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martedì 13 novembre 2012
“La Rosa Bianca” pronta al debutto
TEATRO»LA NUOVA PRODUZIONE DELLO STABILE
di Massimo Bertoldi
BOLZANO “La Rosa Bianca” di Lillian Groag è la seconda produzione del Teatro Stabile di Bolzano, che debutterà in prima nazionale nel Teatro Studio del Teatro Comunale dopodomani, giovedì 15 novembre (repliche fino al 2 dicembre con esclusione dei giorni 19, 20, 21, 26, 27, 28; e che andrà poi in scena a Bressanone, Merano, Vipiteno, Brunico). Il testo della scrittrice americana, rappresentato per la prima volta a San Diego nel 1991, ricostruisce in due atti i fatti successi a Monaco di Baviera tra il 18 e il 22 febbraio 1943. Ne è protagonista un gruppo di studenti universitari, “La Rosa Bianca” (Die Weiße Rose), che, mosso essenzialmente da principi cristiani di tolleranza e giustizia, cercò di opporsi in modo non violento e antimilitarista al regime della Germania nazista nel momento i cui era in corso la fase più acuta e violenta della guerra all’Unione Sovietica. Il gruppo cerò di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la diffusione di opuscoli in Baviera e Austria, e dipingendo slogan anti-hitleriani sui muri di Monaco. Fatale per questo movimento di resistenza in Germania” – formato dai fratelli Sophie e Hans Scholl, Cristoph Probst, Alexender Schmorell e Wilhelm Graf – fu il volantinaggio del sesto opuscolo nell’università Ludwig Maximilian: Sophie fu vista da un bidello nazionalista lanciare un pacco di fogli dalle scale dell’atrio. Fu fermata e consegnata assieme al fratello alla Gestapo. Il testo segue con particolare attenzione le relazioni e le dinamiche organizzative orchestrate dalla Rosa Bianca, e, in parallelo, gli interrogatori sostenuti da Robert Mohr, capo della polizia di Monaco, che, a differenza dell’intransigente investigatore della Gestapo Anton Mahler, rimane colpito dal coraggio e dalla determinazione palesata soprattutto dalla ragazza, tanto da pensare ad un suo scagionamento a patto che Sophie si dichiarasse inconsapevole di quanto in realtà aveva fatto e rinnegasse tutto. Invece disse chiaramente: “Io non credo nella guerra”. Poco dopo, il 21 febbraio, alla vigilia del processo presso il Tribunale del Popolo, Sophie, ormai certa della sua condanna a morte, ribadì che “il momento della scelta è passato. Non mi sono mai sentita così viva in tutta la mia vita. Niente sarà così un’altra volta.” Il fratello Scholl si assunsero immediatamente la piena responsabilità degli scritti ritenuti sovversivi, sperando, invano, di evitare il coinvolgimento degli altri membri del gruppo. La commedia della Groag delinea con chiarezza le personalità morali e spirituali dei vari personaggi, crea un intreccio di dialoghi essenziali e dal ritmo serrato, senza cadere nella trappola della retorica celebrativa. Il materiale storico adottato dal testo è autosufficiente per (ri)vivere con rabbia e orrore la vicenda drammatica di un gruppo di ragazzi semplici che nei volantini parlano di libertà e democrazia, citano la Bibbia, Aristotele e Novalis, Goethe e Schiller, cercando, in questo modo, di appellarsi a quella che considerano l’intellighenzia tedesca. Ma i fratelli Scholl furono ghigliottinati qualche ora doto la sentenza del tribunale, gli altri pochi mesi dopo.
Alto Adige 13-11-12
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