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giovedì 19 luglio 2012
«Quote rosa violate, illegittimo il cda Ae»
Sentenza del Tar. In consiglio nessuna donna tra i 5 membri. Spagnolli: faremo ricorso
BOLZANO Il consiglio di amministrazione di AE è "illegittimo". Il Tar altoatesino presieduto dal giudice Lorenza Pantozzi ha dato ragione ieri al ricorso del Comitato Pari Opportunità che a firma della sua presidentessa Ulrike Oberhammer aveva contestato il mancato rispetto delle quote rosa nell'organismo designato dai Comuni di Bolzano e di Merano: nel cda entrato in carica a fine 2010 il Comune di Bolzano aveva nominato Giovanni Perini e Josef Auer, quello di Merano Alex Janes, Anton Gögele e il presidente Massimiliano Sturaro. Solo uomini, insomma. E la cosa non era piaciuta al Comitato pari opportunità che aveva presentato ricorso. Ora il tribunale ha accolto quel ricorso definendolo ammissibile nei confronti dei due enti pubblici. Le conseguenze sono tutte da definire, ma l’ipotesi che il cda debba essere e rifatto non è remota. «Di tutto avevamo bisogno tranne che di far cadere nella provvisorietà la gestione di Azienda energetica – commenta il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli –. Se il cda dovesse decadere, si creerebbe una grossa dfficoltà gestionale perché chi sostituirà gli attuali membri – del resto in carica solo fino a metà 2013 compreso il periodo del bilancio consuntivo –, si troverà a ratificare una prassi gestionale collaudata, ormai impostata, ratificando decisioni altrui. Una situazione imbarazzante». Quindi? «Quindi credo proprio che il Comune farà ricorso, almeno per prendere tempo e arrivare vicino alla naturale scadenza del cda». Ma non si sente un po’ maschilista? «Nooo, la mia giunta è formata da tre donne e tre uomini, e la norma del nostro statuto prevede le quote rosa applicate alla totalità degli organismi amministrativi, non a ciascuno». «È troppo presto per capire le conseguenze della sentenza _ ci dice il presidente di AE Masimiliano Sturaro: proprio in queste ore i nostri legali sono al lavoro per capire meglio che cosa potrebbe succedere. La nomina viene fatta dai Comuni e quindi posso pensare che il concetto sia questo: la sentenza è contro i Comuni e non contro l'azienda». Prudenza insomma. Quella che non sfoggia invece Ulrike Oberhammer, che canta vittoria: «È una sentenza importante, non solo perché ci dà ragione ma perché stabilisce che la nomina di un cda non è un atto politico e come tale insindacabile in sede giurisdizionale, ma amministrativo, come recita la sentenza. Il comportamento tenuto dai sindaci e dalle due giunte comunali non è stato dunque corretto. Nel frattempo è arrivata la legge proposta da Martha Stocker, , che prevede che negli organismi partecipati dai Comuni ci debba essere almeno un terzo di presenze femminili». Ma prima che cosa prevedeva la legge? «Nulla per i Comuni, ma quella sulle pari opportunità parlava espressamente delle società a partecipazione provinciale. Noi nel ricorso abbiamo fatto riferimento ad articoli dei regolamenti comunali laddove si auspicava la presenza femminile negli organismi amministrativi. Del resto i Comuni non possono evitare di ispirarsi allo Statuto provinciale». Ma quante donne ci sarebbero dovute essere in quel cda? «Secondo noi due. Queta sentenza è importante anche perché stabilisce che in materia l'ultima parola è del Tar».(f.za.)
Alto Adige 19-7-12
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