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venerdì 2 novembre 2012
La sfida di Daniel abiti ecologici, «senza sfruttare nessuno»
La sua azienda - con sede a Laives - usa materiali naturali «L’economia senza etica non ha futuro, distrugge il pianeta»
di Fabio Zamboni wBOLZANO A 26 anni è amministratore delegato o, come dice lui, “ceo” (chief executive officer). Ma non è un figlio di papà lanciato in orbita in puro stile Trota. Daniel Tocca, giovanissimo industriale bolzanino, ha creato e guida assieme a altri due soci bolzanini una piccola, curiosa e ambiziosa azienda che produce abbigliamento ecologico, ovvero abiti realizzati con materiali naturali in Paesi che non sfruttano minorenni e che non inquinano con coloranti nocivi e altre lavorazioni a rischio. La ditta si chiama Re-bello, produce T-shirt , maglie e felpe con fibre naturali come il bamboo, l’eucalipto e il cotone organico. Ha sede a Laives e in due anni è cresciuta parecchio. Un’avventura tutta made in South Tyrol. «Eh sì. E nasce dalla mia passione per l’ecologia. Quando ho deciso che da “grande” avrei creato una mia azienda, ho pensato subito un concetto nuovo e forte di ecologia, di sostenibilità. Il “food”, l’alimentazione, ormai è inflazionato, e allora ho pensato all’abbigliamento, settore in cui l’ambiente è minacciato dall’intero mercato e da Paesi che come Cina e India inquinano fiumi e mari con sostanze chimiche, oltre che sfruttare selvaggiamente la manodopera. Con i miei soci Emanuele Bacchin e Daniel Sperandio ho scoperto di poter utilizzare nuovi materiali, ora spetta a noi convincere la gente che l’ecologia va applicata in tutti i settori. Per incuriosire, abbiamo scelto anche delle etichette naturalissime: sono in cacca di elefante. Ma come fa un ragazzo a creare un’azienda a soli 24 anni? Curriculum, prego. Nato a Bolzano nell’agosto 1985 da mamma badiota e papà romano. Scuole tedesche e poi laurea in Economia a Verona , con due Erasmus in Finlandia e in Spagna per due anni. E poi master in “creazione d’impresa” a Rotterdam. In quattro anni tre esperienze all’estero. E’ fondamentale. Dopo le superiori dicevo: non mi fermerò in questa piccola città. Poi, una volta fatte tutte queste esperienze all’estero, ho scelto di tornare pur avendo ottime chances in Olanda, dove lavoravo alla Ibm. Perché? Ma perché ho pensato che decollare in un posto che conosco bene, con solidi punti di riferimento e sapendo come muovermi, sarebbe stato più facile. Scelta vincente? Decisamente sì, a partire dal fatto che nel raggio di pochi chilometri ho tre mercati: quello locale, quello svizzero con quaranta punti vendita, quello austriaco con quindici punti. E in Italia ormai siamo dappertutto. E poi la Provincia aiuta chi inizia con 30 mila euro d’investimento. Pregi e difetti dell’Alto Adige? Qui è ottima la mentalità commerciale. Ed è quella che mi colpisce per prima quando cerco nuovi mercati. E’ interessante la differenza fra italiani e svizzeri, ad esempio: gli italiani sono molto aperti all’inizio, cioè fanno ordini importanti ma poi diventano diffidenti. Gli svizzeri sono molto diffidenti all’inizio e poi ti spalancano le porte. Parlando della vita quotidiana, invece, qui mi manca la vita brillante di Rotterdam, ma in compenso tutti i miei migliori amici sono di qua. E c’è la mia famiglia: mia sorella lavora anche lei nel campo della moda: è responsabile marketing alla Salewa. Re-Bello: che significa? Unisce due parole: ribelle e bello. Cioè un ribelle positivo, il nostro modo di ribellarci al conformismo di un mercato senza scrupoli. E funziona? Direi di sì: a Bolzano abbiamo due punti vendita: da Oberrauch e al Black Jack di via Leonardo da Vinci, ma in Europa abbiamo ormai centinaia di negozi che vendono la nostra produzione. L’azienda è partita con un designer bolzanino, Daniele Zenoni ,e ora ne fa lavorare diversi. E a Pineta di Laives nella nostra sede lavorano sei persone. Abbiamo iniziato con le T-shirt ma nel 2013 produrremo anche pantaloni e camicie. E il target giovanile si è allargato agli adulti. Materiali raffinati, prezzi esagerati? Produrre con certi materiali che sono anche anallergici, costa ovviamente di più. E poi entriamo in negozi di un certo livello, quindi i prezzi non sono quelli delle grandi catene. Ma non sono esagerati. Ma perché uno dovrebbe comperare Re-bello? Colpisce l’idea nuova, ecologica, i filati morbidi come il bamboo , che sembra seta. Bisogna toccare, per capire. E che cosa ci faceva Daniel Tocca o al recente Festival dell’Innovazione? Il Tis, il polo dell’innovazione, ci aiuta molto, risponde a tutte le nostre domande. Risolve ogni nostro dubbio sulla gestione dell’azienda; qualche servizio si paga ma è una collaborazione preziosa. Ad esempio per le certificazioni e per la burocrazia. Ti evitano un sacco di errori. Dove volete arrivare? L’obiettivo è da un lato far crescere l’azienda, dall’altro far passare davvero il messaggio della moda consapevole, ecologica. . La moda è uno dei settori più inquinanti e quando sulla Terra saremo dieci miliardi, o avremo fatto passi avanti o non ci sarà futuro.
Alto Adige 2-11-12
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