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giovedì 1 novembre 2012

“Troiane”, si avvicina il giorno del debutto


di Massimo Bertoldi

BOLZANO Cresce l’attesa per “Troiane” di Euripide, spettacolo scelto dal Teatro Stabile di Bolzano per l’inaugurazione della stagione 2012/13. Il debutto è fissato l’8 novembre nel Teatro Comunale (repliche fino a domenica 11, poi tournèe regionale e nazionale). Rappresentata per la prima volta nel 415 a.C. nell’ambito di una trilogia legata alla guerra di Troia, che comprendeva anche “Alessandro” e “Palamede” (oggi perduti), la tragedia probabilmente dovette provocare una certa tensione nell’attento ed esigente pubblico ateniese: pochi mesi prima, in piena guerra del Peloponneso, l’esercito ateniese aveva saccheggiato l’isola di Melo, ucciso tutti gli uomini e ridotto in schiavitù donne e bambini. Con coraggio e coscienza civica, venata da un evidente antimilitarismo, Euripide trasferisce la testimonianza, il dolore e la disperazione dei vinti in un testo teatrale di straordinaria delicatezza nella scrittura e nell’organizzazione del materiale narrativo, ora assunto da un altro capitolo cruciale dell’imperialismo ateniese: la caduta, dopo una lunga guerra, della città di Troia. Gli uomini sono morti, la città è “solo fumo e incendi”, i “templi degli dei sono un lago di sangue”, le donne prigioniere attendono di essere assegnate come schiave ai vincitori. Euripide in “Troiane” assume il punto di vista dei vinti, dei deboli, ossia delle donne, e adotta una prospettiva narrativa attenta a cogliere i meccanismi della crudeltà connessa alla guerra, che, oltre a produrre carneficine e distruzioni, uccide affetti e sentimenti, culture, tradizioni e spiritualità religiose. Così le protagoniste del capolavoro in questione diventano figure universali, esprimono il destino di emarginazione e sottomissione degli sconfitti, là dove c’è o c’è stata una guerra. E’ la sorte che tocca a Ecuba, la vecchia regina di Troia, che geme e piange distesa a terra (“Di chi sarò schiava? In quale paese?”), in attesa di sapere che diventerà schiava di Odisseo. La figlia Polissena sarà immolata sulla tomba di Achille. Altra preda ambita, Cassandra, diventerà l’amante forzata di Agamennone. A Neottolemo, figlio di Achille, è destinata Andromaca, straziata dal ricordo di Ettore morto, alla quale i Greci sottraggono il figlio Atianatte per ucciderlo e buttarlo giù dalle mura. Entra in scena la causa di tante sciagure, la splendida Elena, che Menelao, suo marito, vuole riportare in patria per ucciderla e così vendicare le tante vite greche stroncate per colpa sua. Infine, dopo aver ricomposto il corpicino straziato del nipote, Ecuba con le altre prigioniere si avvia verso le navi greche, mentre la città crolla tra le fiamme. Così commenta il Coro: “Scomparirà anche il nome della nostra patria. Tutto finisce in un modo o nell’altro: Troia non esiste più”. Si completa la catastrofe, ora regnerà solo la morte. “Troiane” di Euripide è una tragedia di delicato e intenso dolore interiorizzato nell’anima delle protagoniste che cercano di proteggere almeno la propria dignità dalle barbarie prodotte da una civiltà cosiddetta civile.
Alto Adige 1-11-12

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