
Emilio Salgari, la macchina dei sogni senza tempo
ELSA MüLLER
Sono ormai un vinto... Vi saluto spezzando la penna. Così Emilio Salgari, il popolare scrittore di avventure, educatore dei sogni giovanili di generazioni di italiani, prendeva commiato dai suoi lettori, dai familiari e dagli editori, dai quali si sentiva - non sempre a ragione - sfruttato. Lo trovarono in un boschetto alla periferia di Torino, con ventre squarciato secondo l’agghiacciante rituale dell’harakiri giapponese, il 25 aprile 1911. Nella ricorrenza del centenario della morte è uscita finalmente una biografia accuratamente documentata del romanziere, che spazza via fantasie e luoghi comuni ormai consolidati, dal titolo “Emilio Salgari, la macchina dei sogni”; autori Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi, docente di storia del fumetto all’università ed ex-bibliotecario alla Civica di Verona il primo, uomo di scuola e studioso di letteratura popolare il secondo, appassionati salgariani entrambi.
Il libro - particolarmente ricca la parte iniziale, riguardante il periodo veronese del romanziere fino all’età di 30 anni - segue l’evoluzione professionale e personale dello scrittore, mentre sono meno ricchi di notizie riguardanti la vita privata sua e della sua famiglia i capitoli successivi; l’ultimo decennio - foriero della tragedia incombente - è documentato efficacemente dall’abile montaggio della corrispondenza tra l’autore e l’ultimo suo editore, il fiorentino Bemporad. Salgari era entrato a pieno titolo nell’elite degli scrittori italiani pubblicati dall’autore fiorentino, anzi era l’autore di punta, il più amato, il più diffuso e, naturalmente il meglio pagato. I soldi, però non bastavano mai. Sarà che Salgari e la mogli Ida erano pessimi amministratori, ma una famiglia con quattro figli costa, e poi c’era da curare la moglie malata di nervi e sofferente dopo un aborto gemellare e la figlia, malata di tisi. A quanto pare anche la famiglia d’origine della moglie gravava sul bilancio familiare. Povero Salgari, che ambiva a ben altri stili di vita simili a quelli dei suoi eroi, umiliato a dover spiegare alla moglie in convalescenza presso il fratello che “di pane abbiamo speso solo 8,60 lire perchè ne faccio portare due chili ogni due giorni” e” dal calzolaio resta da pagare poco, una miseria E la mamma ha restituito le 7 lire. Ma nonostante tutto, si mangia bene”. Il contrasto più stridente e alla fine insopportabile tra la miseria quotidiana e il sogno, aggravato dalla nevrastenia e da seri disturbi alla vista, l’incubo dell’esaurimento della fantasia, ma soprattutto il trauma per il ricovero della moglie in ospedale psichiatrico tra gli indigenti, perchè il celebre scrittore non aveva i soldi per sistemarla in una casa di cura privata: queste le ragioni con cui finora si tentava di spiegare il tragico gesto del romanziere. I biografi Gallo e Bonomi, invece, propongono un’altra chiave di lettura, quella di un conflitto di coppia, insorto dopo l’esaurimento della carica erotica che in entrambi, lui Leone lei Scorpione, assumeva il carattere di travolgente passione, ma non garantiva a lungo un affiatamento profondo tale da tenere vincolate due vite. Il libro, di piacevole lettura, offre spunti inediti anche per gli studiosi, ma viene appesantito dall’eccessivo carico di note: cento pagine di richiami, frutto di diligenti ricerche, pur interessanti. Su 350 di testo sono troppe, anche perchè difficili da rintracciare, non essendo i capitoli numerati e le note tutte raggruppate in coda. Una revisione - magari inglobando le note più importanti nel testo in una prossima edizione - non guasterebbe.
Claudio Gallo-Giuseppe Bonomi Emilio Salgari. La macchina dei sogni, BUR, euro 12.
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