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mercoledì 25 aprile 2012

Il cinema e la psichiatria, realismo necessario


di Severino Perelda
BOLZANO Simboli, miti, memorie, timori, desideri: sono ingranaggi che «muovono« l' immaginario e concorrono alla percezione di una realtà in cui si intrecciano consapevolezza e idealismo, riscontri concreti e distorsioni più o meno opportunistiche. Quando, poi, tutto ciò si traduce in rappresentazione e confluisce in una grande fabbrica dell' immaginario qual è il cinema - ancor più quando quest' ultimo vada ad affrontare temi complessi come le patologie psichiatriche- ecco profilarsi i grandi e insoluti quesiti sulla sottile frontiera della «normalità» umana. «Cinema e psichiatria: storia di un rapporto« è il titolo della conferenza che il dottor Luigi Basso, psichiatra del Servizio Psichiatrico di Bolzano, terrà domani, dalle 17 alle 19 all' Eurac, avvalendosi del contributo di alcune sequenze cinematografiche. «Nella storia del cinema il territorio della malattia mentale e della sua cura si è efficacemente prestato fin dagli albori a rappresentare il confronto fra luce e oscurità, fra scienza e mistero, fra conscio e inconscio, fra il “bene” e il “male” che risiedono in ciascun essere umano», sottolinea lo psichiatra. «La “fabbrica dei sogni” di Hollywood, in particolare, si è appropriata di figure archetipiche, di ruoli universali quali la vittima innocente, l’eroico salvatore, il maligno persecutore, il sapiente eccentrico e li ha trasformati in “stereotipi”, ovvero cliché narrativi funzionali a costruire trame efficaci. Ecco quindi gli stereotipi dello psichiatra strambo, più bizzarro dei suoi stessi pazienti, dello psichiatra “oracolo”, abile investigatore dell’inconscio e autore di guarigioni catartiche, o il “Dr. Maligno”, autore dei peggiori misfatti per sadismo o inettitudine», ancora il dottor Basso. Per non parlare delle psichiatre, rappresentate al cinema come inevitabilmente destinate a innamorarsi dei loro pazienti, riuscendo comunque a guarirli grazie alla forza del loro amore, più che alla propria abilità professionale. «Si è poi transitati attraverso il cinema di denuncia dell’”istituzione totale” manicomiale degli anni ’70, per arrivare infine al cinema contemporaneo più orientato a descrivere la patologia psichiatrica in termini di quotidianità, con maggior realismo e appropriatezza sul piano scientifico, senza più bisogno, per trattare il tema, di individuare i “buoni” e i “cattivi” o di rappresentare storie dove la patologia psichiatrica deve essere controbilanciata da aspetti di genialità per farsi accettare», conclude l’esperto. La conferenza è propedeutica ad una rassegna di film specifici che saranno proiettati tutti i giovedì sera del mese di maggio presso il Filmclub di Bolzano.
Alto Adige 25-4-12

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