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sabato 5 maggio 2012
La Fondazione Langer in difesa di Narges Mohammadi
BOLZANO La Fondazione Alexander Langer Stiftung denuncia la condanna a sei anni di carcere di Narges Mohammadi, iraniana, giornalista, vicepresidente e portavoce del Centro dei difensori dei diritti umani, presidente del comitato esecutivo del Consiglio Nazionale della pace e Premio Alexander Langer 2009. Narges Mohammadi è madre di due bambini ancora in tenera età ed è stata condannata a marzo dalla corte d'appello per il suo ruolo in prima linea nella lotta per la democrazia e i diritti umani in Iran. É stata incarcerata a Teheran il 21 aprile. La pittrice e attivista iraniana Parastou Forouhar, ospite in Sudtirolo il 3 e 4 maggio per presentare il suo libro «Das Land in dem meine Eltern umgebracht wurden» sostiene con la sua testimonianza l'appello per la liberazione di Narges Mohammadi e dei tanti altri «prigionieri di coscienza». Il 5 marzo 2012 Narges Mohammadi, Premio Langer 2009, è stata condannata dalla corte d'appello a sei anni di carcere per la sua attività in difesa dei diritti umani in Iran. «Non sono una criminale e non ho peccati da farmi perdonare», così reagisce l'attivista iraniana alla notizia. Già nel 2011 era stata condannata a 11 anni di carcere per «essere coinvolta in attività contro la sicurezza nazionale, per la sua partecipazione al Centro dei difensori dei diritti umani e propaganda contro il regime». Il ricorso in appello si è ora concluso con una riduzione della pena e l'incarcerazione avvenuta il 21 aprile. La Fondazione Alexander Langer Stiftung si schiera al fianco della sua premiata, richiedendo la scarcerazione di Narges Mohammadi e di tutte le persone incarcerate per reati di opinione in Iran. «Queste persone, donne e uomini di ogni età, non rappresentano un pericolo per la sicurezza dell’Iran, bensì una ricchezza a cui l’Iran non può e non deve rinunciare per un vero sviluppo pacifico e democratico del paese» così Enzo Nicolodi, presidente della Fondazione Alexander Langer. A supporto di questo appello è stata avviata una raccolta di firme supportata da Human Rights International e Amnesty International.
Alto Adige 5-5-12
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