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mercoledì 17 ottobre 2012

Cento anni di Bolzano raccontati in superotto


Il Duomo bombardato, le mucche a Gries, il trenino del Renon, le Semirurali Domani al Filmclub, poi il Centro audiovisivi affiderà le immagini a un dvd 

di Fabio Zamboni
BOLZANO C'è Walther von der Vogelweide che “vola” da via Marconi a piazza Walther, sorretto dalle gru. E al posto dei raffinati condominii di via Vittorio Veneto ci sono le mucche, in quello che era il Foro boario. Non c'è invece la funivia del Renon, e infatti si vede il trenino che sferraglia fino in piazza Walther con le stesse carrozze che ancora oggi sull'altopiano sfoggiano la domenica o nelle grandi occasioni. E ancora: scena di vita quotidiana alle Semirurali, e gli elefanti del circo che negli anni Sessanta sfilano nelle vie del centro senza subire manifestazioni di ambientalisti. Tutto questo e molto altro sta dentro un filmato di 50 minuti che il Centro audiovisivi della Provincia (Cultura tedesca) ha raccolto per proiettare domani sera al Filmclub e affidare poi definitivamente a un dvd che nel 2013 verrà ceduto gratuitamente a chi ne farà richiesta. "Bolzano città in movimento" raccoglie immagini di privati cittadini esclusivamente nei formati 8 e super8, dal 1912 fino a quando la pellicola amatoriale è sopravvissuta, ovvero una trentina d'anni or sono. E la curiosità è tanta, al punto che le due proiezioni (gratuite) in programma domani sera alle ore 20 nelle sale 1 e 2 del Filmcub di via Streiter sono già esaurite e già ne è stata programmata una terza per il 29 ottobre alle ore 18 (prenotazioni: 0471 059090). È Marlene Huber, del Centro audiovisivi di via Hofer, a raccontarci la genesi di questo documentario: «È un progetto interregionale finanziato dall'Unione europea. "La vita in movimento", questo il titolo dell’intera iniziativa, è un'idea della Ripartizione cultura tedesca in sinergia con due partner del Bundesland Tirolo, il Museum Ferdinandeum di Innsbruck e un'associazione privata che raggruppa i "cronisti" del Tirolo, quelli che registrano la piccola storia locale. Fra il 2009 e il 2011 abbiamo raccolto materiale, dopo aver bandito un concorso invitando gli altoatesini a prestarci le loro immagini d'epoca». Hanno aderito in molti? «La risposta è stata sorprendente. È stato un grosso lavoro, comunque affascinante. Il materiale è stato selezionato e riversato in digitale da due ditte che hanno vinto la gara d'appalto, una germanica e la bolzanina Dapalmer Film. Al progetto, con me e il tecnico Alexander Werth, hanno collaborato Konrad Faltner e Ingo Dejaco. Abbiamo raccolto circa 1500 filmati». C'era un tema portante, un fil rouge? «Il concorso era diviso in categorie tematiche: famiglia, lavoro, cultura, usi e costumi, storia contemporanea e film fiction». Solo bianconero e solo muto? «No, molto bianconero ma anche il primo colore. Molti dei filmati avevano il parlato, ma nella maggior parte dei casi abbiamo preferito commentare le immagini con musiche scelte da Manni Pardeller. Abbiamo ristretto il campo al formato 8 e super8 per valorizzare il fascino della pellicola, che molti non hanno abbandonato nemmeno negli anni ’80». Immagini solo bolzanine? «Certo, perché quelle di altre località le abbiamo già prodotte e proiettate quest’anno: a Bressanone in gennaio, a Proves in aprile, a Lana in maggio e a Luson lo scorso luglio. Dappertutto la stessa reazione:durante la proieizone la gente guarda e commenta col vicino, si scambia ricordi, favorita anche dal fatto che c’è pochissimo parlato. Comunque nel nostro archivio ci sono filmati di quasi tutti i comuni, e sono a disposizione. Le prime immagini del documentario sul capoluogo sono quelle di un breve spot pubblicitario su Bolzano città turistica e di cura, realizzato da una casa cinematografica locale, la Sascha Film. È il filmato più antico: 1912. Altre cose interessanti sono la ricostruzione del Duomo danneggiato dalle bombe della guerra, e poi scene di bambini che negli anni Settanta escono dalla scuola di Gries e si avviano a piedi nelle campagne. Dove oggi è tutto cemento...». 
Alto Adige 17-10-12

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