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sabato 6 ottobre 2012

Slot, i Comuni non le tolgono dai bar


Difficile l’applicazione pratica della nuova legge provinciale. Spagnolli: inutile attivarsi, troppo elevato il rischio ricorsi 

di Davide Pasquali
BOLZANO Gioco d’azzardo legalizzato e proliferazione delle macchinette nei bar: la modifica alla legge provinciale appena approvata darebbe ai sindaci la facoltà di rimuovere le slot dai pubbici esercizi vicini ai luoghi sensibili, ma in realtà ben difficilmente lo si farà. Di sicuro per ora non succederà nulla, per lo meno a Bolzano: i tecnici comunali non sanno come muoversi. Non certo per imperizia, quanto piuttosto perché, invece di chiarire, la recente norma ha ulteriormente complicato una materia già prima indecifrabile. Molto preoccupata la Confesercenti. Mirco Benetello, laconico, dichiara: «Nessuno sa niente, non si sa cosa aspettarsi. Questa incertezza non è degna d’un paese civile». Non succederà nulla, nessuno farà sparire le macchinette dai bar, nessuno chiuderà i locali pubblici dotati di macchinette da gioco. Lo assicurano i tecnici comunali. «Cosa succederà? Un bel niente», chiariscono all’ufficio licenze del municipio. Anche perché, garantito, appena ci si decidesse a muoversi, intimando di rimuovere le slot da un bar, scatterebbe il ricorso «e qualsiasi giudice darebbe ragione al barista». Conferma il sindaco Luigi Spagnolli: «Mi attivo se serve a qualcosa ma, ogni volta che c’è in gioco un interesse economico, scatta il ricorso e il municipio perde. Non serve a nulla, quindi non mi attivo solo per fare bella figura». Dopo che, due anni or sono, il consiglio provinciale aveva approvato la legge, poi impugnata dal governo Berlusconi e in seguito dichiarata legittima dalla Consulta, nella pratica non è cambiato poi molto. Anzi, le sale giochi hanno continuato a proliferare, a Bolzano come altrove. Autorizzazioni concesse prima dell’entrata in vigore, o nel corso del periodo di vacatio legis fra ricorso e suo esito. Dunque, si sono potute aprire nuove sale giochi vicine a luoghi sensibili, anche se la legge dei 300 metri ora è in vigore. In più rimane il problema, irrisolto, delle macchinette nei bar. Una infinità. La politica provinciale se n’è resa conto e, oltre a due mozioni per spingere in primis la giunta provinciale alla conta precisa delle slot e in secondo luogo il governo a intraprendere strade serie per la prevenzione e la seria regolamentazione del settore, il Consiglio ha approvato una interpretazione autentica, ossia una modifica alla normativa sui pubblici esercizi. Perché la legge del 2010, per dirla in parole spicce, spiegava ciò che non si poteva fare, senza però dire chi fosse responsabile di far rispettare le restrizioni, nonché dei controlli e delle sanzioni. Ora, responsabile è il Comune. Come recita un comunicato stampa del Consiglio, il tutto si è reso necessario per dare ai sindaci la possibilità di agire senza paura di vedere contestati i loro interventi. In modo criptico, si precisa: «Con questa norma potranno invitare a togliere le slot machine installate in luoghi sensibili, pena determinate sanzioni». Ma nessun barista, qualora semplicemente “invitato” a togliere le macchinette, si adeguerà. Qualora fosse invece costretto, prima di tutto farebbe ricorso al Tar, bloccando la rimozione. E poi, molto probabilmente, finirebbe pure con l’aver ragione. Insomma, s’è capito: per ora niente rimozione di slot già installate. Bene. Ma almeno per il futuro, qualcosa si potrà fare? Non è mica detto. Perché nei Comuni altoatesini nessuno ha un’idea esatta di come le macchinette arrivino nei bar. Cioè: sono autorizzate dalla Provincia? Perché, allora, come si fa a toglierle, se hanno l’autorizzazione provinciale? Oppure non serve alcun provvedimento espresso, in quanto l’autorizzazione per averle è già contenuta nella licenza per l’apertura dell’esercizio pubblico? Ma allora, se è automaticamente prevista, come si potrebbe fare a giustificare la rimozione di ciò che è stato tacitamente 
Alto Adige 6-10-12

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