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martedì 10 luglio 2012

Spetta al medico fare la sentinella contro lo stalking


di Giorgio Dobrilla
La cronaca anche recente impone di soffermarsi sullo “stalking” (S), inglesismo che in italiano potrebbe diventare “Sindrome del molestatore assillante”, etichetta che nessuno userebbe mai. Responsabile dello S è colui che con atti persecutori (telefonate, e-mail, SMS, pedinamenti) provoca angoscia nella sua vittima, la quale viene costretta ad una relazione forzata con il persecutore. Per difendersi dallo stalker la vittima può cambiare (cosa non facile!) le proprie abitudini di vita. Lo S è un fenomeno non marginale se sono vere le cifre dei Carabinieri secondo i quali circa il 20% della popolazione in una grande città (Roma) risulta subirlo. Lo stalker nell’80% dei casi è un conoscente e nel 50% un ex-partner con cui si è interrotta una relazione. Più penalizzate sono le donne e le cosiddette “professioni di aiuto”, come medici, infermieri, assistenti sociali, avvocati, tutte persone che hanno deluso lo stalker per il loro operato. Gli stalker che perseguitano una vittima sconosciuta sono invece psicopatici puri, “da film”, e costituiscono una minoranza. Con una legge del 2009, lo S è diventato reato punibile con reclusione da 6 mesi a 4 anni e perseguibile d’ufficio se commesso nei confronti di un minore o di un disabile o, comunque, se realizzato con lesioni gravi della vittima. La questione è se il medico può essere di aiuto specifico a chi ne è stato vittima, in quanto è proprio il dottore che per primo rileva spesso il disagio mentale o le eventuali lesioni fisiche del molestato. I medici hanno in ogni modo l’obbligo per legge di denunciare all’autorità giudiziaria i reati perseguibili d’ufficio che capita loro di registrare. Inoltre, il medico può essere utile non solo in termini professionali ma in molti modi. Spetta a lui, per esempio, di segnalare a chi lo ha subito che lo stalking è reato, in quanto molti non lo sanno, sottolineandogli tra l’altro l’importanza di avere testimoni attendibili, di conservare delle prove eventuali della molestia e suggerendogli di chiamare sempre polizia o carabinieri se egli avverte un pericolo imminente. Se non erro, dovrebbe essere attivata (il condizionale è d’obbligo nel nostro Paese!) una specifica sezione dedicata proprio agli atti persecutori. In caso di minore o di vittima disabile è poi il medico stesso che deve sporgere denuncia, specie se rileva nel molestato altri maltrattamenti perseguibili d’ufficio. In veste strettamente professionale, infine, la cosa da non fare per il medico è quella di sdrammatizzare ciò che la vittima ha subito e di minimizzare i suoi possibili rischi. La cosa da fare, invece, è dimostrare solidarietà, dare consigli terapeutici per controllare ansia e paure, e fornire pure l’elenco delle efficienti associazioni di supporto anti-stalking (di facile reperto in rete).
Alto Adige 10-7-12

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