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venerdì 6 luglio 2012

LE DONNE CON I DIRITTI NEGATI


di Alidad Shiri* Mentre nel mondo si parla dei diritti delle donne, tutti qui conoscono la donna più potente d’Europa che ha sempre sulla bocca la parola Nein. A Bolzano sono arrivate invece il 3 luglio due donne dall’Afghanistan a parlare dei diritti umani per festeggiare i 10 anni del Centro per la Pace. Le due ospiti possono avere meno motivi per festeggiare e più per esprimere la paura delle donne afghane, se passerà una proposta di legge che limiterà gravemente i loro diritti e la loro libertà. Insieme con le migrazioni forzate e l’instabilità causata da 30 anni di guerra, le donne afghane hanno dovuto sopportare a lungo l’oppressione di essere state tenute in uno stato di subordinazione nella società afghana. L’ottanta per cento della popolazione vive ancora in aree rurali, senza alcuna idea di cosa significhino i diritti delle donne. Ci sono profonde radici storiche di discriminazione di genere nel mio Paese che sono state causate dai sistemi tribali e da un governo debole centrale. Dal 2001, dopo la sconfitta del regime talibano, la presenza della comunità internazionale e di organizzazioni umanitarie hanno aiutato le donne afghane a trovare un posto nella sfera pubblica, compreso il Parlamento, nel Ministero delle Donne, nello sviluppo delle comunità locali e nei movimenti della società civile, tanto che ora in questa regione geopolitica c’è il più alto tasso di partecipazione delle donne in parlamento. Queste conquiste delle donne afghane sono nate a seguito degli aiuti mirati della comunità internazionale, che le ha assistite, senza l’intervento del governo afghano. Ma la mossa di controllare le donne da parte del governo segnala una minaccia enorme per il lavoro degli attivisti per i diritti delle donne in tutto il Paese. Nonostante i vantaggi per le donne, conquistati da poco in Afghanistan, le forze conservatrici ancora dicono che il posto della donna è in casa, o a lavorare la terra. Secondo me, se la comunità internazionale non si impegna contro questo tentativo di sopprimere i diritti e le libertà delle donne afghane, questi torneranno ad essere ridotti, indeboliti e negati. Le donne afghane devono essere coloro che prendono decisioni,che fanno politica,che sono attiviste e leader delle comunità, che lottano per migliorare la vita delle loro famiglie, delle altre donne, delle loro comunità. Un'altra minaccia a quest’obbiettivo, in previsione del 2014, quando dovrebbero ritirarsi gli eserciti stranieri, è il costituirsi di un gruppo, chiamato “ attivisti” che in teoria si schiera contro i talibani, ma in realtà è molto simile a loro, alle loro origini, quando agli inizi degli anni ‘90 si presentavano con il simbolo di una colomba di pace. Si tratta di nuovi gruppi armati con armi di ultima generazione, di cui all’inizio anche i talibani erano forniti, armi che non possedevano nemmeno i mojahidin che avevano combattuto contro i sovietici. Si tratta di nuovi eserciti illegali che non potrebbero portare armi, perché non sono governativi, e possono essere la premessa di una guerra civile. Ma di questo i media non parlano e ancora meno parlano dei massacri continui di Hazara (gruppo etnico di minoranza) sia in Afghanistan che in Pakistan, dove molti sono profughi. Proprio in questi giorni possiamo leggere su qualche sito che riguarda gli Hazara delle notizie terribili. In Iran, come ritorsione per una donna uccisa, sono stati accusati i profughi afghani di un quartiere della città di Jazt. Sono state bruciate 500 abitazioni, picchiata brutalmente la popolazione,violentate molte donne, senza che i feriti fossero accolti in ospedale. Un razzismo che in parte ho conosciuto anch’io nel mio passaggio in Iran. Inoltre a Quetta, in Pakistan, sono stati uccisi in questi giorni 5 studenti, solo perché erano Hazara, e 20 persone, donne e bambini, sono stati trucidati mentre partivano per un pellegrinaggio a luoghi sacri in Iran. Si possono vedere foto raccapriccianti sul sito a cui mi riferivo. E’ molto importante un dialogo sui diritti umani fondamentali che abbiamo avuto occasione di sostenere in questi giorni a Bolzano con Perez Esquivel e le due donne afghane. *Autore del libro Via dalla pazza guerra ed Il Marigine Tn

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