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martedì 1 maggio 2012

La grandine fa meno paura con reti e asicurazioni



Lo scorso anno, le grandinate che hanno interessato l’intera provincia non sono state particolarmente numerose, ma la violenza con cui si sono abbattute sui frutteti è stata particolarmente devastante . Per tre volte i proiettili di ghiaccio hanno picchiato duro: il 23 giugno proprio nella zona di Laives e Caldaro; il 27 agosto a Bolzano e Appiano; il 17 settembre, proprio alla vigilia del raccolto, in val Venosta, nelle campagne di Laces e Silandro.di Bruno Tonidandel

BASSA ATESINA Già in alcune zone montane della Bassa Atesina è comparsa la grandine con i suoi effetti disastrosi. Le genti dei campi un tempo, all’approssimarsi del pericolo che arrivava dal cielo, si mettevano nelle mani…del cielo stesso: pregavano e il sacrestano suonava a distesa le campane. Si pensava che l’onda sonora provocata dai bronzi potesse creare un urto dirompente all’interno delle nubi temporalesche facendole scaricare altrove. Poi, negli anni Sessanta, si è provato con i razzi antigrandine, una sorta di fuochi d’artificio indirizzati verso i cumuli carichi di ghiaccio, ma con scarsi risultati. Due soluzioni. Ora sono due gli antidoti contro il flagello che s’abbatte sulla terra durante i temporali: l’assicurazione e le coperture delle colture con particolari reti in materiale plastico. Sono due strumenti abbastanza efficaci ma purtroppo anche costosi. In questo periodo i frutticoltori si mettono in azione. Quanti hanno provveduto ad installare le reti, dopo averle arrotolate nei mesi invernali, le distendono in modo da coprire ben bene le piante sottostanti che ora, dopo la fioritura, hanno messo i primi frutticini. I frutticoltori che invece hanno preferito non adottare il metodo delle reti, in questo periodo provvedono alla stipula dei contratti di assicurazione presso varie compagnie o addirittura istituti bancari, selezionati dal Consorzio provinciale antigrandine, con sede a Terlano, che in realtà però si chiama Consorzio per la difesa delle colture agrarie dalle avversità atmosferiche in quanto copre anche danni provocati da altri eventi disastrosi, come brinate, tempeste di vento, inondazioni o siccità. In Alto Adige la coltura più assicurata è la mela: lo scorso anno sono stati sottoscritte polizze per proteggere 18.800 ettari di frutteti. Solo 1.300 ettari, il 6% sono stati in balia della grandine. I vigneti invece, visto che resistono maggiormente ai chicchi di grandine, vengono assicurati poco e non sono soggetti a nessuna copertura con reti. I costi. Per il direttore del Consorzio Antigrandine Heinrich Huber l’assicurazione in Alto Adige non costa tanto ed è molto più conveniente rispetto ad altre province italiane. Anche perché solamente un terzo del premio della polizza grava sul frutticoltore. Il resto è coperto da contributi europei, dallo Stato e dalla Provincia di Bolzano. Ovviamente il costo varia da zona a zona. L’installazione delle reti invece incide in modo molto più gravoso sul bilancio dell’agricoltore. Basti pensare che, mediamente per coprire un ettaro di frutteto sono necessari non meno di 20 mila euro e che le reti dopo una ventina di anni si devono sostituire. Sempre secondo il direttore Huber con i costi di arrotolamento e di ripiegamento delle coperture si coprono le spese della polizza assicurativa. Nella Bassa Atesina il 35% dei frutteti è sotto rete; più bassa invece la percentuale riguardante l’intero Alto Adige.
Alto Adige 30-4-12

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