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venerdì 30 novembre 2012

Sasa taglia gli «inidonei» e i sindacati scioperano

L’azienda non ricollocherà gli autisti che non sono più in condizioni di guidare Sciopero domani dalle 17 alle 21, prevista un’adesione altissima alla protesta 

di Riccardo Valletti
BOLZANO Quattro ore di sciopero di tutti i trasporti Sasa, domani pomeriggio dalle 17 alle 21, nel primo week end del mercatino di Natale. Questa è la risposta dei sindacati confederati riuniti agli amministratori dell’azienda di trasporti dopo i ripetuti rimandi e cancellazioni del tavolo di trattative sulla definizione delle tutele per i “lavoratori indidonei”. La questione risale allo scorso aprile, e in questi mesi, denunciano Cgil, Cisl e Uil, «la Sasa ha fatto in modo da evitare qualunque trattativa anche preliminare su questo tema, nonostante per ben due volte sia stata convocata anche a una seduta in presenza del Commissario del Governo appositamente per gli “inidonei”». Sedute dalla quali, commenta Benedetto Rarità, segretario provinciale della Filt-Cgil, «siamo usciti regolarmente con promesse di incontri che non sono state mantenute». Sciopero quindi, soprattutto per autisti e manutentori, «siamo sicuri che in questo caso l’adesione sarà totale». Gli inidonei, spiega Rarità, «sono quei lavoratori che perdono le prerogative per la loro mansione in seguito alla visita medica obbligatoria». Tutti i dipendenti, ma in particolar modo gli autisti, devono sostenere una visita presso il Presidio sanitario di Rfi a Verona, una volta ogni 5 anni fino al compimento del 45esimo anni di età, poi ogni due. «E’ un appuntamento a cui chiunque lavora in questo settore è obbligato per legge, nelle altre aziende però, come per le Ferrovie, chi risulta inidoneo viene riallocato ad altre mansioni». Per Sasa invece questo accordo è una spina nel fianco, soprattutto dopo averne già ricollocati quattro, «dopo dei quali - racconta Rarità - ci è stato detto che la cosa non sarebbe stata affatto automatica, e infatti il quinto caso è stato messo immediatamente in mobilità e senza stipendio per tre mesi, prima di vincere la vertenza che ha obbligato l’azienda al reintegro». La questione è spinosa, prosegue il sindacalista, «queste persone lavorano per vent’anni su un autobus, finiscono per rimetterci la schiena, e l’azienda si sente libera di cacciarle via perché non servono più, quello che chiediamo è invece che vengano assegnate ad altre mansioni, non ci sembra una richiesta irragionevole». Anche in vista del fatto che si lavora sempre più a lungo, in seguito alla riforma delle pensioni, «se l’autista diventa usa e getta, chi lo tutelerà fino alla pensione?». La pretesa del datore di lavoro, in questo caso, è quella di valutare ogni caso di volta in volta, e decidere se mandare a casa il lavoratore o affidargli un altro incarico. «Così - commenda sardonico Rarità - restare in azienda è come essere graziati dal Papa».
Alto Adige 30-11-12

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