L’ATTO D’ACCUSA
di Marco Bernardi
Non c’è dubbio che le sfide che ci attendono nel prossimo triennio ruoteranno attorno al tema di come affrontare il decremento delle risorse pubbliche e private a disposizione della cultura, a Bolzano come in tutto il paese. Una sfida non da poco, se si considera che in Italia partiamo da livelli di investimenti, sia per quanto riguarda il finanziamento pubblico che quello privato, nettamente inferiori rispetto a quelli, per esempio, di Germania e Francia. Una prima riflessione da fare è proprio questa: “E’ alto il livello di investimenti nel settore cultura del nostro paese e della nostra area geografica?” Non mi sembra proprio e ritengo inoltre che non vi sia una coscienza diffusa di questo aspetto. Con una battuta provocatoria si potrebbe ricordare che con il costo di 500 metri di galleria in meno si risolverebbero i problemi della cultura in Alto Adige per diversi anni… Pensiamo alla storia di Bolzano. Il sindaco Perathoner, in piena prima guerra mondiale, costruisce il nuovo teatro della città tra la stazione e piazza Walther. Ancora: gli amministratori della città di Bolzano concepiscono negli anni cinquanta, anni di fame e di ricostruzione, la fondazione del Conservatorio, del Teatro Stabile e dell’Orchestra Haydn, per citare solo le istituzioni più importanti. Questo dimostra il coraggio e la grande sensibilità nei confronti della cultura della politica e degli amministratori pubblici di quegli anni. Sarebbe importante ritrovare lo stesso coraggio e la stessa sensibilità, perché la crescita culturale è anche oggi una priorità per migliorare la nostra società, per favorire la convivenza e l’integrazione, per accrescere la qualità della vita, per aiutare il cittadino ad avere strumenti più efficaci per la comprensione del mondo e delle dinamiche sociali, per contribuire a rendere, in parole povere, la comunità più felice. Si usa dire però: “Con la cultura non si mangia!” Mi permetto di dissentire. E’ dimostrato scientificamente dagli economisti che ogni investimento in cultura si moltiplica svariate volte in favore del territorio in cui è fatto. Turismo, ristorazione, trasporti, commercio, sono solo le principali categorie economiche beneficiate dall’indotto dell’investimento di carattere culturale, ma vorrei soprattutto sottolineare che lo sviluppo della cultura produce numerosi nuovi posti di lavoro nei servizi e nella produzione culturale e artistica. E si tratta prevalentemente di occupazione giovanile. Vi sembra poco significativo in un momento come questo, con la disoccupazione giovanile al 35% ? Quindi il primo punto di una mobilitazione di chi opera in questo settore mi sembra sia quello di impegnarsi attivamente nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della classe politica sull’assoluta priorità degli investimenti culturali e nello smascheramento del populismo rozzo e disinformato di chi sfrutta la così detta spending review per sfogare finalmente il proprio disprezzo per l’arte e la cultura, in vista di una sorta di definitivo regolamento dei conti finalizzato a spostare risorse verso altri settori probabilmente considerati più appaganti dal punto di vista elettorale o, peggio ancora, usato per mettere a punto nuove frontiere etniche meno vantaggiose per i gruppi più deboli. Un’analisi seria dei costi della cultura non può prescindere dall’analisi delle funzioni attribuite a ciascun soggetto operante nel settore. Chi propone i tagli deve essere cosciente che ad ogni taglio dei finanziamenti ad un’istituzione o ad un’associazione culturale corrisponde necessariamente un taglio di parte delle funzioni. Non ci sono margini, sacche di spreco: nel nostro settore quasi tutto è investito nel core business. Bisogna essere coscienti di questo. Faccio un esempio concreto che conosco bene perché mi riguarda da vicino. Un taglio consistente applicato ai finanziamenti pubblici del Teatro Stabile sul bilancio 2013 significherebbe inevitabilmente una perdita di funzioni. Una o più stagioni teatrali del territorio in meno, o una parte consistente della stagione dedicata alle scuole in meno, o la cancellazione della