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sabato 28 gennaio 2012

«Il Mart? Democratico e generoso»


Cristiana Collu indica le strade del suo lavoro alla guida del museo 

ELISABETTA RIZZIOLI
Assumo la direzione sostituendo Gabriella Belli con affetto e gratitudine - ha dichiarato ieri mattina davanti ad una piccola folla di addetti ai lavori, istituzioni e operatori culturali - Cristiana Collu, la nuova direttrice del Mart, nel momento del suo insediemento ufficiale alla guida del museo.
 Per la Belli un pensiero riconoscente: «Per la mia generazione è stata un esempio di come si porta al successo un museo.
 Qui in Trentino non mi sento un’ospite. Vivrò qui a Rovereto, e faccio già parte di questa comunità. Finora ho impiegato tutto il mio tempo per incontrare e parlare con le persone, e ho trovato uno staff davvero accogliente. Il Mart è una specie di gigante discreto, e io lo immagino come un museo in ascolto e in dialogo, che sappia essere non solo un crocevia ma anche un diffusore.
 Voglio dare al mio lavoro un’impronta di responsabilità verso il futuro, evitando accuratamente di fare del museo un’industria della nostalgia».
 Cristiana Collu ha sottolineato che esiste un programma espositivo per il 2012, elaborato dalla precedente direzione.
 «E’ un programma che condivido - ha detto Collu - e che mi darà lo spazio per intervenire con ulteriori progetti. Un museo però non fa solo mostre.
 Va data centralità agli archivi, alla collezione e alla biblioteca, che dovranno essere accessibili alla comunità».
 Rispondendo ad alcune domande sui risultati in termini di ingressi relativi al 2011, Franco Bernabè ha dichiarato che il Mart ha superato la soglia dei 300.000 ingressi annui.
 «Si tratta del doppio del livello indicato come soglia del successo quando il Mart era ancora da costruire - ha dichiarato Bernabè - e ne siamo molto soddisfatti.
 Allo stesso tempo, va chiarito che non vogliamo fare mostre di cassetta solo per aumentare gli ingressi».
 Nell’occasione è stato presentato un nuovo logo del Mart, ispirato al decennale, che accompagnerà per tutto il 2012 la comunicazione del museo.
 Dichiarando di voler lavorare per un museo «democratico, generoso, in ascolto e in dialogo», la Collu richiesta in merito a quale misura intenda impiegare per ricollegarsi all’imponente eredità lasciata da Gabriella Belli ha affabilmente e perspicacemente risposto che si tratta invero di un’imponente eredità.
 Un’eredità nei confronti della quale si possono riscontrare notevoli elementi di tangenza nonché di discontinuità (se non altro generazionale).
 Ma la nuova direttrice del Mart non percepisce certo l’eredità come un peso, quanto piuttosto quale base di partenza per il proprio lavoro, con un accresciuto e consapevole senso di responsabilità in merito al passato ed al futuro.
 E redità di iniziative, di imprese e di collezioni da conservare e trasmettere in continuità, aggiungendo in sintonia la propria “cifra” e “specialità” personali, ovvero il proprio modo di intendere ed agire.
 A riprova di ciò basti considerare il progetto espositivo “Postmodernismo. Stile e sovversione 1970-1990” in programma al Mart di Rovereto partire dal prossimo 25 febbraio che dopo il successo della grande mostra realizzata nel 2009 “Cold War - La Guerra Fredda 1945-1970” si aprirà all’insegna di un doppio livello di continuità: voluto dalla Belli per continuare anzitutto la prestigiosa collaborazione fra il Mart ed il Victoria and Albert Museum di Londra, nonché l’evento precedente, la mostra esplorerà il concetto di Postdernismo emerso prepotentemente in un primo momento nella cultura architettonica internazionale e poi diffuso ai più ampi ambiti culturali a partire dagli anni Settanta, linguaggio peraltro da tempo apprezzato e condiviso dalla Collu ancora prima di avere notizia dell’afferenza del medesimo al programma espositivo del museo del quale sarebbe diventata direttrice.
 Premesso di non ispirarsi ad alcun modello nella gestione il Mart (“Sono per gli antimodelli”, ha detto, la Collu ritiene giusto guardarsi intorno. I modelli hanno invero una loro specificità e non si possono applicare altrove pretendendo l’ottenimento dei medesimi risultati.
 Dichiara altresì che non rinuncerebbe per alcuna ragione all’“autonomia” in senso letterale e taslato, anzitutto professionale, nonché a quella di sentirsi chiamata in prima persona a rispondere ed essere al contempo garante.
 All’idea che Nuoro e Rovereto possano essere considerate secondo senso comune due realtà periferiche, la Collu preferisce considerare entrambe quali posizioni eccentriche, dotate ciascuna di una propria identità spiccata ed inequivocabilmente propulsiva.
 In ordine alla definizione pronunciata da Botta circa l’erigenda Biblioteca di Ateneo di Trento come “una cattedrale laica del sapere”, alla nuova direttrice del Mart piace pensare di poter immaginare, o in futuro definire, il Mart come “una cattedrale laica delle Arti”. Un concetto decisamente interessante che sembra destinato ad aprire interessanti confronti.
Alto Adige 28-1-12

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