Nonostante l’opposizione delle categorie economiche il Comune non molla
L’avvertimento ai titolari: entro il 15 dicembre devono essere rimosse
di Davide Pasquali
BOLZANO Nonostante l’opposizione delle categorie
economiche, il vicesindaco Klaus Ladinser non fa marcia indietro. Nella
giornata di ieri i funzionari municipali hanno spedito le oltre
duecentocinquanta lettere di avvertimento ai gestori dei pubblici
esercizi in possesso di una licenza per le slot machine. Il testo della
comunicazione per ora non è stato reso noto, ma il vicesindaco lo aveva
promesso nelle scorse settimane e ora non si è certo tirato indietro: la
norma provinciale parla chiaro. Le macchinette si dovranno rimuovere
entro il 15 dicembre 2012. Chi non si adegua, verrà sanzionato, fino
alla misura estrema: la revoca della licenza al pubblico esercizio. I
controlli verranno avviati, senza accanimento, ma subito. Nei giorni
scorsi il vicesindaco aveva incontrato i vertici delle categorie
economiche interessate. Confesercenti si era fermamente opposta, molto
più morbida la posizione di Unione commercio e Hgv. All’incontro avevano
partecipato anche i vertici nazionali della Sapar, la Sezione
apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative. Ossia, produttori
gestori e noleggiatori di slot machine. Un colosso, per sottostimare la
rappresentanza. Le minacce, neppure tanto velate, erano state lanciate:
pioveranno i ricorsi, si favorirà il gioco illecito e via dicendo.
Ancora domani il vicesindaco incontrerà un altro rappresentante del
mondo delle slot, l’avvocato bolognese Massimiliano Pucci, ossia il
presidente nazionale di Assotrattenimento, la sottosezione di
Confindustria che rappresenta il settore gioco. Ormai, però, è troppo
tardi. Ieri mattina il vicesindaco ha firmato l’atto formale e le
lettere sono state spedite. Ora è il momento di pensare ai possibili
scenari. Il primo, piuttosto ovvio, è questo: finora erano soltanto
chiacchiere, solo parole riportate dai media. Ci si poteva credere, si
potevano fare spallucce. Da oggi tutto cambia: carta canta. E le carte
si possono impugnare. I ricorsi - le voci, nell’ambiente, in questi
giorni si stanno moltiplicando - si stanno già predisponendo. Non tanto a
livello locale, dove l’unica possibile sarebbe forse una sorta di class
action: tutti i baristi assieme, quanto piuttosto a livello nazionale.
Ci sono di mezzo produttori di slot, gestori delle reti informatiche,
noleggiatori di macchinette, per non parlare, inutile nasconderlo,
dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ossia del ministero
dell’Economia e delle Finanze. I conti, a spanne, dicono che questo
scherzetto di Bolzano potrebbe costare allo Stato diversi milioni di
euro al mese. E a perdere saranno anche i privati. Che proprio non ci
staranno.
Alto Adige 21-11-12
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