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mercoledì 11 gennaio 2012

Commercio Laives, un’analisi-bis




I questionari rivelarono che metà dei soldi spesi dai residenti rimanevano nei negozi locali 

BRUNO CANALI

 LAIVES. Entro domani devono essere consegnati i questionari dell’indagine sul commercio di Laives, promossa dalla Provincia in collaborazione col Comune e con lo studio Giovanelli & Partners di Trento. I fogli vanno messi nei raccoglitori (anche in municipio) o spediti via mail.
 Il fine di questa iniziativa è raccogliere indicazioni utili da approfondire poi al tavolo dell’economia per la riqualificazione di via Kennedy e di tutto il comparto economico comunale.
 Non si tratta però di una novità: qualcosa di analogo venne fatto nel 2008, sempre a cura dell’assessorato provinciale all’economia, una ricerca presentata a Laives il 14 aprile. Da allora, la “fotografia” del commercio a Laives non sembra cambiata, anche se rispetto al numero di esercizi censiti allora (110 per complessivi 15.370 metri quadrati di superfici), strada facendo qualcuno ha chiuso. Non è cambiata nemmeno la situazione per quanto riguarda la città, perché il traffico continua a passare lungo vi Kennedy, arteria sulla quale si affaccia la maggior parte dei negozi e degli esercizi pubblici. Oggi come nel 2008 tanti acquirenti di Laives preferiscono spostarsi altrove per la “grande spesa”, specialmente nel settore abbigliamento e resta quindi il nodo della “fidelizzazione” dei clienti per battere il pendolarismo degli acquisti, tenuto conto del fatto che tanti residenti a Laives lavorano a Bolzano e nel capoluogo spesso fanno i loro acquisti.
 Ma vediamo i dati più significativi raccolti nel 2008.
 Allora, stando allo studio provinciale, il potere di acquisto di tutti gli abitanti di Laives era, nel comparto del dettaglio, pari a 131,8 milioni di euro l’anno. Il 53% di questa cifra veniva speso nei negozi di Laives, in particolare per gli alimentari (81%), articoli di profumeria e drogheria (79%) e, più distanziati, i segmenti articoli sportivi (25%) e abbigliamento (26%). Si era calcolato così che ben 62,1 milioni di euro se ne andavano altrove, per tutti i gruppi merceologici: a Bolzano ma anche ad Appiano, Ora, Innsbruck e probabilmente, altri grossi centri commerciali in Trentino e nel Veneto. La conclusione dello studio di allora fu che, evidentemente, è maggiore il deflusso che l’afflusso di acquirenti a Laives e chi spende in città lo fa per la maggior parte acquistando “beni di consumo a breve termine”, vale a dire alimentari.
 Allora, i clienti giudicarono abbastanza positivamente la qualità del servizio offerto dal commercio e semmai un dato negativo fu la disponibilità limitata di parcheggi. Sarà da vedere cosa è cambiato dopo 4 anni.
Alto Adige 11-11-12

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