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domenica 6 maggio 2012

«Second hand» si arrende e critica gli affitti a Laives


Il negozio dell’usato chiude: tutti volevano vendere, nessuno acquistava «Si chiedono canoni mensili troppo alti per una città-dormitorio» dice il titolare 

di Massimiliano Bona
LAIVES Vincent Alaimo, cinquantenne nato in Francia da genitori siciliani, ci credeva. Tre anni fa ha aperto in via Kennedy, a Laives, “Second hand“, un negozio di mobili e oggetti usati. Trecento metri quadrati per i quali pagava un affitto di 1.440 euro, una cifra che gli sembrava tutto sommato ragionevole visto che non aveva dipendenti e contava di imporsi sul mercato con un'idea nuova per la Bassa Atesina. E in un settore nel quale, di fatto, non aveva concorrenti. Adesso però, dopo tre anni di sacrifici, fatti sapendo di avere a casa moglie e due figli, il sogno è svanito. Vincent il 14 maggio chiuderà, nella speranza di trovare un locale più piccolo a Bolzano, dove c'è più passaggio e un giro d'affari maggiore. La colpa di questa decisione forzata? Non tanto, come si potrebbe credere, del periodo di crisi generalizzata. «Nella vita - racconta Vincent con una punta di malinconia - ho fatto davvero di tutto: dall'autista al magazziniere, dal cuoco al cameriere. Ma l'idea di ritagliarmi uno spazio, una nicchia di mercato nel commercio, mi allettava. Il problema è che a Laives la gente entrava in negozio più per vendere i suoi oggetti usati che per comprare. La crisi, qui, non è ancora arrivata. Ma parlo della crisi vera, quella che non ti fa arrivare a fine mese». Il primo problema, secondo Alaimo, è rappresentanto dagli affitti. «Sono decisamente troppo alti per una cittadina che assomiglia in tutto e per tutto a un dormitorio. Ci sono 17 mila residenti, ma in pochi restano qui durante il giorno». Ciononostante Alaimo per tre anni è riuscito a restare a galla, ma a quanto pare non grazie ai laivesotti. «Pur di far quadrare i conti ho fatto affari soprattutto a Bolzano e fuori regione, nella speranza ovviamente che anche a Laives Second Hand prendesse lentamente piede. Purtroppo non è stato così e adesso non posso che tirare le somme di un'esperienza purtroppo negativa. Ma non sono il solo: sono sempre di più i negozi sfitti e sono destinati ad aumentare via via nei prossimi mesi. Chi ha idee nuove e originali farebbe bene a concretizzarle in città più grandi». Alaimo sta già pensando al suo prossimo lavoro: «A 50 anni - premette -non è facile cambiare, soprattutto in un momento come questo con la crisi generalizzata, ma troverò comunque la strada giusta. Ne sono convinto». Intanto, fino al 14 di questo mese, il negozio al civico 256 di via Kennedy vende tutto a prezzi stracciati. Sperando che i laivesotti, almeno in questa occasione, rispondano all'invito. Come si dice, meglio tardi che mai. Per consolazione...
Alto Adige 6-5-12

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