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sabato 21 luglio 2012

Seab, Ecocenter e Sasa non rischiano più la privatizzazione


«Il governo non può smentire l’esito di un referendum». 

BOLZANO «E la notizia più bella che ho appreso da quando faccio politica – commenta l'assessore comunale ai lavori pubblici di Bolzano, Luigi Gallo – perché così si riafferma un principio di democrazia; ovvero una decisione dei cittadini espressa da un referendum non può essere rovesciata con un atto di pura arroganza da parte del governo. Una sentenza di grandissima importanza perché ripristina il ruolo e la funzione dei Comuni che non sono più obbligati a privatizzare i loro servizi. La battaglia era stata fatta in particolare per i servizi idrici , ma vale anche per tutti gli altri».

di Orfeo Donatini
BOLZANO Viola la Costituzione la norma contenuta nella manovra-bis varata la scorsa estate dal governo Berlusconi sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, perchè reintroduce di fatto la legge abrogata con il referendum del 2011. La Corte costituzionale, con la sentenza n.199 depositata ieri, ha infatti sancito l'illegittimità dell'articolo 4 del decreto legge n.138/2011, perchè in contrasto con l'articolo 75 della Costituzione. «La disposizione impugnata viola - spiega la Consulta - il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall'articolo 75 della Costituzione, secondo quanto già riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale». Le ''poche novità'' introdotte dall'articolo 4 della manovra-bis del governo Berlusconi , «accentuano - osservano i giudici della Corte costituzionale – la drastica riduzione delle ipotesi di affidamenti diretti dei servizi pubblici locali che la consultazione referendaria aveva inteso escludere. Tenuto, poi, conto del fatto che l'intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressochè tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, non può ritenersi che l'esclusione del servizio idrico integrato dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare». La conseguenza di ciò, conclude la Corte, è che «la norma oggi all'esame costituisce, sostanzialmente, la reintroduzione della disciplina abrogata con il referendum del 12 e 13 giugno 2011». Un vero e proprio terremoto sul piano della gestione dei servizi pubblici di intereese economico da parte di tutti i Comuni italiani. In Alto Adige, ed a Bolzano in particolare, la decisione della Consulta significa che i Comuni non hanno più l'obbligo di privatizzare ad esempio i servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, della depurazione delle acque o dei trasporti. Tradotto: ruolo ed attività di Seab, Sasa ed Ecocenter sono del tutto salve. E analogo sospiro di sollievo è stato tirato dalle amministrazioni maggiori come Merano con la sua Asm o ppure Bressanone, per non dire del Consorzio dei comuni che da sempre ha tentato di contrastare le decisioni dell’allora governo di centrodestra che invece puntava ad una sostanziale e diffusa privatizzazione dei servizi. Ci aveva provato anche con lacqua ma su quel fronte era stato battuito proprio dal referendum popolare.

