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martedì 25 settembre 2012

Virgolo abbandonato tra vandalismi e rifiuti


La recinzione serve a poco: tutta l’area versa nel degrado totale Così muore la collina di Bolzano, vittima dei veti incrociati e dell’incuria 

BOLZANO I blocchi della piscina sono stati presi a martellate, il trampolino sta in piedi per miracolo, nella vasca vuota c’è di tutto, i graffiti sulle pareti fanno quasi tenerezza. Il resto è abbandono e marciume: sul fondo ogni sorta di immondizia. Gli spogliatoi sono stati sfondati. Porte, tavoli, oggetti di ogni tipo, sparsi nei prati. I quadri elettrici divelti e seminati sui campi da tennis ormai mangiati dalle erbacce. La terrazza con “la vista più incredibile sulla città” non esiste più. Può Bolzano permettersi il lusso di mandare in malora la sua collina? Evidentemente sì. Basta scavalcare la rete di recinzione per vedere cosa sta succedendo. Il Virgolo è a un punto di non ritorno. I due alberghi dove negli anni Cinquanta si andava a ballare sono una groviera: le finestre murate, sfondate da chi entra per dormirci la notte. La rete fatta sistemare tutta intorno dai proprietari non serve a niente. Qualcuno ha costruito una specie di scaletta. Scavalcare è un gioco da ragazzi. Dentro è l’abbandono totale, il vandalismo puro. Devi stare attento a dove metti i piedi tra ferri, chiodi, escrementi. Sia chiaro: questa è proprietà privata, e la “proprietà” può farci quello che vuole, ma qui dentro c’è anche la memoria di generazioni intere di bolzanini. «Vedere uno spreco del genere - dicono dai masi accanto - fa male al cuore. Siamo rimasti soli. La notte ci chiudiamo dentro perché circola di tutto». E’ l’aria di abbandono, da “ultima stazione” a far morire lentamente la collina. Il destino del Virgolo è segnato da molto tempo, il declino è durato diversi decenni. Fino al 2009 ci pensavano i volontari del “Circolo tennis” a mantenere un minimo di decoro: i campi puliti, la piscina aperta d’estate. Un pugno di pensionati di Oltrisarco che ancora ci credeva. Vigilavano e rendevano la collina fruibile. Tagliavano le erbacce, cambiavano il cloro all’acqua. Davano vita. Impedivano che i boschi intorno fossero solo un tana per balordi. Poi il Circolo è stato cacciato. La proprietà (un pool di imprenditori che fa capo al costruttore Vittorio Repetto) aveva progetti ambiziosi. Forse quel pezzo di terra collegato alla città da una stradina improponibile poteva - finalmente- fruttare qualcosa. La via l’aveva indicata Durnwalder nel 2005 durante la campagna elettorale del primo Spagnolli: “Che spreco lassù, fai qualcosa”, aveva quasi ordinato a Gigi. Durnwalder aveva già in testa la Disneyland dei Thun a forma di angioletto. Ma non aveva fatto i conti con l’inerzia di Bolzano, una città immobile, incapace di decidere. Sul Virgolo - per quasi dieci anni - si è giocata una partita sterile, finita senza vincitori. Il progetto Thun si è arenato contro il muro ambientalista. Il muro ambientalista - che vorrebbe tenere la collina così com’è, regno di serpi e uccelli - non è stato in grado di offrire un’alternativa al degrado . In mezzo, un’amministrazione che non riesce a trovare un compromesso onorevole tra interesse pubblico e privato, e un “delegato per il Virgolo”, Rudi Benedikter, che in tempi dove in vicolo Gumer si tagliano anche le biro , ha presentato (febbraio 2012) un “progetto di rilancio” da 44 milioni di euro. Ma in attesa dei 44 milioni, non si potrebbe ridare il parco al Circolo Tennis?

Alto Adige 24-9-12

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