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martedì 5 giugno 2012

Pensioni



Un esercito di poveri
di Gastone Boz

Peggio dell'Italia, oltre ai paesi balcanici, fanno il Belgio e la Spagna. Meglio, invece, tutti gli altri dove le pensioni hanno un valore più alto e lo stato-sociale è di maggiore qualità. Un altro dato allarmante, che emerge dalla ricerca, è relativo al potere d'acquisto delle pensioni. Nell'Europa a 27 il 68% del reddito da pensione è assorbito dal costo della vita, l'Italia si attesta intorno all'84%. Il nostro paese ha, quindi, allo stesso tempo i redditi da pensione più bassi in Europa e il costo della vita più alto, peraltro sempre di più in crescita. La situazione peggiore è per le donne che hanno lavorato a part-time o che vivono della sola pensione di reversibilità. Si sta formando un esercito di poveri e va risolto in fretta. Per farlo bisogna intervenire togliendo il blocco della rivalutazione annuale della pensione, introdotto prima da Berlusconi e poi consolidato da Monti; ridurre il prelievo fiscale che, come per il lavoro dipendente, è diventato insostenibile. Che oggi a pagare sia chi non l'ha mai fatto, chi ha evaso, chi ha dichiarato molto meno di quanto ha guadagnato, chi ha portato gli incassi nelle banche svizzere. Potenziare il servizio pubblico dello Stato Sociale. Serve una patrimoniale e non l'Imu che colpisce i soliti noti. Gli anziani sono stati e sono la spina dorsale di questo paese. Sono quelli che hanno conquistato libertà e democrazia, che hanno reso competitivo il sistema produttivo lavorando e faticando e che oggi dimostrano generosità e altruismo aiutando figli e nipoti, privandosi in parte della pensione per aiutarli a sopravvivere in un paese che li esclude o li espelle dal mondo del lavoro. L'idea dell'Europa pare essere un bel sogno se diviene uno spazio comune senza identità condivisa e senza politica. L'attenzione ossessiva verso i temi economici ha creato queste situazioni. Monti con i provvedimenti, sta costruendo un "disegno di paese". Il suo pensiero è che il mercato sia importante per organizzare l'economia economica ma che ci voglia un forte intervento dello Stato per garantire l'equilibrio distributivo delle ricchezze. Quello che manca è però una forte mobilitazione politica e culturale che ci dica dove si vada a parare. E noi siamo sulla difensiva perché rappresentiamo solo una parte della società, chi ha il compito di rappresentare tutti, i partiti di sinistra, oggi non hanno ancora progettato un diverso "disegno di paese". Mi tornano spesso alla memoria le semplici frasi che diceva in casa mio padre, sentite alla Cgil di allora, poche, facili da capire nel significato e negli obiettivi: "Pane - lavoro - libertà - giustizia". Queste parole facevano muovere milioni di persone. Non siamo più abituati alle frasi semplici e comprensibili. La Francia con Hollande potrebbe diventare il simbolo di questa iniziale svolta che potrebbe aiutare a chiarire molte cose, anche nel nostro paese.

La voce dei lavoratori 
giugno 2012


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