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giovedì 25 ottobre 2012

Dialogo della liberazione Cosa resta dell’illusione di una Chiesa dei poveri


“Madre Terra” apre con un dibattito su Arturo Paoli Ne parleranno Sergio Soave e Julio Saquero 

Alto Adige 25-10-12
Arturo Paoli (Lucca, 30 novembre 1912) è un presbitero, religioso e missionario italiano, appartenente alla congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo. È Giusto tra le Nazioni per il suo impegno a favore degli ebrei perseguitati durante la seconda guerra mondiale. Nel 1954 viene dimesso dall'incarico, e nominato cappellano degli emigranti in Argentina. L'incontro, sulla nave, con Jean Saphores, un Piccolo Fratello di Gesù che Arturo assisterà in punto di morte, lo spinge ad entrare nella giovane congregazione religiosa ispirata a Charles de Foucauld e fondata da René Voillaume poco tempo prima.
di Francesca Lazzaro BOLZANO Il pensiero di Arturo Paoli più che mai d'attualità, riletto a Cinquant'anni di distanza dal Concilio Vaticano II. Oggi pomeriggio alle ore 18, primo appuntamento della rassegna “Madre Terra” della Caritas diocesana e del Teatro Cristallo con un incontro intitolato “La Chiesa e il grido dei poveri”, dedicato alla presentazione della ristampa del “Dialogo della Liberazione”, opera di fratel Arturo Paoli, già superiore regionale della comunità latinoamericana dei Piccoli Fratelli del Vangelo. A presentarlo saranno Julio Saquero, scrittore e filosofo argentino e Sergio Soave, docente di storia dell'Università di Torino, vero promotore di questa ristampa. l’abbiamo intervistato. Professor Soave, perché questa ristampa del “Dialogo della liberazione” a più di 40 anni dalla prima edizione? È partito tutto come una sorta di omaggio ad Arturo Paoli che tra pochi giorni compirà 100 anni. Un gruppo di amici, tra cui anch’io, abbiamo pensato di ristampare un volume che è forse il più importante in un’opera che comprende più di 50 volumi. “Dialogo della liberazione” è forse il libro che più compiutamente ci restituisce il pensiero e la spiritualità, ma anche l’orientamento, dell’azione di Paoli. Qual è stato, ed è ancora , il significato di questo libro in ambito teologico in America Latina e in Europa? Quando è uscito il “Dialogo”, in America Latina era stato svolto un lavoro molto importante da parte del Celam (il Consiglio episcopale dell’America Latina) che faceva capo a due figure eccezionali della Chiesa dei poveri come monsignor Helder Camara, vescovo di Olinda e Recife in Brasile e Manuel Larraín, vescovo di Talca in Cile, sui temi della povertà e dello sfruttamento, non più da considerarsi come una fatalità della condizione umana ma come due fenomeni frutto di un ordine economico ingiusto che determinava lo svantaggio della maggior parte della popolazione di un intero continente a vantaggio degli stati del Nord e delle multinazionali europee o nordamericane. C’era un terreno già preparato dal Concilio Vaticano II di cui quest’anno si festeggia il mezzo secolo... Sì, nel 1967 esce la “Populorum Progressio”, una grande enciclica in cui Paolo VI affermò delle cose chiare che in America Latina tutti si attendevano sulla necessità che la Chiesa si impegnasse sul terreno della liberazione dei poveri. Era un contesto che vedeva la mobilitazione della Chiesa anche perché nel ’59 c’era stata la rivoluzione cubana e più tardi la spedizione di Che Guevara in Bolivia. C’erano diverse opzioni in campo a cui la Chiesa doveva dare una risposta. Arturo Paoli sostiene che la comprensione della stessa pagina del Vangelo può avere un’interpretazione diversa a seconda del posto in la si legge e la si vive: se nella sacrestia di una grande cattedrale, in un salotto in una villa lussuosa oppure in una favela a fianco dei poveri. Quando Paoli parte per l’America Latina non ha l’assillo né la volontà di misurarsi su una dimensione politica, il suo compito è quello dell’edificazione spirituale e religiosa, della salvezza dell’uomo. A un certo punto, in Argentina vive una situazione in cui la schiavitù dell’uomo sotto l’uomo è talmente evidente che lui confessa, in una lettera a suo cugino, che non si può far finta di niente quando si vede che una persona possiede un campo di 60 chilometri quadrati mentre le persone che vivono accanto muoiono di fame. “Come si fa a tacere? Se non mi occupassi di ciò con che faccia potrei continuare a predicare il Vangelo e l’amore per gli uomini e tra gli uomini?” incalza l’interlocutore. Per Arturo Paoli, Dio chiede di intromettersi nelle vicende umane e di impegnarsi per la giustizia, per la liberazione integrale dell’uomo. Un messaggio ancora attualissimo.  

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