| Testimoni del maltrattamento di un bambino, o a conoscenza del traffico di foto pornografiche che ritraggono bambini nel computer di un conoscente; ecco i numeri da chiamare per chiedere l’intervento dell’associazione La Strada o della Polizia postale: HelpLine per l’infanzia (numero verde gratuito) 800-832-842; centrale operativa della Polizia postale di Bolzano 0471-531410. |
| di Riccardo Valletti BOLZANO Vista con gli occhi di un bambino, l’isola felice altoatesina non è poi molto diversa dalle altre regioni italiane. Stessi maltrattamenti, adescamenti e abusi che altrove. Il bilancio delle attività dell’associazione La Strada, presentato ieri alle scuole Vittorio Alfieri di via Parma in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia, parla chiaro: il saldo a ottobre parla di 82 chiamate alla helpline per denunciare altrettanti maltrattamenti a Bolzano, di cui uno su cinque fisico o a scopo sessuale, a danno di un bambino nel suo ambiente familiare. Il datosi aggrava poi del numero di arresti per pedofilia, già dieci quest’anno, operati a seguito di indagini internazionali della Polizia postale. Insomma il problema più grande di un bambino, era e rimane l’adulto, spesso quello che gli sta più vicino. «E non si tratta di questioni ristrette a sottogruppi culturali - spiega il responsabile del centro studi dell’associazione - il problema è equamente distribuito tra tutte la nazionalità». Le chiamate arrivano dai vicini spaventati dalle urla dei bambini attraverso le mura domestiche, «il 99% delle chiamate arriva da adulti, a volte da amici e compagni di scuola». La classe diventa allora il centro di tutela e di educazione ai propri diritti, e all’insegnante spetta il compito di traghettare il piccolo dall’innocenza alla consapevolezza. «La scuola - spiega la dirigente scolastica delle Alfieri Laura Cocciardi - è spesso l’istituzione a cui viene demandata dalle famiglie l’educazione alla cittadinanza dei ragazzi, noi cerchiamo di intervenire attivando progetti interdisciplinari, spesso creativi, che stimolino gli alunni ad acquisire coscienza dei loro diritti e doveri, perché solo in questo modo possono essere pienamente consapevoli di quello che sta succedendo loro, in caso di molestie o adescamenti o peggio». La Giornata mondiale serve proprio a questo: «quando venne scritta e firmata la convenzione dei diritti dell’infanzia - spiega la professoressa Giovanna Pellicanò - si riconobbero al bambino non solo i diritti universali in quanto persona, ma venne schermato di una ulteriore protezione riconoscendogli uno status superiore». Ma questo nella quotidianità spesso non avviene, e i casi in cui il bambino si deve confrontare con esperienze nefaste si moltiplicano. «Uno dei nostri progetti principali - spiega la professoressa - si riferisce all’uso responsabile di internet tra le mura domestiche; troppo spesso i bambini vengono lasciati da soli al computer, e in certi casi sono anche in possesso dei dati delle carte di credito dei genitori». Nell’epoca dei nativi digitali, conferma l’ispettore della Polizia postale Corrado Palmarin, «l’educazione all’uso responsabile di internet serve più ai genitori che ai ragazzi; in queste occasioni speriamo sempre di trovare un folto numero di adulti verso i quali rivolgere il messaggio di maggiore rigore». Internet, spesso considerato la panacea di tutti i mali, nell’idea dei ragazzi diventa una misteriosa doppia presenza, bianca e nera, intorno alla quale si muovono molti punti interrogativi. «Nell’arco di quest’anno abbiamo già arrestato dieci persone che trafficavano in rete con materiale pedopornografico - spiega Palmarin - ma sono innumerevoli i rischi adescamento, furto di identità, tentativi di ottenere fotografie e collegamenti via webcam». Il messaggio arriva forte e chiaro ai genitori, «dovete esserci, di più e meglio». |
Alto Adige 21-11-12
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