e nel 2012 sono già 74. Donne morte per mano di uomo, solo perché donne.
Alto Adige 3-8-12

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