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venerdì 11 maggio 2012
Viaggi e turismo difficili se il cane non ha il “chip”
di Alan Conti
BOLZANO «Il suo cane ha il microchip?». Per i padroni dei cani la domanda è davvero classica, quasi scontata, ma in realtà si tratta di un aspetto molto importante per chi si accompagna con un amico a quattro zampe. La risposta, prima di tutto, non può essere negativa perché il microchip è obbligatorio per legge da quasi dieci anni e la sua assenza comporta una sanzione di circa 150 euro, ma può arrivare addirittura alla messa sotto sequestro del cane per sei mesi. Il microchip, infatti, è l’unico elemento in grado di testimoniare ufficialmente il possesso dell’animale e non è solo un utile strumento in caso di smarrimento. Obblighi e consigli. «Qualsiasi allevatore o privato che si trova a gestire una cucciolata – spiega l’etologa della Sill Giulia Morosetti – deve necessariamente provvedere all’installazione del microchip con iscrizione all’anagrafe canina, una banca dati canina tenuta dall’azienda sanitaria. L’operazione viene effettuata dai veterinari e ha un costo di circa 20 euro». Al momento di un qualsiasi acquisto o adozione, in ogni caso, è bene chiedere esplicitamente se l’identificazione è stata fatta. «Assolutamente, anche perché altrimenti si rischia di essere fuori regola. Non solo, entro 30 giorni il padrone deve comunicare l’acquisizione all’anagrafe canina e il termine vale per qualsiasi altra modifica: dall’indirizzo allo stesso proprietario. Ci si augura, infatti, che il cane debba mai cambiare padrone, ma può succedere e le variazioni vanno comunicate tempestivamente. In futuro, inoltre, si elaborerà una nuova normativa che obblighi alla registrazione della mamma di ogni cucciolo per evitare provenienze da canili clandestini o circuiti della vivisezione». Documenti e rintracciabilità. Il microchip è condizione primaria, assieme alla vaccinazione antirabbica, per il rilascio del passaporto europeo al cane. Il documento, come noto, è l’unico che permette l’espatrio di Fido, ma sono sempre di più anche le strutture turistiche italiane che accettano gli animali solo previa presentazione del passaporto. «Il chip – continua Morosetti – è grande meno della capocchia di uno spillo e viene inoculato con una siringa nella zona sinistra del collo. Non provoca alcun fastidio né dolore e funziona esattamente come un codice a barre. A un numero identificativo di una quindicina di cifre vengono abbinati i dati anagrafici del padrone: importante che all’atto della registrazione si sia in possesso di un documento e del codice fiscale».
Alto Adige 11-5-12
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