stagione Altri Percorsi a Bolzano o dei corsi di teatro a Bolzano e Bressanone. Non è un concetto economico astratto: si perde immediatamente una parte dell’attività. Va anche detto che il Teatro Stabile, attraverso 62 anni di vita, ha maturato una taratura quantitativa della propria offerta sul territorio cittadino, provinciale e nazionale che è ideale rispetto alle sue dimensioni e alle sue possibilità e agli investimenti pubblici fatti fino ad ora. Alterare questa ottimizzazione conquistata nel tempo attraverso una sorta di “selezione naturale” significherebbe rendere meno efficace la sua azione di agenzia culturale di eccellenza e quindi in ultima analisi rischierebbe di configurarsi più come uno spreco di risorse che come una vera economia. E questo vale anche per altri soggetti che operano nel settore della cultura sul nostro territorio. Allora, cosa si può fare? Ritengo che si debba avviare un censimento dell’offerta culturale strutturato per generi (musica, teatro, opera, danza, arte, etc.), in modo da individuare eventuali doppioni o altri eccessi nell’offerta culturale cittadina e provinciale. Faccio a questo proposito un paio di esempi per cercare di spiegarmi. Siamo sicuri che l’offerta di musica classica esistente sul territorio provinciale corrisponda alla domanda del pubblico? O che l’offerta di teatro di prosa in lingua tedesca della città di Bolzano sia commisurata quantitativamente alla popolazione cittadina di lingua tedesca che ne può fruire? Ma si potrebbe continuare con altri esempi.Una volta fatto questo tipo di censimento si potrebbe finalmente mettere a punto, ritarare la quantità dell’offerta di cultura sul territorio con il risultato di ottenere due obbiettivi: un risparmio di risorse pubbliche e maggiori incassi delle iniziative proposte che potrebbero contare sulle risorse private liberate dal minore affollamento degli appuntamenti. Una volta raggiunto questo obbiettivo, i maggiori incassi a spettacolo così ottenuti potrebbero liberare a loro volta ulteriori risorse pubbliche in un circolo economico virtuoso che porterebbe solo vantaggi e nessun danno. Sbagliato sarebbe invece tenere le posizioni ad ogni costo, ossessionati dai numeri e dalla quantità, come patologicamente accade ad alcuni operatori del settore, ripetere all’infinito le stesse offerte abbassando piuttosto i livelli qualitativi per ovvie ragioni economiche. Questa è la cosa peggiore che ci possa capitare: confermare la quantità e abbassare la qualità. Non servirebbe a niente. Porterebbe il settore cultura allo smarrimento della propria funzione e all’implosione del sistema. Si badi bene, non si tratta di una visione apocalittica, anzi è una delle più concrete possibilità di scenario prossimo futuro se non si imposta un ragionamento serio e responsabile che coinvolga tutti i soggetti del sistema culturale dell’Alto Adige assieme a tutti i responsabili delle politiche culturali dei Comuni e della Provincia. L’altra risposta importante da dare alla crisi economica è quella delle alleanze strategiche, della messa in rete delle esperienze dei soggetti che fanno cultura nella nostra provincia, della ricerca di sempre più efficaci collaborazioni a livello regionale, nazionale e internazionale. Questa è la grande occasione di crescita che l’emergenza della crisi ci costringe a costruire per il futuro. Chi riuscirà ad eccellere nella rete di relazioni produttive che si aprono in questa contingenza economica, riuscirà a sfruttare la crisi interpretandola come un volano positivo e, probabilmente, ne uscirà rafforzato invece che indebolito. Queste sono le grandi sfide che ci attendono.Ci tengo ad aggiungere una cosa. Il settore di cui mi occupo, il teatro di prosa, non ha mai vissuto nel nostro paese un momento di maggiore felicità creativa. Abbiamo, tutti insieme, operatori e politici, la responsabilità di non soffocare questo momento, anzi di favorirne lo sviluppo, soprattutto nell’ambito giovanile, per la crescita culturale e, mi permetto di aggiungere, anche per lo sviluppo economico della nostra comunità.
Alto Adige 16-9-12
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