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domenica 18 novembre 2012

LE FAMIGLIE LASCIATE SOLE... CON LE SLOT


Non essendo una Dottoressa, non voglio analizzare la malattia della dipendenza dal gioco, solo sensibilizzare chi di dovere: non le Banche (che non si degnano nemmeno di trovare un punto d'incontro con le famiglie che subiscono questa malattia), ma chi ci governa e dovrebbe tutelare la nostra salute e la nostra sicurezza. Io sono figlia di due Genitori, che mi hanno dato e insegnato tutto ciò che serve, finché mio padre è caduto nella trappola dei gioco. Ero ancora una ragazzina, ma quando io e lui passavamo del tempo assieme si andava nei bar. lì ci aspettavano schedine della Tris, Lotto, SuperEnalotto, Totocalcio, Gratta e Vinci e negli ultimi anni slot. Arrivati a casa ero già preparata a mentire a mia madre, su dove eravamo stati e a fare cosa. Ma i miei gestivano un bar con annesso distributore carburanti e i conti la sera si fa presto a farli: fin da subito mia madre capì cosa stesse succedendo, perché quando non si deposita ciò che si incassa... Quindi da famiglia serena e unita precipitiamo in un'atmosfera tenebrosa: tra litigi, minacce e senso di vergogna, fino a quando mia madre chiede la separazione. Ha combattuto dieci lunghissimi anni, durante i quali tutto ha tentato, ma l'unica soluzione era dichiarare la persona che più amava, incapace di intendere e volere: difficilissimo o impossibile, perché non ammette il problema, trova mille giustificazioni, mente spudoratamente perfino a se stesso. Questa separazione non è stata comunque un cerotto o una sveglia, perché la dipendenza è tale che diventa uno sfogo e di lì a qualche anno, trovo un'estratto conto dell'azienda che mi mostra un buco di 160.000 euro (in quattro anni), vado di corsa in banca e tutto è stato ipotecato. Allora mi chiedo: ogni anno le banche ricevono il bilancio dell'azienda, che sulla carta è sanissima, tanto che la liquidità viene continuamente concessa, senza dubitare che qualcosa non torna. Comunque, io nel frattempo mi sono sposata, sono diventata anche madre, mi sono fatta carico dei debiti, dell'azienda di famiglia, mio marito mi sta vicino e lavora. Piano piano risaniamo i debiti nella speranza di riuscire prima o poi a ristrutturare casa, mentre mio padre al quale vogliamo comunque bene, ma per il quale proviamo compassione non stima, sperpera la sua pensione in Lotto, Superenalotto e Slot e io mi chiedo tutti i giorni: cosa mi manca per essere ascoltata e amata anche da te, caro papà? I gestori dei locali pubblici non possono fare nulla o comunque pochissimo, perché, mio padre per primo, invece d'andare al solito bar, faranno più chilometri per andare in uno attrezzato, non si fermano. Le famiglie coinvolte, invece, si vergognano e non riescono ad esternare alla comunità il problema e chiedere aiuto per una questione di dignità. Questi giochi devono essere aboliti ovunque. Lettera firmata
Alto Adige 18-11-12

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