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giovedì 23 agosto 2012
Nuove infrastrutture al via con la defiscalizzazione e la sterilizzaione dell’Iva, riduzione degli aeroporti, autostrada Orte-Mestre in dirittura al Cipe
di Vindice Lecis
ROMA Nuove infrastrutture al via con la defiscalizzazione e la sterilizzaione dell’Iva, riduzione degli aeroporti, autostrada Orte-Mestre in dirittura al Cipe. Il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia annuncia una parte delle misure del governo per lo sviluppo che saranno discusse e approvate dal consiglio dei ministri a settembre. «Sto lavorando ad una defiscalizzazione per le nuove infrastrutture - ha detto durante il Meeting ciellino di Rimini - per le quali si accerti che non sono sostenibili, sotto un profilo economico e finanziario, con l’attuale gravame di Iva». E’ solo un annuncio ma Ciaccia ha spiegato che la misura potrebbe essere contenuta in un prossimo disegno di legge. «Su questo dobbiamo intervenire e questo proporrò ai colleghi di governo. Penso alla sterilizzazione totale dell’Iva. Qusto potrebbe avere un impatto di 5-6 punti sul pil e può favorire la creazione di centinaia di posti di lavoro» entro il 2020. Soddisfatto il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi: «Puntare in modo deciso sull’utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che condividiamo pienamente». Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, è prudente: «Bisognera valutare la compatibilità finanziaria ed europea di una misura che riguardi l'iva». Altro annuncio: la riduzione del numero degli aeroporti, una misura che sarà contenuta nel piano nazionale che dovrà trovare conclusione entro l’anno. L’ipotesi è quella di un drastico taglio. «Non è tollerabile che vi sia una quantità di aeroporti che non corrispondono ad una logica e a un’esigenza dell’economia» ha commentato Ciaccia. Molti scali, in effetti, hanno un traffico cargo e passeggeri irrisorio o nullo e, spesso, sono il simbolo di scelte clientelari. I circa sessanta aeroporti sono attualmente suddivisi in strategici, primari e complementari. I 14 aeroporti strategici non corrono rischi: sono gli scali che, a prescindere dal volume di traffico, si riferiscono a un ampio bacino e sono in grado di garantire infrastrutture. Tra questi figurano Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Milano Linate, Pisa. Anche i 10 aeroporti primari non hanno problemi, pur presentando caratteristiche diverse: a prescindere dal volume di traffico hanno una serie di limitazioni infrastrutturali ma soddisfano ugualmente una domanda di traffico imponente e sussidiaria. Nessun declassamento ad esempio per Alghero e Olbia, Genova, Torino, Trieste, Treviso. A rischio invece i 24 aeroporti complementari che rispondono a una domanda di traffico di scala locale anche in zone remote. Potrebbe abbattersi la mannaia su Aosta, Albenga, Brescia, Bolzano, Comiso, Cuneo, Forlì, Elba, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Ciampino, Salerno, Siena, Pescara e altri. Questi aeroporti complementari non presentano requisiti rispondenti a fattori di sviluppo ma possono svolgere nel medio-lungo periodo il ruolo di riserve di capacità di quote aggiuntive di traffico di uno o più scali di riferimento. «Dobbiamo recuperare risorse - ha spiegato ancora il viceministro Ciaccia - ed evitare gli sprechi e per questo il piano nazionale degli aeroporti è ormai in pista da parecchio tempo. La filosofia è quella della riduzione degli aeroporti ma quello che stiamo studiando non è esattamente la stessa cosa». Il principio generale sarà «distinguere aeroporti nazionali e di servizio in una visione europea». Nel pacchetto di annunci Ciaccia inserisce anche quello relativo al collegamento autostradale Orte-Mestre. La prossima riunione del Cipe affronterà il dossier, un lavoro da dieci miliardi di euro di cui si parla da anni.
Il governo ha “salvato” l’aeroporto di Bolzano
Il ministro dei Trasporti Passera lo inserisce nell’elenco degli scali strategici Soddisfatto Pan: «Abbiamo parlato e ha capito. Collegamenti con l’Est europeo»
di Orfeo Donatini
BOLZANO L’aeroporto di Bolzano torna tra gli scali “strategici” per l’Italia. Nel piano elaborato dal ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture Corrado Passera, infatti, l’aeroporto altoatesino è inserito tra i 30-40 poli da mantenere in attività, in particolare per completare la rete infrastrutturale del Nord-Est e per soddisfare le esigenze del turismo locale. «È la conferma di quanto abbiamo sempre detto - sostiene con soddisfazione l’assessore provinciale ai trasporti Thomas Widmann - e ciò conferma anche in pieno tutti i nostri obiettivi di potenziamento della struttura dell’Abd. Contrariamente a quanto sempre sostenuto dai Verdi, devo dire che non era certo un caso se il governo a suo tempo ci ha chiesto un Master plan per lo sviluppo del nostro scalo. Ora la decisione del ministro Passera per noi costituisce una grande riconoscimento rispetto alla validità del nostro progetto giudicato congruo e coerente anche dal governo». «Il ministro Passera ha accolto in pieno gli spunti del nostro colloquio in occasione del convegno “Infrastrutture del Nordest per l’Italia” organizzato dalle associazioni degli industriali di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige», commenta per parte sua il presidente di Assimprenditori Alto Adige, Stefan Pan. «Nel lungo colloquio personale con il ministro, avvenuto in seguito al convegno tenutosi ad inizio luglio a Venezia - sottolinea ancora Pan - avevo sottolineato l’importanza dell’area che fa riferimento all’Alto Adige come ponte tra il Nord ed il Sud dell’Europa, ribadendo la centralità della provincia altoatesina in un contesto più ampio come quello del Nord-Est italiano. La nostra area può diventare infatti un crocevia strategico per l’intero territorio, fungendo sia da collegamento lungo l’asse Nord-Sud, sia da porta di accesso privilegiata verso l’Europa Orientale». Assimprenditori Alto Adige accoglie, quindi, con piena soddisfazione il mutato orientamento nei confronti dell’aeroporto di Bolzano che in un precedente studio commissionato dal governo era stato indicato tra quelli a rischio chiusura. «Se anche in un periodo di risparmi come quello attuale, lo scalo viene definito strategico dal governo - conclude il presidente Pan di Assimprenditori Alto Adige - significa che è stata recepita la nostra posizione che vede nell’aeroporto un’infrastruttura vitale per garantire all’Alto Adige quella competitività ed apertura del territorio necessarie non solo per l’economia, ma per tutta la società altoatesina». La scelta del governo ora con ogni probabilità è destinata a costituire anche quell’elemento di certezza sul futuro dello scalo che è alla base della riflessione in corso da parte della Provincia di Trento alla quale il presidente Durnwalder ha offerto il 30% del capitale sociale dell’ABD. «Si tratta di un’infrastruttura di livello regionale - aveva sostenuto l’assessore provinciale altoatesino Widmann - e per questo siamo intenzionati ad offrire la possibilità alla Provincia di Trento di partecipare al progetto rispetto al quale stiamo perfezionando per altro alcuni passaggi davvero strategici come l’allungamento della pista per renderla agibile a velivoli con una maggiore portata fino a 70 posti, e soprattutto la nuova gara europea per il nuovo vettore che dovrà collegarci non solo con Roma ma anche con Vienna e Francoforte».
Alto Adige 23-8-12
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