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domenica 7 ottobre 2012
La grande festa degli Sconsumatori
Dal sapone fatto in casa al mercato “diretto” dei piccoli produttori: in migliaia a Mareccio coi Gruppi di acquisto solidale
di Fabio Zamboni
BOLZANO Una settimana fa, con il primo Festival dell'innovazione, Bolzano ha fatto un passo in avanti verso il futuro. Ieri, con la prima Skonsumofesta, ne ha fatto uno indietro ma per farne parecchi in avanti. Castel Mareccio _ sede non casuale e non solo affascinante, per un balzo in un passato che si propone come futuro _ ha ospitato migliaia di persone coinvolte, o anche solo interessate o incuriosite, dal mondo del biologico, del consumo consapevole, dei prodotti ecosostenibili ed equosolidali. Un altro mondo, un'altra Bolzano, non quella sensibile al richiamo dei centri commerciali aperti anche la domenica, ma piuttosto quella disposta a organizzarsi in piccoli gruppi per curare l'acquisto e in certi casi la produzione di prodotti biologici, controllati alla fonte e acquistati direttamente dal produttore. L’altra Bolzano. Mentre cioè, tanto per fare un esempio, Supermercati Poli in questi giorni regala buoni spesa validi solamente la domenica, l'”altra" città che non è più formata da pochi fanatici ma da famiglie consapevoli e decise a mangiare meglio e a vivere più sane, si sono ritrovate alla prima "Festa dei Gas e Fiera del tessile eco-sostenibile". In realtà i Gruppi GAS (Gruppo acquisto solidale) da alcuni anni si ritrovano per la loro festa, lo scorso anno a Merano e l'anno prima a Bronzolo, ma quella di ieri è stata la prima manifestazione di questa portata e oltretutto la prima aperta alla Fiera del tessile, con una cornice importante di laboratori per bambini adulti, conferenze e presentazione di documentari e di libri. Ecosostenibile persino la musica, con una band acustica dal repertorio delicatamente country. Sconsumatori in bici. Che ci sia interesse per questa manifestazione, sostenuta dal Comune con l'ospitalità nel castello e con i gazebo per gli stand all'aperto, lo si capisce già alle 10 del mattino quando la coda di auto verso il parcheggio del castello arriva su via dei Vanga. E che sia un mondo nuovo, lo si capisce invece dalle centinaia di biciclette appoggiate ovunque in prossimità della festa. Appena entrati, ci fa da guida Oreste De Luca, ideatore e organizzatore della festa assieme a Roberto De Felice ed Elisa Nicoli (ci scuseranno gli altri volontari non citati): «Faccio parte del Gruppo Gas "Pachamama", che significa Madreterra. In tutto l'Alto Adige i gruppi sono 26, di cui 16 a Bolzano. Il primo è nato sei anni fa ma si stanno moltiplicando. Non ci sono iscrizioni ufficiali, quote associative, regolamenti burocratici: lo scopo è quello di condividere questo interesse a consumare diversamente e meglio, controllare la produzione, stimolare le coltivazioni bio, creare una filiera cortissima. Ma anche organizzare manifestazioni come questa, con lo scopo di divulgare una nuova cultura. Perché _ ci spiega De Luca _ gestire i gruppi Gas significa anche socializzare, condividere scelte legate al benessere». E ci mostra, negli spazi all'aperto, la bancarella di verdura del maso Munter di Sarentino, quella dei prodotti di farro di Folie (Prato alle Stelvio), i prodotti alimentari di Equosud, rete di produttori calabresi affrancatisi dal controllo della n'drangheta. E poi l'immenso paiolo della polenta da abbinare, a pranzo, al menù vegano o a quello tradizionale. I formaggi arrivano dalla val di Sole, altri prodotti bio e la cucina sono gestiti da Pius Rungger del ristoro Bios di Campodazzo. Sul lato sud del castello, la fiera del tessile ecosostenibile: vestiti e intimo, tutto certificato. All'ingresso, l'infopoint per chi vuole saperne di più sui gruppi Gas e per chi desidera iscriversi ai vari laboratori di autoproduzione (sapone, detergenti, cosmetici, tutta la filiera della lana, e ancora il pane e la pasta). Le donne folk. C'è la Bolzano che è già convertita, quella che è incuriosita, e a gestire banchetti e laboratori donne di tutte le età che sfoggiano vestitoni folk, sciarpe colorate e accessori di feltro. Sono le ecologiste della prima ora, che adesso scoprono di non essere più degli ufo, circondate come sono da famiglie intere disposte a fare un passo indietro nella corsa a un progresso e a una modernità non più sostenibili. Nella corte, bambini che tingono la lana, donne che fanno la maglia o filano la lana, pastori che tosano pecore. Al primo piano, in attesa delle conferenze, si proietta un documentario sulla sostenibilità della produzione di abbigliamento. Nell'ala sul al primo piano, c’è Monica dell’ Oew di Bressanone che illustra la folle filiera di un paio di jeans commerciali che percorrono 39 mila km prima di arrivare sul mercato. E c’è Gianna, di Bolzano, che ha orizzonti meno ambiziosi ma che con alcune amiche dimostra come si può praticare il riuso di oggetti e abiti dismessi. Anche loro sono Sconsumatrici, e sanno che se qualcosa piano piano sta cambiando è anche un po’ merito loro.
Alto Adige 7-10-12
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