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lunedì 23 luglio 2012

La linea Bolzano-Verona inaugurata nel 1859. E subito usata per la guerra


In treno contro i piemontesi 

La linea ferroviaria che collega Bolzano alla val Padana fu inaugurata il 16 maggio 1859. La guerra contro i franco-piemontesi era scoppiata pochi giorni prima, e la “Bozner Zeitung” aveva dedicato tutta la prima pagina al messaggio (Kaiserlicher Manifest) che Francesco Giuseppe aveva indirizzato “ai suoi popoli” chiamandoli alle armi: “Ho dato ordine al mio esercito di mettersi in marcia contro il regno di Sardegna”. Gli andò male, perché l’impero austro-ungarico perdette la Lombardia, ma la linea ferroviaria si rivelò subito preziosa. Era ancora il tempo in cui gli eserciti si sobbarcavano lente e faticose marce, ma le prime linee ferroviarie confermarono la loro importanza strategica, e così anche la ferrovia Bolzano-Verona incominciò a trasportare uomini, armi, munizioni e derrate verso sud, feriti verso nord, mentre il principe arcivescovo di Trento (ricordiamo che Bolzano all’epoca rientrava sotto la sua giurisdizione) impartiva disposizioni al clero per la liturgia da osservare nell’attuale stato di guerra. Tra l’altro, nei riti domenicali e festivi bisognava intonare un Salve Regina più cinque Paternostri e Avemarie. Quando a fine 1858 era giunto a Bolzano, in fase di collaudo, il primo convoglio, ci furono grandi feste. Per l’entrata in funzione ufficiale del collegamento l’anno seguente, invece, la direzione ferroviaria – che aveva sede a Verona – preferì soprassedere: si era in guerra. Ma il comune di Bolzano ritenne di festeggiare ugualmente, ed ecco allora cosa raccontò la “Bozner Zeitung”: “In migliaia erano accorsi per assistere all’arrivo del treno e se ne stavano in folte file alla stazione, sul ponte sull’Isarco, lungo la massicciata ferroviaria, sul Calvario. Il Virgolo brulicava di spettatori in attesa, finché alle 13 gli scoppi dei mortaretti non annunciarono l’avvicinarsi del convoglio. Il treno era trainato da due locomotive battezzate con i nomi di Bolzano e di Trento, erano quasi del tutto ricoperte da festoni multicolori e fronde, e trainavano una fila di vagoni che fecero il loro ingresso in stazione mentre si levavano le note dell’inno nazionale e la folla applaudiva”. Segue il lungo elenco delle personalità in attesa e di quelle che arrivarono col treno. Successivamente – narrano le cronache - le personalità furono invitate al “Kaiserkrone” per un pranzo. La banda cittadina suonava in piazza, e al pranzo si espressero indirizzi di ringraziamento al Kaiser. La giornata si concluse con la festosa replica dell’opera “Martha” di Flotow nel teatro tutto illuminato. Unico neo (“B.Z.” del 14/5) il fatto che l’amministrazione ferroviaria avesse stampato l’orario solo in lingua italiana. “Vi risulta che la città di ‘Bozen’, a nostro avviso tedesca, venga definita ‘Bolzano’?”. C’è da dire che gli orari erano stati stampati a Verona.Il traffico passeggeri sulla tratta Verona-Bolzano si articolò all’inizio su una coppia giornaliera di treni e poi su due coppie quotidiane. Il 29 settembre del 1860, ad esempio, l’orario precisava che da Verona partivano due treni alle 6,35 ed alle 12,25, per giungere a Bolzano rispettivamente alle 12,25 ed alle 20,52. Due treni anche da Bolzano a Verona. All’incirca sei ore per ogni tratta, pertanto, con fermate in tutte le stazioni. Gli orologi venivano tarati sul meridiano di Verona, ragione per la quale si avevano un minuto di ritardo alla stazione di Trento e due a quella di Bolzano.Si pubblicarono norme di comportamento per il pubblico che utilizzava il mezzo ferroviario o si avvicinava agli impianti. A lungo in stazione non ci fu né illuminazione né acqua (difficile dissetare i feriti che giungevano a Bolzano dai campi di battaglia di Solferino, San Martino ecc). E poi, mancò per mesi la strada di collegamento tra la stazione e la città. Ci furono anche altri problemi, come le poche biglietterie aperte, le tariffe troppo alte (perché non abbassarle nei giorni festivi?), oltretutto i viaggiatori che arrivano di sera non trovavano un albergo aperto. Ci furono i giorni patetici (“B.Z.” 10/10/1860) nei quali la ferrovia trasportò da Verona a Bolzano i soldati del papa fatti prigionieri dai piemontesi e rilasciati per consentire loro il ritorno a casa, principalmente nel Württemberg e nel Baden, da dove erano partiti per arruolarsi volontari nell’esercito pontificio. Vestivano ancora la loro divisa. “Siano accolti amichevolmente dai nostri concittadini, dato che saranno accasermati qui”. Ed è curioso citare anche un articolo del 15 dicembre del 1860: “La ferrovia ci ha avvicinato al mare, per cui possiamo gustare anche i sapori dei prodotti del mare. Quasi ogni giorno di digiuno un commerciante veneziano mette in vendita in via Argentieri (…) varie specie di pesci”. Ma il problema ora sta nel saperli cucinare. Ed ecco così apparire una prima ricetta di “Bisatto in broetto”, tratta dalla cucina veneziana. E poi “Bisatto frito a Lampreda”, “Bisatto alla nadalina”, “Bisatto all’ojo”, e altre ricette nei giorni a seguire. Da Verona a Bolzano incominciarono a viaggiare anche i pesci, ad edificazione dei buongustai.
Alto Adige 22-7-12

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