Bolzano, oggi al teatro Cristallo la serata organizzata dal Centro per la Pace
di Luca Sticcotti
Stasera al Teatro Cristallo sarà ospite del Centro per la Pace don Andrea Gallo, prete degli ultimi, personaggio controcorrente più volte ospite di programmi televisivi di successo e per la prima volta a Bolzano. Don Gallo è fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al porto di Genova e fu compagno di strada di Fabrizio De André. La serata al Cristallo è intitolata “Il vangelo di un utopista”, come uno dei tanti libri che don Gallo ha scritto per tessere le fila del suo impegno civile. Sul palco salirà anche Andrea Maffei con una versione “pocket” della sua Spritz Band, per rendere omaggio con alcune canzoni di De Andrè a don Gallo e alla sua Genova. L’incontro avrà inizio alle ore 20.30 e sarà ad ingresso libero. I biglietti, gratuiti, saranno distribuiti a partire dalle 19.30 e saranno prenotabili chiamando il numero 0471 202016. Don Andrea, questo per l’Italia non è un momento facile. Quanto dobbiamo preoccuparci? Io sono un cristiano e un prete: il mio compito è quello di coniugare l’impegno con l’adesione a Gesù, al suo vangelo e alla mia chiesa. Ma in questo momento dove ho occasione di verificare ed appoggiare la mia fede? Nella mia chiesa che ogni tanto mi chiama, solo a fare delle crociate contro questo o contro quello? E’ per questo che io con l’amore del semplice pretino di strada mi rivolgo alla mia chiesa, così come hanno fatto recentemente ben 311 teologi scrivendo al papa e facendo una serie di proposte di cambiamento. In questo senso anche la dipartita del cardinal Martini è stato un messaggio forte alla nostra madre chiesa. Dovete capire che io a 15 anni io ero già in marina e in questi giorni soffro terribilmente perché ho vissuto di persona l’8 settembre. Eravamo sradicati; mio fratello per un periodo fu anche sergente del genio a Bolzano, poi in Russia prima di entrare nella resistenza. Io in quegli anni acquisii i valori che oggi segnano la mia strada in giro per l’Italia e per il mondo. Voglio scoprire se è vero che siamo credenti, ma innanzitutto affermate che è soprattutto importante essere credibili. Girando per l’Italia si scopre che da Roma in giù i servizi sociali stanno completamente scomparendo e che anche da Roma in su un po’ più lentamente sta succedendo la stessa cosa. Lo facciamo per salvare chi? L’Europa? Le banche? All’interno della chiesa italiana la Sua è una posizione molto particolare. Tra l’altro Lei ama definirsi presbitero e non sacerdote. Perché questa distinzione? Nella chiesa non ci sono consacrazioni ma solo ordinazioni. Di sacro c’è solo Dio. E ordine significa che uno si impegna per il servizio della comunità, per essere in ascolto e in dialogo. Il Concilio ci ha offerto in questo senso molte vie, dicendoci anche che la chiesa è “semper reformanda”. Non si capisce allora la sordità di fronte ai 311 teologi: per me il papa è il successore di Pietro e presiede alla carità universale. Sul sacerdozio femminile ha però detto che nostro Signore non ci ha indicato di ordinare le donne. Ebbene: io credo che nostro Signore non abbia nemmeno indicato di fare la banca dello Ior. Lei ha vissuto parte della sua vita all’interno delle carceri italiane, oggi affollate da “clandestini” e tossicodipendenti. C’è una complicità generale e siamo tutti inadempienti: ormai il problema in Italia della cosiddetta tossicodipendenza ha 40 anni. E’ una strage mafiosa ed è facile dimostrarlo. Innanzitutto occorre conoscere la legge vigente: fu approvata per alzata di mano, senza nessuna discussione. Passò come un emendamento in un parlamento che aveva fretta di approvare, a fine legislatura una legge sui giochi olimpici di Torino, una grande torta in cui tutti potevano mangiare. La legge Giovanardi sulla tossicodipendenza passò all’interno di un articolo dedicato all’antidoping. Sue conseguenze sono il decadimento dei Sert e la scomparsa della prevenzione a scuola. Nel 2006 solo una facoltà di Farmacologia si prese la briga di denunciare la non scientificità del provvedimento. Se lo avessero fatto tutte le altre facoltà, gli enti, la chiesa, oggi non ci troveremmo ora in questa situazione. A comandare è dunque la mafia sulla scia di un concetto elaborato in seguito ad una sorta di indagine di mercato, compiuta 50 anni orsono. La base è la demonizzazione della sostanza e noi credenti dovremmo subito obiettare che non ha senso demonizzare le piante del nostro creatore. Il resto va da sè: demonizzando la sostanza si criminalizza chi la usa, non occorre essere psicologi per capirlo. La stessa cosa era successa qualche secolo fa con il caffè: lo avevano definito "la "bevanda diabolica” e chi a era sorpreso in fragrante mentre la beveva, veniva tagliata una mano. Io fumo il sigaro e sulle scatole c’è scritto “il fumo uccide”. Mi spiegate allora perché i sigari sono legali? La droga è illegale, ok, e cosa abbiamo risolto? Le piantagioni, illegali, sono in aumento e sono naturalmente collegate con raffinerie, anch’esse illegali, ed un commercio capillare. Naturalmente il tutto è “fatturato” in nero, richiedendo il riciclaggio che è illegale pure lui. L’ultima conseguenza di questo meccanismo, la più grave, è la mancata garanzia sulla qualità del “prodotto”. Lo Stato non può controllare nulla, non può far scrivere gli ingredienti sul prodotto, non può arginare le forme di abuso. Lo Stato dovrebbe educare al rispetto per la propria vita, non mandare in carcere. Oggi non vengono più nemmeno sostenuti gli ingressi in comunità. E pensare che un detenuto costa quasi 300 euro al giorno, mentre le comunità hanno delle diarie che non superano i 70. Fanno battaglie sulla salute e sul diritto alla vita, ma non ascoltano il grido di coloro che da sempre si occupano dei tossicodipendenti, come don Ciotti. Don Andrea, che dire dell’attuale crisi della politica? Ogni anno nel giorno di Ognissanti al cimitero monumentale di Milano si ricordano tutti i caduti partigiani. E’ un segno dell’unità d’Italia: lì vennero sepolti i militari italiani del Meridione che avevano rifiutato di entrare nell’esercito nazifascista. Nel 1945 le famiglie meridionali non avevano i soldi per trasferire al sud le salme dei loro cari. Nel 2009 il vicario di Tettamanzi, che era malato, disse che oggi “la democrazia è in eutanasia”. A dirlo non è stato Lenin o un anarchico. Occorre ripartire dagli ultimi, superando egoismo, individualismo, orgoglio, superbia, e questa vita al di sopra delle nostre possibilità. Il consumismo ci ha fiaccati tutti ma le tracce per uscirne le abbiamo. E’ ora di iniziare a seguirle.
Alto Adige 12-9-12
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