di Emanuela Diodà*
Il Nostro Spazio-Ein Platz für uns è un’associazione di volontariato multiculturale che da vent’anni opera a Bolzano per l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione, per l’incontro con la sofferenza psichica e per “fare cultura” su quel dolore talvolta invisibile agli occhi, ma dirompente e devastante, capace di costruire muri invisibili e indistruttibili, che imprigionano, isolano, emarginano e condannano alla solitudine e al silenzio o a grida disperate. E’nata nel 1992 grazie all’intuizione, alla tenacia e alla fede di don Silvio Bortolamedi. Don Silvio ha intuito l’importanza della domanda che la Conferenza Episcopale del Triveneto nel 1990 aveva posto alla comunità: “La sofferenza psichica ci interpella: che fare?”. Con la tenacia e la delicatezza del suo operare don Silvio ha raccolto intorno a sé esperti e operatori del settore, sviluppando l’intuizione di Franco Basaglia secondo la quale “l’apertura dei manicomi implica necessariamente l’apertura della città”. Chi meglio del volontariato poteva diventare protagonista di questa “apertura della città”? Ma come “costruire ponti”, “passaggi”, “camminamenti” tra chi vive la sofferenza psichica, la solitudine, l’isolamento, la paura e chi pretende invece di chiuderla tra mura, affidandola esclusivamente a specialisti, perché la teme, la ignora, la evita, la giudica sconveniente, la stigmatizza, la disprezza? E’ stata una strada complessa, durata già più di vent’anni, fatta di grande entusiasmo, d’incontri straordinari e momenti di stanchezza, di grande impegno e di collaborazione con tante persone diverse per formazione, cultura, estrazione sociale, visioni del mondo e della vita, con istituzioni ed enti talvolta restii ad accettare la possibilità che il valore di ogni persona fosse aldilà del sintomo o della malattia e che casalinghe, pensionati, giovani, insegnanti – impegnati in un percorso di formazione costante e ricorrente – potessero diventare interlocutori, soggetti attivi nella accoglienza della sofferenza psichica e non solo “braccia solidali” al servizio dei servizi fondamentali per coadiuvarli nell’assistenza alle persone malate. Don Silvio ha sempre sostenuto la scelta di un cammino di cittadinanza attiva, partecipando alle attività di progettazione e di formazione, supportando nella prima fase le relazioni non sempre facili con le istituzioni, affermando la necessità di costituire un’associazione autonoma e favorendo il sostegno anche economico della Caritas nella fase costitutiva dell’associazione. E’ sempre stato presente alle assemblee alle quali prendevano parte ed intervenivano con proposte, domande, richieste, speranze per il futuro e desideri anche i partecipanti alle attività de “Il Nostro Spazio-Ein Platz für uns”. Ci ha sempre aiutato a superare con fiducia ed energia le difficoltà e le stanchezze, riconoscendo nella fragilità il sigillo autentico della dimensione umana. Ci siamo incamminati lungo un sentiero comune, un lungo percorso di conversione, “per una nuova ecologia della mente”, per passare dalla ricerca del superamento dei limiti ad un nuovo rispetto dei limiti, alla riscoperta della semplicità e della frugalità. Diventare più lenti, più profondi, più amichevoli: lo auspicava anche Alexander Langer, grande amico della nostra associazione. Per superare la fatica e la paura di affrontare un compito molto rischioso anche San Cristoforo ha avuto bisogno di una spinta positiva. E’ la rinuncia alla forza per mettersi al servizio del bambino, del piccolo, del fragile, dell’indifeso, del futuro. E’ un bambino che racchiude in sé il senso profondo della fragilità umana e del suo futuro: è la piccola e tenera idea che si possa vivere in “mondi possibili per tutti”. Proprio le vite che portano il segno tangibile della caducità rappresentano il futuro dell’umanità intera. Riconoscere, tutelare, valorizzare quelle fragilità è un compito spesso così difficile da sembrare impossibile, ma è anche la vera sfida del volontariato che si fa ponte tra mondi diversi, che si fa tenace traghettatore di speranze.Limpido brilla il sole su creature mortali,gli uomini al loro prossimo diventano sensibiliassetati di compagnia - scriveva Janet Frame dal confine della sofferenza psichica.Grazie, Don Silvio. Grazie per averci insegnato a costruire insieme ponti di speranza. Emanuela Diodà *Presidente Associazione Il Nostro Spazio BOLZANO

Nessun commento:
Posta un commento