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giovedì 5 luglio 2012

«Ora potremo spiegare i misteri dell’universo»


Intervista a margherita hack 

ROMA «Il bosone non è la particella di Dio, io la chiamerei Dio. Se la materia è tutto ciò che esiste, e il bosone spiega per cui ogni particella acquista massa, io la chiamo Dio». La professoressa Margherita Hack, l’astrofisica triestina, una delle personalità più prestigiose del mondo scientifico italiano, non ha usato mezzi termini per accogliere la scoperta fatta al Cern di Ginevra e presentata ieri al mondo. Margherita Hack non ha dubbi: il bosone di Higgs apre al futuro. Era davvero così attesa la scoperta del bosone di Higgs? «C’è un modello chiamato Modello Standard che spiega tutte le esperienze fatte dagli scienziati con le particelle e che presumeva ce ne fosse un’altra più massiccia del protone, chiamata bosone di Higgs. Secondo questa teoria, il bosone avrebbe spiegato come tutte le altre particelle acquistano massa. Però questo bosone, per oltre quattro decenni, non si è trovato. Ad un certo punto, si pensava perfino che la teoria fosse sbagliata oppure che l’energia disponibile non fosse sufficiente. Invece l’energia era disponibile e finalmente è arrivata la conferma che il bosone di Higgs esiste e la scoperta fatta al Cern è molto importante. Conferma che il modello scientifico di riferimento era giusto». La particella più elementare può fornire anche spiegazioni sulla materia oscura che occupa il 25% dell’universo e sulle nuove dimensioni? «Certo, il bosone di Higgs potrebbe darci spiegazioni anche sulla materia oscura, perché se ha la forza di creare tutte le altre particelle e questo è stato confermato al Cern, potrebbe creare anche la materia oscura». A questo punto si pensa già al futuro. Quale potrebbe essere la nuova frontiera della fisica? «Ogni scoperta scientifica di questa portata è non soltanto un punto di arrivo per la comnunità mondiale, ma di partenza per la ricerca. Gli scienziati potranno ora contare su un modello nuovo, molto più dettagliato. Anche l’universo si potrà conoscere meglio. Uno dei prossimi passi, sarà quello di determinare la natura precisa di questa nuova particella e il suo ruolo per la nostra comprensione nell’universo. Il bosone di Higgs è sicuramente un passo importante nella comprensione della natura». Si potrebbe dunque aprire una nuova luce sui misteri dell’universo? «L’ho detto all’inizio, io questa particella la chiamerei Dio. Spiega come si è formata la materia, anche quella oscura che non è direttamente osservabile. Forse da ora molti misteri potranno non essere più tali» (f.c.)

Ecco il bosone, Higgs verso il Nobel  

di Fiammetta Cupellaro
ROMA E’ nato il 4 luglio e per gli scienziati di tutto il mondo rappresenta la «nuova frontiera», il primo passo verso la fisica del futuro. E’ il «bosone di Higgs», una particella davvero speciale perché conferisce il dono della massa a tutte le cose. Era l’ultimo mattone del quale la fisica contemporanea aveva bisogno per completare le sue teorie, che vanno sotto il nome di Modello Standard. E’ una sorta di catalogo della materia che prevede l’esistenza di tutti gli altri ingredienti fondamentali dell’universo. In pratica, tutti i componenti della materia sarebbero inanimati senza una massa: è il bosone di Higgs a costringerli ad interagire e aggregarsi. Per questo, in una delle descrizioni più celebri, il bosone di Higgs viene paragonato ad un personaggio famoso che entra in una sala piena di persone attirando a sè gran parte dei presenti. E se i fisici, che aspettavano questo momento da 48 anni, preferiscono chiamarla con il nome dello scienziato inglese che per primo ne ha intuita l’esistenza, per tutto il mondo è «la particella di Dio». Di sicuro, ieri al Cern di Ginevra, il più grande centro di ricerca di fisica nucleare al mondo dove lavorano centinaia di scienziati e tecnici italiani, per la presentazione del bosone di Higgs, che ha cambiato la simmetria del mondo, sono accorsi premi Nobel e i nomi di eccellenza della fisica globale. In prima fila emozionatissimo Peter Higgs, che in una pubblicazione del 1964 parlò per la prima volta della possibile esistenza di una nuova particella. E’ stato accolto da una standing ovation, e ora seriamente in lizza per il Nobel. Così, dopo settimane di gossip, sono stati presentati i risultati degli esperimenti: dei miliardi e miliardi di «scontri» tra particelle, creati appositamente a velocità prossime a quella della luce nel 2011 e 2012 avvenuti nella più grande macchina scientifica mai costruita, il Large Hadron Collider, LHC, una ciambella del diametro di 20 chilometri che passa dal confine svizzero alla Francia e ritorna a Ginevra. Lì dentro magneti alti un paio di decine di metri hanno guidato con precisione assoluta i fasci di particelle dentro la bocca di rilevatori altrettanto grandi e pesanti. E quello che è venuto fuori è la nuova particella, compatibile con quella che si cerca da cinque decenni, con una massa di 125,3 gev, un’unità di misura che si usa nel mondo dell’infinitamente piccolo, dove un grammo è considerato una montagna. Una particella robusta, 133 volte più massiccia del protone, il cuore di ogni atomo che abbiamo studiato sui libri di scienze insieme al neutrone. Ma il lavoro non è finito. E’ stato Luciano Maiani ex direttore del Cern, tra i protagonisti che hanno portato a realizzare l’accelleratore più grande del mondo a interpretare la sensazione diffusa nella comunità scientifica. «Tutto quello che d’ora in poi riusciremo a sapere sul bosone di Higgs ci indicherà il prossimo passo da fare: questa è la particella del futuro».
Alto Adige 5-7-12

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