Stop ai bandi «locali» per le concessioni

BOLZANO Anche nel comparto dell’energia ora è Roma a dettare le regole: con il nuovo decreto “Cresci Italia” approvato in Commissione sviluppo alla Camera infatti vengono introdotte pesantissime novità nella gestione delle gare per le concessioni idroelettriche. E le novità quindi per l’autonomia speciale altoatesina sono decisamente molteplici e vanno dai non marginali problemi per la società provinciale “Sel spa” nel partecipare alle future gare per le concessioni in scadenza, alla griglia di condizioni a tutela del mercato e della libera concorrenza che è destinata a limitare le competenze e l’autonomia locali. Ma cosa prevede l’emendamento approvato in Commissione? «Le Regioni e le Province autonome, cinque anni prima dello scadere di una concessione di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico e nei casi di decadenza, rinuncia e revoca,...indice una gara ad evidenza pubblica, nel rispetto della normativa vigente e dei principi fondamentali di tutela della concorrenza, libertà di stabilimento, trasparenza non discriminazione e assenza di conflitti di interessi, per l'attribuzione a titolo oneroso della concessione per un periodo di durata da venti anni fino ad un massimo di trent'anni, rapportato all'entità degli investimenti ritenuti necessari, avendo riguardo all'offerta di miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico di pertinenza, alle misure di compensazione territoriale, alla consistenza e qualità del piano di interventi per assicurare la conservazione della capacità utile di invaso e, prevalentemente, all'offerta economica per l'acquisizione dell'uso della risorsa idrica e a all'aumento dell'energia prodotta o della potenza installata». Dunque “assenza di conflitti di interesse” e “prevalente valutazione economica” delle offerte sono due dei passaggi chiave della nuova norma alle quali si aggiunge poi un altro principio invalicabile: “Si dovrà assicurare un'omogenea disciplina sul territorio nazionale delle attività di generazione idroelettrica e parità di trattamento tra gli operatori economici”. Cosa significa? Che “Sel spa” che è in palese conflitto di interessi essendo la Provincia concedente e concessionaria difficilmente potrà partecipare alle future gare per le concessioni in scadenza. Ma soprattutto che ora è Roma a dettare regole e criteri di valutazione delle offerte nelle gare. Insomma pur essendo la competenza altoatesina, come quella trentina, sull’energia tutelata da un’apposita norma di attuazione di rango costituzionale, ora la griglia posta da Roma a tutela della concorrenza e del mercato si è fatta decisamente più stretta e condizionante per le autonomie speciali che si vedono sostanzialmente omologate a tutte le altre regioni. In Provincia - a Bolzano come a Trento - non mancano le preoccupazioni. «In questo modo - commenta il governatore trentino Dellai - la legge violerebbe quanto contenuto nella norma di attuazione dello Statuto relativa alle competenze delle due Province autonome in materia». In serata Dellai ha avuto un colloquio telefonico con il ministro Corrado Passera, al quale ha espresso, anche dopo un confronto con il collega altoatesino Luis Durnwalder, «lo sconcerto e la viva protesta delle due Province autonome». Passera, precisando che l’emendamento non era di iniziativa governativa, si è impegnato a verificare la possibilità di una correzione del testo, sottolineando peraltro come i margini siano ristretti per la stringente tabella di marcia che scandisce l'esame in aula del provvedimento: la fiducia è prevista martedì. Preoccupato il presidente di “Sel spa” Wolfram Sparber che ieri ipotizzava nell’affidamento ad un’agenzia indipendente la gestione delle gare per le concessioni idroelettriche la via per superare l’individuato conflitto di interessi con la Provincia concedente e la sua società potenzialmente concessionaria. Nel decreto tuttavia c’è un passaggio di assoluto interesse questa volta per i cittadini utenti: “Sono fissate le modalità tramite le quali le Regioni e le Province autonome destinano una percentuale di valore non inferiore al 20 per cento del canone di concessione pattuito alla riduzione dei costi dell'energia elettrica a beneficio dei clienti finali”. (o.d.)

I Verdi esultano: «Così si chiude un’era»

BOLZANO «Sel e Provincia fuori dalle concessioni idroelettriche»: a sostenerlo, non senza soddisfazione, sono i Verdi, con i consiglieri Dello Sbarba e Heiss. Il decreto “Cresci Italia” «vieta i conflitti di interesse; produzione e distribuzione spettano ai Comuni. Prima o poi doveva accadere e noi Verdi l’abbiamo ripetuto sempre: il conflitto di interesse che la Provincia di Bolzano (per volontà del Presidente Durnwalder e dell’ex assessore Laimer) ha creato nel campo dell’energia non poteva durare all’infinito». «Il decreto prevede - sostengono i Verdi - che tra i principi da garantire nelle concessioni idroelettriche ci sia anche quello di evitare conflitti di interesse. Ciò significa, semplicemente, che chi decide sulle concessioni non può partecipare con propria società alle gare stesse. La Sel, al 93% proprietà della Provincia, non può più partecipare alle gare». «Nell’immediato - ricordano i Verdi - ciò riguarda le grandi centrali Hydros (società al 60% di Sel) che scadono tra il 2014 e il 2020: Brunico nel 2014, Marlengo e Vizze nel 2016, Ponte Gardena nel 2019, Premesa e Curon nel 2020. E per queste concessioni occorre adesso che i Comuni, col sostegno del Consorzio dei Comuni, elaborino un proprio modello societario per partecipare alle gare in preparazione, togliendo di mano a Hydros (60% SEL e 40% Edison) le centrali, col vantaggio di annullare anche le scandalose clausole capestro firmate da Sel e giunta provinciale a vantaggio di Edison». Sulla vicenda interviene anche Sinistra Ecologia e Libertà: «Finalmente ristabilita la legittimità delle procedure per l’assegnazione delle concessioni. Sarebbe scandaloso se giunta,Svp e Pd non ne traessero le conseguenze».
Alto Adige 21-7-12

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