Appuntamento oggi al Centro Donna di Bolzano «È un testo ironico in cui affronto una pluralità di temi»
di Daniela Mimmi
BOLZANO «Il fatto è che non riesco a concludere il libro, ogni giorno mi viene da scrivere qualcosa, che si potrebbe aggiungere ancora, disponendolo qua e là. Si potrebbe dire che forse non sto scrivendo un libro, ma un diario. Però non è vero, non è così, dato che molte cose trascuro, non perché inutili o insigni-ficanti, ma perché non sono di (teoria d’) occasione, mentre altre sì, e quelle chiederebbero davvero di essere sempre aggiunte». Sono le prime parole del nuovo libro di Lidia Menapace che ha un titolo emblematico: “A furor di popolo”. La Menapace lo presenterà questo pomeriggio alle 17 al Centro Donna, in piazza Parrocchia 21. Conduce l’incontro Rosangela Pesenti, mentre la moderatrice è Elisa Forcato. Fondatrice del Manifesto, ex combattente per la Resistenza e femminista storica (tra le altre cose è stata in Senato nelle fila di Rifondazione Comunista ed è stata presidente della Commissione Difesa sempre al Senato), Lidia Menapace nel 1964 è stata la prima donna eletta a Bolzano in Consiglio Provinciale. A 88 anni, continua a essere combattiva e dinamica come sempre. Le chiediamo di presentarci questo suo nuovo libro, partendo dal titolo. «E’ un titolo ironico. Ogni volta che tenevo un discorso la gente mi chiedeva se l’avevo scritto e dove potevano trovarlo. Così li ho raccolti in questo libro, voluto... a furor di popolo». Come mai, secondo lei? «Perchè la gente vuole leggere. Il mio poi è teoria politica che può leggere chiunque abbia terminato le scuole dell’obbligo». Un capitolo del suo libro s’intitola “Giovani e donne non sono figure sociali”. Cioè? «Partiamo dai giovani. Mi hanno accusato di essere corporativa, forse è vero perchè sono vecchia. Dico sempre che la giovinezza è una malattia che presto passa! I giovani non hanno dei privilegi perchè sono nati in una certa data. I giovani hanno valore sociale in quanto operai, studenti, lavoratori. Per la donna è lo stesso discorso. Il valore sociale viene dalla coscienza di sè, come persona e come donna, non certo dai dati biologici. Noi siamo la maggioranza in Italia e nel mondo. Siamo una forza enorme. Eppure gran parte delle donne si accontenta di far parte del sottoproletariato, se non sono degli attivi soggetti politici». Esiste ancora il femminismo? Ce n’è ancora bisogno? «Certo che ce n’è bisogno, almeno fino a che tutto il processo sia terminato. Gli operai ci hanno messo un secolo per capire che il loro lavoro è determinante, abbiamo bisogno di tempo anche noi. La donna ha fatto la più grande rivoluzione del secolo scorso, ma evidentemente non è bastato». Un altro capitolo lo dedica a Obama. Contenta senza riserve della sua elezione? «Sono contenta, ma ho molte riserve, perchè lui è un interventista. Dicono che le elezioni americane sono le più democratiche del mondo, ma sono tutte balle. Il presidente esce dalle elezioni di secondo grado. Insomma, sono contenta che ci sia Obama, ma non sono una filoamericana». Come sta l’Italia in questo momento secondo lei? «Sta molto male. Il governo sta facendo le stesse cose che hanno fatto quelli che hanno creato questa crisi. Ma l’Italia non è morta: la gente è cosciente e ha voglia di cambiare». Ci sono dei capitoli di questo libro che le sono costati molto? «In termini di fatica fisica, tutti. Io scrivo di notte, ma alle 2 comincio ad avere sonno. Molti mi sono costati in arrabbiature furiose e stizzose». Scrivere e correre su e giù per l’Italia è il segreto per non invecchiare? «Non c’è dubbio. E anche combattere, credere, cercare di fare qualcosa. Vivo come una vagabonda e mi piace».
Alto Adige 10-11-12
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