Informazioni personali

Il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha, comunque, carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001

domenica 30 settembre 2012

Menchù: non dissipate le risorse del pianeta


Il Premio Nobel per la Pace: «Le energie rinnovabili sono la strada giusta» Forte critica al ruolo delle multinazionali all’opera nei Paesi poveri 

 di Massimiliano Bona
BOLZANO Come Rifkin, economista americano di fama mondiale, ha riempito la «Haus der Kultur» ma a differenza della contestata «star» di questo Festival dell’innovazione Rigoberta Menchù - premio Nobel per la pace e due volte candidata alla presidenza del Guatemala - è arrivata direttamente al cuore della gente per lanciare un messaggio forte e chiaro: «Le multinazionali sono come rapaci: volano dove ci sono l’energia e il profitto. Ma hanno davvero superato il limite, la terra potrebbe ribellarsi. L’attività estrattiva, soprattutto nei Paesi più poveri, è diventata una sorta di malattia mentale. Bisogna fare un passo indietro e ripensare il nostro modo di stare al mondo». La Menchù - minuta, occhi di fuoco e con un vestito coloratissimo verde, rosso e arancio - è arrivata a Bolzano con l’intenzione di capire cosa si sta muovendo sul piano delle nuove energie, soprattutto dal punto di vista ambientale, per poter far tesoro e capitalizzare la conoscenza in vista della prossima scadenza elettorale che la vedrà nuovamente protagonista di un’azione di governo come rappresentante dei movimenti indigeni, dei gruppi sociali e pacifisti che si muovono nel suo Paese. Il Centro per la pace l’ha portata a Bolzano, per la terza volta, in quanto donna simbolo della resistenza e del Sud del mondo oppresso. E Rigoberta ha risposto con passione, calore e competenza facendo credere alle 400 persone in platea che un altro mondo è possibile, ma serve un cambiamento strutturale. «A differenza di altri partiti il nostro non compra i voti con riso o fagioli ma lavora con dignità e mette al centro le persone. La Fondazione che porta il mio nome ha ancora 55 mila dossier aperti che riguardano massacri perpetrati in tempi diversi e anche per questo ci impegneremo per realizzare un museo della memoria». “La fame di energia può affamare l’umanità?“, questo era il titolo dell’intervento della Menchù, moderato dal direttore dei giornali Alto Adige e Trentino, Alberto Faustini e introdotto dal coordinatore del Centro per la Pace, Francesco Comina. «Credo che l'energia da usare sia quella che produce la terra in modo naturale. In questo ambito bisogna cambiare prospettiva e quindi ben vengano tutte le fonti rinnovabili, come possono essere l'energia solare oppure quella eolica», sottolinea Menchù. «In giro per il mondo ci sono troppi mercanti della guerra, contrari ad uno svilippo equo e sostenibile del pianeta», spiega il Premio Nobel per la Pace, che punta prima ancora che al settore delle energie al cuore dell'essere umano. «Ci vuole un cambiamento spirituale, occorre sviluppare la coscienza individuale. Non dobbiamo pensare solo ad una vita nell’abbondanza e per fare questo è importante il ruolo della classe politica. A livello mondiale è necessario dire no al neo-colonialismo ed al materialismo». La Menchù - davvero una piccola grande donna - ha provato anche a indicarci la strada. «Oltre a ripensare la tipologia energetica è necessario cambiare gli stili di vita, magari con meno consumismo. Penso che la mia ricetta non sia valida solo per i cosìddetti Paesi poveri, ma per il pianeta nel suo complesso». Incalzata da Alberto Faustini sull’esistenza o meno del calendario Maya la Menchù lo ha difeso a spada tratta. «Per noi è qualcosa di sacro e a metterne in dubbio la validità sono solamente antropologi e archeologi occidentali che ne danno la lettura più disparata e lo strumentalizzano». Quanto alla fine del mondo ipotizzata dallo stesso calendario ha risposto in modo altrettanto deciso: «Il continuo richiamo ai cattivi presagi è una nuova forma di genocidio». I bolzanini hanno dimostrato, con applausi a scena aperta, di apprezzare la filosofia, la tenacia e l’approccio alla vita di questa donna, che sentono ormai di aver adottato. Il fatto che la Provincia abbia deciso di sostenere due dei progetti della sua Fondazione non ha fatto che fortificare questo legame. «Ora - ha concluso Francesco Comina - andremo a Trento, con Rigoberta, per raccontare ciò che avviene nel Sud del mondo e ribadire - riprendendo Panikkar - un concetto a cui teniamo molto: bisogna disarmare la ragione armata». Anche questo è un modo di fare innovazione.
Alto Adige 30-09-12

Nessun commento:

Posta un commento