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lunedì 16 luglio 2012

CON LANGER IL CONTO RESTA APERTO


di Paolo Campostrini
Nel momento in cui l'Alto Adige deve rifare i conti col proprio futuro (i tagli all'autonomia), prova a chiudere quelli col proprio passato. Perchè Langer era (è?) un conto aperto e forse non è un caso che si riesca ad affrontarlo ora che il mondo che cambia fa avvertire all'autonomia tutti i suoi limiti: è come se i dubbi di Langer sul nostro sistema di convivenza rigida, fatti uscire dalla porta ai tempi del Pacchetto trionfante, rientrino ora dalla finestra aperta dalla crisi che tutto travolge. Soprattutto i sistemi rigidi. Sembra una vittoria postuma ma non lo è. Non è quella che avrebbe voluto Langer. Non avrebbe voluto un'autonomia che si guarda dentro, che cerca le ragioni ultime del proprio ruolo, solo adesso che è tutta una questione di soldi. Che cerca di coinvolgere i suoi amministrati in senso più esistenziale, soltanto ora che rischiano di mancare le risorse da distribuire. Langer avrebbe voluto una società altoatesino-sudtirolese capace di attivarsi in quanto consapevole delle proprie conquiste di convivenza attiva e non mobilitabile solo perchè spaventata dal possibile prosciugamento del sistema dei contributi. Ma l'Alto Adige è cambiato, crisi o no. E una scuola per Langer è un passaggio che ci mostra un cambiamento, non l'adesione ad un modello di società diverso. Perchè ora? Non perchè siamo tutti più vicini a Langer, forse perchè è Langer ad essere più lontano da noi. E non per colpa sua. Non fa più paura anche a chi lo temeva come il fuoco perchè siamo tutti più disattenti, chiusi in noi stessi, accomunati dall'ansia da spread e dal sogno di una ricchezza ormai impossibile; la trasversalità etnica si trova più nelle graduatorie Ipeaa che in luoghi di reale condivisione. E la politica non si occupa più di scenari, passioni ideologiche, non litiga per un modello di società ma è alle prese con i tagli, la disaffezione, una classe dirigente più amministrativa che colta. E la Svp non teme i mistilingui come elemento di eversione interetnica ma gli scandali al suo interno. Lo scontro è oggi sulla settimana corta. Si litiga sul week end lungo e sulle baby sitter ristrette. C'era invece una sorta di aspettativa interiore ai tempi di Langer che legava amici e nemici, tenendo insieme speranze anche contrapposte ma uniformi nello spessore esistenziale. La proporz era un'offesa alla libertà individuale, ai diritti civili inalienabli, oggi è un buon compromesso per mantenere il posto di lavoro. Che anche la Svp non abbia messo ostacoli all'intitolazione di una scuola a Langer ci mostra un'Alto Adige naturalmente più laico, consapevole delle sue conquiste di democrazia, con un partito di raccolta meno irsuto, rilassato nel suo sterminato potere. Una scuola a Langer è una conquista per i Verdi, per i suoi compagni di strada, per chi vede anche nella battaglia per la libertà scolastica, per l'immersione linguistica, per i libri i storia comuni un'eco potente dell'eredità civile e morale di Alex. Ma un nome su una targa possiede anche la malinconia di una distanza storica, il segno di un tempo che è passato. L'Italia si è riempita di vie Garibaldi quando l'eroe dei due mondi era ormai vecchio e solo a Caprera e i Savoia potevano celebrarne il ruolo dopo averne depotenziato il messaggio eversivo. Molti nella Svp (e non solo) avranno detto sì a Langer perchè ora è storia. Ma Langer non lo è. Non lo è ancora. Per questo sarebbe ingeneroso chiudere i conti con lui così. La grande speranza di una convivenza attiva, il senso della politica come servizio, il rischio di una cultura condivisa se non comune, l'insofferenza verso le forme più stagnanti della forma-partito dovrebbero essere ancora attive. O almeno attivabili. Soprattutto adesso che sta mostrando i limiti un'autonomia tutta basata sulla pacificazione contributiva più che su quella delle menti. In cui si accetta che ognuno vada per la sua strada, basta che non ci si incroci troppo tra italiani e tedeschi. Tutti chiusi nei loro riti etnici complementari. Langer potrà aver avuto ragione o no nel tracciare il suo modello di società ideale, i meccanismi istituzionali che avreva elaborato saranno ancora inapplicabili in un luogo fortemente conservatore come il Sudtirolo ma è certo che sentiamo in tanti una terribile carenza di valori, anche autonomistici, nel nostro vivere quotidiano. Come la nostalgia di un sogno spezzato ma che una targa ci ha improvvisamente fatto sentire l'eco in lontananza.
Alto Adige 14-7-12

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