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martedì 14 febbraio 2012

La crisi dei giovani e l’aiuto «adulto»


MYRIAM GANDOLFI*

Vuoi la crisi economica, vuoi la crisi dei cervelli creativi: dal design delle auto, allo stile dell’abbigliamento, al ritorno alla natura è di gran moda rovistare in soffitte e cantine, dare una spolverata e riciclare in mercatini e in negozi vintage. La commistione tra vecchio e nuovo è l’ultima tendenza e nulla di male ci sarebbe se l’onesto commerciante chiarisse così cosa è autentico e cosa è taroccato. Ma quando questo fenomeno si trasferisce alla salute e in particolare alla salute mentale la faccenda si fa molto più seria e non si risolve con il rischio di una banale fregatura economica. Chissà se chi si fa portavoce di non meglio specificati”esperti” conosce la storia della neuropsichiatria infantile in Alto Adige (ma anche quella riportata dalla Comunità scientifica) e dello sforzo culturale, professionale ed etico di chi si è fatto carico della sofferenza espressa da minori, dai loro fratelli e sorelle e dai loro genitori. A partire dalla fine degli anni 1970 personaggi del calibro di Antonio Dattoli, Giuseppe Mengarda e Diego Uvietta hanno cominciato a rivoluzionare Servizi e metodi di cura e a raccogliere intorno a sé medici, psicologi, terapisti e personale sanitario di diverse formazioni allo scopo di creare una base e poi un progetto su scala provinciale che consentisse di offrire l’intervento più idoneo nel massimo rispetto di quella che è la complessa e stupefacente realtà di un bambino. Tutto ciò senza dimenticare che per un minore, il rapporto con i propri genitori e familiari è la cosa più importante e che si trascinerà in lui per tutta la vita. Non occorre né scomodare Freud né aver letto la montagna di letteratura scientifica, anche non psicanalitica, in proposito per saperlo. Chi onestamente e con attenzione si occupi di minori tocca con mano questa evidenza quotidianamente. Stupisce perciò scoprire che qualcuno, che dovrebbe avere una quindicinale esperienza in materia, ritenga che “i minori siano amanti della sregolatezza” e ignori che la loro “sregolatezza” rappresenta sempre una richiesta di risposte chiare e coerenti da parte degli adulti. Questi sono infatti molto esperti nell’usare raccomandazioni e parole altisonanti, ma sono poco propensi a trasformarle in atti.
Chi si occupa di psicopatologia del bambino e dell’adolescente (la scrivente lo fa ininterrottamente dal settembre 1976) impara in fretta a chiedere agli adulti di riferimento (genitori, insegnati, educatori, ecc.) “Lei sa fare e mantenere nel tempo quello che pretende dal bambino/ragazzo?”.
Resto perciò desolata e preoccupata che “le nuove sfide” previste ci facciano piombare indietro di 40 anni. Ma resto ancora più allibita per la genericità e approssimazione con cui numeri e parole vengono lanciati in aria come le carte da gioco di un illusionista.
Qualche settimana fa è andato nuovamente in onda uno struggente spettacolo-documentario di Marco Paolini: Ausmerzen. Anche allora a promuovere le “moderne” forme di cura per i minori furono psichiatri progressisti. Certamente all’inizio erano tutti in buona fede. La differenza tra allora ed oggi è che loro non avevano storia di conoscenza alle spalle, noi sì.
Voglio perciò sperare che gli Operatori chiamati ad occuparsi del diritto alla salute mentale e perciò alla vita di tutti i minori e dei loro famigliari siano veramente competenti in: diagnosi differenziale dello sviluppo funzionale, psicomotorio, intellettivo ed emotivo dei minori e delle teorie e tecniche psicoterapeutiche. Che non confondano la mente (complessa, multiforme e non esprimibile in un numero o in una formula chimica) con il cervello (che al contrario può essere fotografato, “tracciato”, “tac-izzato”, controllato farmacologicamente).
L’uno e l’altro aspetto sono fondamentali per la vita dell’uomo e per un cucciolo in crescita ancora di più: ma devono essere trattati con la consapevolezza della complessità dei loro intrecci.
Comunque se sempre di più i cittadini hanno compreso che devono conoscere la qualità del cibo di cui si nutrono, dell’aria e dell’acqua che li circondano, delle scelte sull’uso del territorio, vorrà dire che si attrezzeranno anche per il controllo della competenza e preparazione di chi pretende di avere il potere di scavalcare con facilità il delicato confine che separa la responsabilità del sanitario nella cura della salute pubblica e il rispetto dell’inviolabilità della libertà della persona e dei genitori nella scelta e accettazione dei vari percorsi di cura, come è sancito dalla nostra Costituzione. E’ francamente seccante pensare che ci venga propinato come ultimo e innovativo rimedio della scienza e della tecnica un rimedio della nonna che, poiché scaduto, è anche tossico.
Myriam Gandolfi * Presidente dell’Ordine degli Psicologi  
Alto Adige 14-2-12

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