’LUdc «spinge» la Guarda in giunta
MASSIMILIANO BONA
LAIVES. «L’Udc è contraria al prevalere delle logiche familiari in politica e quindi escludo che Alessandro Folchini entri in giunta come assessore esterno e che la moglie, Claudia Guarda, resti al tempo stesso in consiglio»: Angelo Gennaccaro, segretario del partito, risponde così alla polemica innescata dal Pdl. «Mi piacerebbe che la Guarda, la pià votata nella nostra lista, entrasse nell’esecutivo».
Gennaccaro junior sta vivendo un periodo fortunato: si è laureato da pochi giorni in editoria e giornalismo a Verona e ha vinto da un paio di settimane il congresso provinciale dell’Udc, diventando il nuovo segretario del partito. Essendo il figlio di Francesco Gennaccaro, ex consigliere comunale a Bolzano, c’è chi lo ha accusato di averla spuntata proprio per il prevalere di “logiche familiari“. Paradossalmente la prima grana del nuovo corso in casa Udc è legata proprio alla scelta del nuovo assessore comunale di Laives. La più votata è Claudia Guarda, apprezzata farmacista vicina alla gente, ma nell’opposizione c’è chi è convinto che a spuntarla - forse per la maggiore esperienza politica - sarà il marito Alessandro Folchini. In lizza, in realtà, c’è anche Enzo Guderzo, noto per l’impegno nel mondo del volontariato.
L’accusa del Pdl è pesante: nell’Udc, fresco di congresso, prevalgono “logiche familiari“ nella spartizione delle poltrone. Cosa ne pensa il nuovo segretario provinciale?
«Direi che è un colpo basso e soprattutto gratuito. L’Udc rifiuta, infatti, il prevalere delle logiche familiari. So che a Laives si discute da settimane di questa eventualità, ma essendo stato eletto da poco sono entrato nelle trattative a giochi quasi fatti».
Ma lei sta dalla parte di Folchini, che in passato è stato anche presidente del consiglio comunale a Laives, o della moglie?
«Folchini è una persona valida e un politico esperto ma ritengo che la moglie, Claudia Guarda, alla luce delle preferenze raccolte, dovrebbe essere felice di entrare in giunta. Ha ottenuto tanti consensi anche per la sua vicinanza alla gente».
Dice questo per evitare speculazioni politiche?
«Sì, anche. Non possiamo certo passare, come ha sostenuto ieri il Pdl, per coloro “che entrano nell’esecutivo soltanto in un quadro di spartizione delle poltrone su indicazione dei partiti“».
C’è chi le rimprovera di essere diventato segretario provinciale con il contributo, dietro le quinte, di suo padre Francesco. È vero?
«Assolutamente no. Mio padre mi ha tramesso la passione per la politica, ma avrebbe preferito che non mi candidassi. Le malelingue sono arrivate persino a parlare del clan dei calabresi: sono affermazioni ridicole».
Alto Adige 5-12-11
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