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venerdì 7 settembre 2012
Terreno a Pineta, Magagna non molla
«Chi ha commesso l’errore deve trovare una soluzione che non sia l’iter infinito dell’esproprio»
di Bruno Canali
LAIVES Franco Magagna (La Civica), congliere comunale di maggioranza che insieme al collega Christof Inama (Svp) ha aperto una nuova crepa nela giunta comunale di Laives, non molla: sul terreno di Pineta, il cui (per ora) mancato acquisto da parte del Comune ha scatenato la rabbia dei due, non vuole mollare. E nonostante i chiarimenti del sindaco Liliana Di Fede, riportati nei giorni scorsi, Magagna arriva a parlare di “malcelato raggiro”. «Quella del terreno - ribadisce Franco Magagna - non è che la punta di un iceberg che evidenzia quanta difficoltà incontri l'amministrazione nel superare gli ostacoli che si contrappongono al normale svolgimento dell’attività amministrativa. Come consiglieri pretendiamo che tale situazione venga superata, non a parole, ma con atti concreti e con tempi certificati, diversamente come potremmo mai uniformarci a un apparato che, anche se non per sua sola responsabilità diretta, risulta da oltre due anni improduttivo». E qui Magagna torna a ricordare i passi fatti per l'acquisto del terreno accanto al parco di Pineta, un iter avviato nel 2011 contattando il conte Toggenburg che ne è proprietario e quindi Durnwalder per avere il contributo e così arrivare alla creazione di una piccola zona ricreativa, che con la realizzazione del ponte pedociclabile verso la Galizia diventerebbe un punto d’incontro tra giovani di Laives e Pineta. «Trattando con le parti - ricorda Magagna - arrivammo al risultato: la disponibilità del conte a vendere a un prezzo interessante per il Comune; il contributo di Durnwalder e la promessa della locale Cassa rurale di sponsorizzare le attrezzature sportive per l'area in questione, un'opportunità irripetibile per il Comune. In questi giorni invece abbiamo appreso che il conte Toggenburg, dopo vana attesa di conferme dal Comune, avrebbe stipulato un accordo preliminare con un privato. Per noi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: tutto il lavoro per nulla, con la necessità di rimangiarci tutto quanto affermato? Per noi una sofferenza indicibile. Ora non chiediamo la testa di nessuno, ma chi ha commesso l’errore deve rimediare e trovare una soluzione che non sia l’iter infinito di un esproprio, ma essendo probabilmente tutto questo frutto di un malcelato raggiro, si trovi la soluzione politica immediata, dopodiché ognuno si assumerà le proprie responsabilità».
Alto Adige 3-9-12
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