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sabato 27 ottobre 2012
«Bolzano scomparsa» Continua l’avventura dentro la cronaca
ETTORE FRANGIPANE»IL NUOVO LIBRO
di Fabio Zamboni
BOLZANO Per quarant’anni, dal 1955 al 1995, ci ha raccontato le performance di sciatori e pattinatori, centometristi e ostacolisti. Perché Ettore Frangipane, classe 1934 e radio-telecronista della Rai con undici Olimpiadi nel curriculum, è stato un appassionato giornalista sportivo della Rai. Da quando è in pensione, sostituito il microfono con la penna o meglio con la tastiera del computer, ha cambiato anche settore: non più lo sport ma la cronaca, quella che si è trasformata a poco a poco in storia. E proprio in questi giorni esce in libreria e in edicola il quarto volume della serie “Bolzano scomparsa”, in cui Frangi (come si firma nell’altro suo spazio espressivo, le vignette) raccoglie piccole e grandi storie della sua città. La cronaca che è diventata storia, appunto. «E’ il quarto volume della serie - ci spiega l’autore - ma non tratta la storia più recente: ciascuno dei quattro volumi, i primi due usciti per l’editore Praxis 3 e gli altri per Curcu&Genovese, ripercorrono episodi accaduti fra il 1850 e il 1950 e dunque gli eventi si intrecciano senza seguire un percorso temporale. E tutti e quattro i volumi raccolgono gli articoli che ho pubblicato sull’”Alto Adige” e sul “Corriere dell’Alto Adige”. L’anno prossimo uscirà, a Dio piacendo come diceva mio padre, il quinto volume, che raccoglierà gli articoli che ora pubblico ogni domenica sull’”Alto Adige”». La fonte di queste storie? «È la cronaca pubblicata dai giornali locali. Io non sono uno storico, sono un giornalista, dunque non mi avventuro in analisi ma esploro la cronaca dell’epoca e la restituisco al lettore di oggi, scandagliando la stampa tedesca e quella, ben più scarsa, italiana. Faccio un po’ l’archeologo nelle emeroteche: passo ore alla biblioteca Tessman e alla Civica, anche se adesso alla prima si può accedere via internet». Da giornalista sportivo a esploratore della cronaca con la curiosità dello storico. «Proprio così: confesso che lo sport mi piace praticarlo ma non descriverlo, anche se l’ho fatto con passione per quarant’anni. E allora, quando ero appena andato in pensione e una sera mi telefonò l’assessore Cigolla chiedendomi di scrivere un libro sulla storia dello sport in Alto Adige, scattò qualcosa. Avevo iniziato a sfogliare i giornali e mi ero innamorato delle vecchie cronache: lì è scattata la curiosità per la piccola e grande storia della mia città. Sono entrato in una miniera d’oro». A parte il gusto personale nella scelta, di personale c’è anche qualche commento. Diciamo che cita e chiosa. «Io da giornalista leggo giornali, e come dicono anche nell’introduzione, tratteggio, non tratto la materia. Sono un testimone. Ovviamente introduco l’argomento a modo mio, cerco di interessare il lettore. In questo quarto volume pesco il meglio della prima metà del secolo scorso: cinquant’anni di continui cambiamenti, con due guerre mondiali e un passaggio, qui da noi, dall’Impero asburgico al fascismo e poi alla democrazia». In questo volume, qualche episodio più gustoso degli altri? «Intanto mi piace sottolineare come cento anni fa ci fossero due Bolzano: il centro commerciale e laico, Gries ultracattolica e contadina. Episodi? Uno proprio legato alle due Bolzano: il sindaco liberale e laico che quando il sagrestano del Duomo esagerava con le campane gli mandava un telegramma con la multa. Oppure potrei citare il Natale del 1943, quando bombardarono Bolzano e io, sfollato, ero al Colle, dove scese con il paracadute proprio il pilota dell’aereo che aveva bombardato la città prima di essere abbattuto. Mi piace poter aggiungere ricordi personali a quelli che leggo nei giornali». In questo nuovo volume, c’è un capitolo finale dedicato alla cronaca nera più recente. Come mai? «Esplorando il passato, ho scoperto episodi simili e quindi li ho messi in collegamento. Il più curioso? A fine Ottocento fu impiccato in piazza Verdi, con grande affluenza di pubblico, quello che oggi definiremmo un serial-killer. Un'altra curiosità? Il cimitero degli a-cattolici , che a Oltrisarco c’è ancora: in fondo, accanto a quello dei protestanti e degli ebrei, c’è quello appunto degli atei o degli anticlericali, - contestato a suo tempo dall’assessore Claudio Emeri». Un nuovo libro ma anche un sito in continuo aggiornamento. «Certo. In questo momento sul sito www.bolzano-scomparsa.it sto esplorando soprattutto la seconda metà dell’Ottocento. Alla fine anche il sito coprirà tutto il periodo 1850-1950. In questo momento sto ultimando il 1864 attingendo alla Bozner Zeitung di quell’ epoca». Le fonti, cioè i giornali, sono soprattutto in tedesco. «Nessun problema: mia madre era germanica, quindi ho il tedesco nel dna, anche se ho fatto scuole italiane. Bolzano in epoca asburgica stampava quattro giornali, tutti in tedesco, quindi il bilinguismo è irrinunciabile». Riscontri da parte dei lettori? «Beh, diciamo che mi sorprende l’interesse che ho riscontrato, perché ciascun libro ha venduto un migliaio di copie. Poi devo distinguere fra i lettori anziani, che mi raccontano di come hanno partecipato direttamente a certi eventi che io ho riesumato, e quelli più giovani che semplicemente mi confermano un interesse crescente per il passato della loro città». Ma qual è la massima ambizione: battere il record di pubblicazioni su Bolzano oppure scrivere un manuale sul tennis che pratica da sessant’anni? «A tennis gioco ma sono deplorevole. E il record non mi interessa, ovviamente. L’ambizione è quella di continuare a esplorare la storia della mia città a a scriverne. L’anno prossimo uscirà per Athesia “Fame a Bolzano” in italiano e per la prima volta tradotto anche in tedesco. Un volume che fa seguito a “Bombe su Bolzano”, esaurito come del resto il primo volume di “Bolzano scomparsa”, che è stato ristampato. E poi sto progettando un giallo che parte dalla cronaca nera: quella delle numerose donne assassinate a Bolzano. Continuando a scrivere della mia città, spero infine di contribuire a salvare due storicissimi toponimi a rischio: Bolzano e Alto Adige. Non c’è nessuna ragione né storica né linguistica per assassinare anche quelli».
Alto Adige 27-10-12
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