Informazioni personali

Il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha, comunque, carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001

venerdì 16 novembre 2012

Parlando di confini nelle mappe e nei cuori Tutto in un libro

Nel mirino 7 luoghi di transito in Tirolo, Alto Adige e Austria Storici e antropologi alle prese con le “zone sensibili” 

di Luca Sticcotti
BOLZANO In questi giorni la casa editrice Raetia ha pubblicato, nella doppia versione italiana e tedesca, un interessante volume intitolato “Al confine. Sette luoghi di transito in Tirolo, Alto Adige ed Austria”. Si tratta di un lavoro scientifico ma dalla forte valenza divulgativa che delinea le vicende di alcuni luoghi simbolo per quanto riguarda l’identità della nostra macroregione alpina. Stiamo parlando naturalmente del Brennero, ma anche di Prato Drava, Salorno, Resia ed Ala, strada dei Tauri e del collegamento con i comuni “tedeschi” dell’alta val di Non. Il libro (430 pagine con ampia dotazione di fotografie, mappe storiche e documenti di vario genere) è stato realizzato sulla base di un progetto del gruppo di ricerca altoatesino “Storia e regione” ma coinvolgendo varie istituzioni del Tirolo storico, con il coordinamento di Valentina Bergonzi. I saggi sono stati firmati da Reinhard Bodner, Martin Kofler, Ingo Schneider, Hans Heiss, Roman Urbaner, Martin Steidl Karl C. Berger, Franz Jäger, Rodolfo Taiani, Stephan Illmer e Massimo Galtarossa. La cura del volume è stata di Siglinde Clementi, Ingo Schneider, Emanuela Renzetti e Andrea Di Michele. Proprio ad Andrea di Michele, autore anche dell’introduzione oltre che del saggio sul “confine mobile” di Salorno, abbiamo scelto di rivolgere alcune domande, per capire meglio qual è lo scopo di questa pubblicazione. Qual è stato lo spunto iniziale per la realizzazione del libro? «Qualche anno fa ad Innsbruck venne realizzato un libro, di impostazione antropologica, che parlava dei luoghi di confine del Tirolo storico. Abbiamo pensato di riprendere quell’idea creando un volume che espandesse i saggi dedicati confini, arricchendoli prendendo in considerazione anche gli aspetti storici della questione. Il nostro lavoro è nato attraverso un fitta rete di collaborazioni: l’università di Innsbruck, noi di Storia e Regione e dell’archivio storico provinciale, a Trento università e museo storico. All’inizio non sapevamo bene come muoverci: alla fine abbiamo adottato la soluzione più semplice realizzando per ogni confine sia un saggio storico che uno antropologico. La realizzazione di saggi unici ed interdisciplinari sarebbe stata infatti assai più complessa, anche se senz’altro molti interessante. Non è escluso che un lavoro interdisciplinare non si possa fare in futuro, soprattutto per il confine del Brennero che tra tutti ha senz’altro la storia più... “forte”». Recentemente si parla di nuovo molto di confini... «È vero. Ed in ogni caso quello dei confini è un ambito di ricerca che negli ultimi vent’anni ha avuto un grosso successo, diventando quasi una moda. Su questi border studies sono nati anche degli istituti veri e propri. D’altronde gli aspetti a indagare sono davvero molto interessanti. Ad esempio quelli che attengono alla nascita dei confini ed ai loro spostamenti. Le relazioni internazionali relative ai confini hanno una grandissima importanza dal punto di vista politico. Ma anche come un confine viene oggettivamente disegnato non è di certo una cosa banale. Ma un confine è molto di più di una linea sul terreno decisa dall’alto. Il tracciato di un confine ha conseguenze di tipo economico, sociale, ambientale. Il territorio viene trasformato profondamente se ospita un confine, basti pensare ancora una volta alla vicenda della località del Brennero. Con le sue implicazioni urbanistiche, demografiche, di flussi di immigrazione, ecc.». I confini sono anche sinonimo di sviluppo? «Beh, al Brennero con il confine senz’altro si fecero strada diverse attività economiche. Nacque un mercato e venne creato un grande scalo ferroviario. Con il secondo dopoguerra al Brennero si fece strada poi il turismo di massa germanico che trovò al Brennero la prima agognata tappa di shopping “italiano”. Nel libro c’è una divertente intervista in cui un austriaco dice di associare il Brennero, fin dall’infanzia, al profumo della mortadella». Commercio legale ed anche commercio illegale... «Certo. Non va infatti dimenticato il ruolo del contrabbando. In tutte le località di confine si sviluppò una forma di contrabbando più o meno fatto in casa. Che però divenne una voce importante nel bilancio di molte famiglie». C’è poi la questione identitaria, che per noi non è di certo secondaria. «È un aspetto più strettamente legato all’antropologia. Ci siamo domandati quanto i confini sia in grado di influire nelle modificazioni delle identità e nella creazione di identità nuove. Sono questi i meccanismi che finiscono per trasformare i confini in luoghi simbolici. Un esempio in questo senso è il cippo del Brennero. Questo luogo è stato a più riprese una meta di veri e propri pellegrinaggi. Il termine “pellegrinaggio” non è assolutamente fuori luogo. Durante il fascismo nel trentino erano attive delle associazioni che organizzavano delle manifestazioni volte a ricordare i mille volontari trentini che in occasione della prima guerra mondiale scelsero di arruolarsi nell’esercito italiano. I loro pellegrinaggi risalivano la valle dell’Adige arrivando al Brennero con lo scopo di ricordare la conquista e rendere omaggio ai caduti. Pellegrinaggio, sacri confini e martiri. Sono terminologie religiose perché proprio nei luoghi di confine spesso la politica si confonde con la religiose». Si tratta di un luogo simbolicamente molto forti dal quale sembra sgorgare identità nazionale italiana... «Sì, ma con ricadute interessanti anche sulla popolazione di lingua tedesca. Per lungo tempo al Brennero è stata presente quasi una forma di resistenza al nuovo confine, legata guarda caso in particolare proprio alla vita religiosa. Il confine del Brennero tagliò in due il paese originario ed alcune frazioni si ritrovarono in territorio austriaco. Dal punto di vista religioso la parrocchia continuò invece a curare le anime da una parte e dall’altra del confine. Con un unico cimitero in territorio italiano». 
Alto Adige 16-11-12

Nessun commento:

Posta un commento