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lunedì 2 luglio 2012

Pérez Esquivel: «Riscoprire il valore della solidarietà»


L’INTERVISTA»OGGI A BOLZANO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE 

Domani, 3 luglio, il Nobel visiterà in mattinata la tomba di Josef Mayr-Nusser a Stella di Renon dove è prevista anche la presenza del resistente al nazismo Franz Thaler. Alla sera, alle 20,30 sarà a Trento, nella sala grande del Castello del Buonconsiglio, per un incontro di presentazione della biografia di Zilli organizzato dalla presidenza del Consiglio provinciale, che prima della serata ospiterà il Nobel per una visita a palazzo Trentini. Pubblichiamo in questa pagina un’ inervista a Esquivel fatta dal suo biografo Arturo Zilli in occasione di una intervista che gli fece poche settimane fa a Parigi. Il premio Nobel per la Pace, Adolfo Pérez Esquivel è stato un resistente alla dittatura argentina negli anni Settanta, imprigionato, torturato e denigrato come leader dell'opposizione. La prima biografia di Pérez Esquivel in italiano è stata scritta dal bolzanino Arturo Zilli dal titolo "Dio non uccide" ed è edita da "il Margine" di Trento.di Arturo Zilli Il premio Nobel per la Pace, Adolfo Pérez Esquivel oggi sarà a Bolzano e domani a Trento su invito del Centro per la Pace del capoluogo altoatesino per celebrarne i dieci anni di attività. Oggi il Nobel terrà un incontro pubblico alle ore 18 nel cortile della Lub, alla presenza del rettore Lorenz, per presentare la prima biografia in italiano opera del sottoscritto e dal titolo "Dio non uccide" edita da "il Margine" di Trento (prefazione della nota pacifista austriaca Hildegard Goss-Mayr). Per omaggiare la "bandiera dei diritti umani" - come Pérez Esquivel viene definito in America Latina - verranno anche due ospiti d'eccezione, il jazzista argentino (“erede di Piazzolla”, Juan Pablo Jofré Romarion, che dedicherà un concerto in onore del Nobel alle ore 21 (sempre alla Lub). Prima dell’incontro alla Lub Esquivel parteciperà alle ore 11 all'inaugurazione della mostra retrospettiva per i dieci anni del Centro Pace nella "sala matrimoni" situata nell'antico municipio sotto i portici e alle 14 incontrerà il presidente Durnwalder. Pérez Esquivel, il suo Paese, dopo la tragedia della dittatura e la farsa della democrazia neoliberista che vi condusse alla catastrofe, sembra vivere una nuova fase di relativa prosperità. Come è stato possibile? «Quando l’Argentina fallì, la gente era ovviamente disperata. Ma non tutto era perso. Riscoprimmo la solidarietà e la cultura - la letteratura, la musica, l’arte in generale - ci aiutò molto. Le assemblee popolari si trasformarono in feste. Riscoprimmo l’allegria e il piacere di stare insieme. Nelle “ollas populares”, sorta di grandi mense collettive, si mangiava insieme mettendo in comune quello che si aveva e si apprezzava di stare insieme e condividere i problemi ma anche momenti di sollievo e gioia. Questo per dire che oggi, qui in Italia e in Europa, dove si trema perché il futuro è imperscrutabile e sembra non ci siano prospettive, non tutto è perso. Lo è se lo siamo anche noi.. L’Europa si è dimenticata di come superò la miseria causata dalle due guerre mondiali, deve recuperare lo spirito di chi si mise assieme per ricostruire, a partire dalla collaborazione con gli altri, non del conflitto, della competizione o dell’esclusione». Come interpreta la crisi attuale? «Stiamo vivendo colpi di stato economico a causa della sottomissione della nostra società e politica all’economia virtuale. Ci sono due tipi di economia: una reale e una virtuale. Quella reale è fatta di lavoro, produzione, bisogni mercato e ridistribuzione. È quella conosciuta anche dal contadino che deve lavorare per produrre e mettere il prodotto nel mercato. Poi c’è quella speculativa e virtuale, della Borsa che sale e scende in decimi di secondo. Uno si impoverisce e l’altro accumula ricchezze inimmaginabili in pochissimo tempo. Io credo che oggi siamo soggetti all’economia virtuale. Bisogna invertire questo progetto perché è un progetto di dominazione». Lei è molto impegnato nella difesa dell’ambiente e delle risorse naturali. «Voglio ricordare Michelle Mitterand, la moglie dell’ex-presidente francese, che venne a visitarmi in Argentina e mi aiutò a sensibilizzare la autorità nazionali sul problema dell’acqua. L’acqua è un bene dell’umanità e non può essere privatizzata. Voi in Italia avete fatto un referendum. Questa è la direzione giusta, anche per il mio Paese, per le democrazie che si vogliono dire tali. Sulle risorse fondamentali, i beni comuni, non si può lasciare mano libera alla svendita da parte di governi di qualsiasi colore ma deve essere la popolazione che decide delle proprie ricchezze. Questa è l’essenza di quella che io chiamo “democrazia partecipativa” di contro alla “democrazia delegativa”». La globalizzazione non porta più democrazia o libertà? «In questa malintesa globalizzazione non tutto è di tutti. Tutto è di pochi. Bisogna fare attenzione all’uso delle parole. La sovranità della parola è importante, prima ancora di quella statale. Bisogna stare attenti che non ti rubino la possibilità di pensare ed esprimere i tuoi pensieri. Io faccio spesso riferimento alla “monocoltura della mente”. A metà degli anni ’40, il presidente Usa Truman cominciò a usare i termini sviluppo e sottosviluppo e noi oggi pensiamo che siano le parole basilari per definire i paesi. Di cosa stiamo parlando? Chi sviluppa cosa e cosa è necessario sviluppare. Una volta chiesi agli indigeni del Chiapas, eredi dei Maya, cosa intendessero loro con la parola “sviluppo”. Fecero due occhi così e mi chiesero a loro volta: “Cosa volete sviluppare voi?”. Poi aggiunsero che nella loro lingua non esisteva la parola. Chiaro, in quel senso l’aveva inventata Truman! Poi conclusero che in lingua quiché esisteva la parola “equilibrio”: con noi, con la madre terra, con il cosmo e con Dio. Quando si rompe questo equilibrio, allora si scatena la violenza. La civiltà occidentale ci indirizza a privilegiare lo “sviluppismo”. Noi conosciamo il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna di esse. Ecco quello che dobbiamo cominciare a ripensare in profondità».
Alto Adige 2-7-12

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