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lunedì 23 luglio 2012

I POCHI AMICI DEL SAFETY PARK


Un numero esiguo ma potente di sostenitori. E tanti avversari. Ma non è bastato. Siamo sicuri che cementificare il territorio sia vincente?

di Massimiliano Galli

Significativa e istruttiva la vicenda "Safety Park" di Vadena. E utile per una riflessione sul "partito del no" e su chi invece dice, forse, troppi sì. Proviamo a ricordare. All'epoca in molti erano i contrari alla struttura: le associazioni ambientaliste, i verdi, diverse commissioni provinciali, un senatore della repubblica, quasi tutti i sindaci della zona, e anche buona parte della Svp.Si può tranquillamente dire che questo mega progetto sia stato voluto da non più di tre o quattro persone in tutta la Provincia. Ma siccome erano le persone giuste il centro si fece lo stesso (così va, a volte....).Ma che dicevano tutti questi disfattisti bastian contrari?In ordine sparso: 1) un centro di guida sicura non serve ad aumentare la sicurezza sulle strade; 2) non serve così monumentalmente enorme; 3) non bisogna farlo in quel sito, dove c'è (c'era...) un biotopo naturale e la pista ciclabile; 4) non si può ulteriormente penalizzare quella zona, che già ospita autostrada, ferrovia, discarica, aeroporto, depuratore; 5) il centro sarà un buco nero di denaro pubblico; 6) per tenerlo in piedi si dovrà ospitare ogni tipo di manifestazione, sempre rumorosa e ad alto impatto ambientale.Cose così, insomma, da nostalgici vecchi hippies.A tutte queste noiose osservazioni i nostri tre o quattro paladini del Safety Park risposero con la solita frase, quasi mandata a memoria: tacete voi, che siete il "partito del no", contrari a priori, nemici dello sviluppo, dell'economia, del turismo e, infine, della nostra amata Provincia. Be', signori, andiamo a vedere, a quattro anni di distanza, qual è la situazione. Il centro (con gli annessi e connessi) è costato il 30% in più del previsto (21 milioni a fronte dei 15 preventivati); è in perdita da sempre e lo sarà per i prossimi anni (anche se le previsioni erano di andare in attivo già nel 2011); sta in piedi solo ospitando gare di go-kart, di drifting, di auto d'epoca e simili, sviando dal suo scopo originale (la sicurezza stradale) per trasformarsi in un centro divertimenti rumorosi e inquinanti; i cittadini intorno non ne possono più del traffico, del rumore e dell'inquinamento (e, attenzione, devono ancora arrivare i carri armati dell’Iveco....!); i sindaci protestano; i turisti scappano infastiditi dal rumore ("ma come, non eravamo venuti in Alto Adige per stare tranquilli...?!"); e infine, il centro non è neanche utile se è vero (ed è l'ASTAT a riconoscerlo) che gli incidenti stradali in provincia sono aumentati e che, per esempio, i motociclisti continuano a morire sulle nostre strade come mosche (forse andare semplicemente più piano è il miglior corso di guida sicura al mondo.....).Ora sarà insperabile sentire qualche parola di minima contrizione da parte di quei tre o quattro citati sopra. Ma una riflessione sul "partito del no", quella possiamo permetterci di farla. Mi viene da pensare che molto spesso, invece di dare addosso al "partito del no", dovremmo un po' meglio limitare e controllare il "partito del sì" (e magari anche impedirgli di nuocere....).Quanti progetti inutili, faraonici, costosi, dannosi, non sostenibili, e spesso illeciti, sono stati imposti dai soliti noti del "partito del sì", al motto di più sviluppo, più progresso, più economia, più benessere per tutti (per tutti…?!)? Ma siete sicuri che la lenta e costante cementificazione del nostro territorio sia economicamente vantaggiosa? Davvero non vi accorgete che, in nome dello sviluppo, stiamo perdendo quello che ci rende unici (e quindi turisticamente ed economicamente appetibili): il paesaggio, il silenzio, i boschi, la quiete.Insomma, mi sa che dire "no" quando bisogna dirlo non è da hippies nostalgici; anzi, è spesso più a favore di economia, sviluppo, benessere di quanto i soliti faccendieri del "partito del sì", con molta fretta e poca lungimiranza, vogliono farci credere.
Alto Adige 22-7-12

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